La società civile condanna l’omicidio dell’attivista Mario Castaño Bravo attraverso un comunicato

La notte del 26 novembre è stato brutalmente ucciso Mario Castaño Bravo: verso le sette di sera alcuni uomini sono entrati nella sua proprietà e, di fronte alla sua famiglia, gli hanno sparato almeno sette volte. Mario Castaño Bravo era membro dell’Associazione di Famiglie del Consiglio Comunitario di Curvaradó, Jiguamiandó, La Larga Tumaradó, Pedeguita e Mansilla (Aflicoc) e della rete di Comunidades Construyendo Paz en los Territorios (Conpaz). Da anni reclamava la sua terra, usurpata e occupata da imprenditori legali e illegali; non ha taciuto di fronte alle minacce e alle violenze, denunciando le azioni di gruppi armati quali le Autodefensas Gaitanistas de Colombia (AGC) – Clan del Golfo.
Come per tante altre persone che in Colombia difendono i Diritti Umani, anche il rischio di Mario era stato riconosciuto dalla Commissione Interamericana, che nel 2014 gli aveva assegnato misure cautelari.
Questo omicidio brutale ricorda con violenza la situazione di rischio di chi in Colombia difende diritti umani, terra e ambiente. La missione di monitoraggio dell’implementazione dell’Accordo di Pace e della situazione dei Diritti Umani nel Bajo Atrato, realizzata dallo Spazio di Cooperazione per la Pace – ECP – nel maggio 2017, aveva confermato la presenza di gruppi paramilitari nella regione, denunciandone i gravi effetti sulla vita e la sicurezza delle comunità locali, così come sull’implementazione reale dell’Accordo di Pace firmato da Governo Colombiano e FARC-EP.

27 organizzazioni internazionali hanno diffuso un comunicato in cui condannano con forza l’omicidio di Mario Castaño Bravo, chiedendo investigazioni tempestive ed efficaci sull’accaduto, così come un impegno del Governo e dello Stato Colombiano per rinforzare i meccanismi di attenzione, protezione e prevenzione, in modo da garantire la sicurezza dei Difensori/e dei diritti umani e delle loro comunità e la reale implementazione dell’Accordo di Pace.

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