Emergenza Coronavirus: la Rete Italiana Disarmo e la Rete della Pace chiedono una conversione della difesa dal militare al civile

17 marzo 2020 – la Rete Italiana Disarmo e la Rete della Pace, reti di cui il CSDC è parte, in un recente comunicato stampa hanno espresso vicinanza e compartecipazione ai problemi che l’Italia sta vivendo, sottolineando come la drammatica situazione causata dal COVID-19 debba farci riflettere sulle nostre priorità. Il riferimento è a temi centrali quali: il concetto di difesa, il valore del lavoro e della salute pubblica, il ruolo dello Stato e dell’economia al servizio del bene comune. Le reti indicano quali condizioni imprescindibili per ottenere “sicurezza, benessere e pace” adottare una visione europea ed internazionale, costruendo giustizia sociale, equità, democrazia, pieno accesso ai diritti umani universali.

Il comunicato sottolinea come l’impatto di questa epidemia sia reso ancora più devastante dal continuo e recente indebolimento del Sistema Sanitario Nazionale a fronte di una ininterrotta crescita di fondi e impegno a favore delle spese militari e dell’industria degli armamenti e come una parte dei problemi sanitari dell’Italia potrebbe essere risolta grazie al trasferimento di risorse militari a quello del sistema sanitario.

Per questa ragione le Reti ritengono essenziale ed urgente:

  • Trasferire i fondi dalla spesa militare verso la Protezione Civile, il Servizio Civile Universale, i Corpi Civili di Pace, un Istituto di Ricerca su Pace e Disarmo.
  • Che i contribuenti possano fare la scelta di finanziare la difesa armata o la difesa civile riunita in un apposito Dipartimento che ne coordini le funzioni.
  • Ridurre le spese militari ed utilizzare tali fondi per rafforzare la sanità, l’educazione e per sostenere il rilancio della ricerca e degli investimenti per una economia sostenibile in grado di coniugare equità, salute, tutela del territorio ed occupazione;
  • Puntare alla riconversione produttiva (anche grazie alla diversa allocazione dei fondi pubblici) delle industrie a produzione bellica verso il settore civile che consentirebbe, inoltre, di utilizzare migliaia di tecnici altamente qualificati per migliorare la qualità della vita (verso l’economia verde e la lotta al cambiamento climatico), non per creare armi sempre più sofisticate e mortali.

Leggi il comunicato stampa

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