Italia/Europa: politica di difesa e prospettive di pace

Guardando oggi all’Unione Europea, si può parlare effettivamente di una politica di difesa comune? In occasione del seminario di formazione su “Italia/Europa: politica di difesa e prospettive di pace” tenutosi a Roma il 14 maggio 2014, rappresentanti della Rete Italiana Disarmo, del Tavolo Interventi Civili di Pace e della Rete della Pace hanno affrontato questo tema cercando proposte per una nuova politica di difesa da sottoporre ai futuri eurodeputati.
Maurizio Simoncelli di Archivio Disarmo nella sua relazione ha affrontato ampiamente la questione di una politica difesa e di sicurezza in ambito europeo. Dalla sua relazione si evince come a partire dagli anni ‘90, i Paesi membri dell’Ue hanno fatto importanti passi avanti: è stata definita una Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC), ora sostituita dalla Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC); è stato costituito un organo competente presieduto dall’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza; è stata adottata una precisa strategia europea che identifica le minacce da affrontare; sono state estese e consolidate le competenze dell’Ue in materia. Questo impegno appare chiaro anche se si guarda agli aspetti economici: con una spesa di circa 280 miliardi di dollari per la difesa nel 2013 e un milione e mezzo circa di uomini in armi, l’Unione nel suo complesso si presenta come la seconda potenza mondiale. Tuttavia, ad oggi,  non esiste una vera politica estera e di difesa unitaria. Infatti, le prese di posizione a livello nazionale nei conflitti in Libia, Mali e Siria da parte di Stati membri come Francia, Germania e Gran Bretagna, dimostrano che gli sforzi compiuti non sono sufficienti.
Allo stesso modo, nel settore dell’industria degli armamenti la difesa degli interessi nazionali determina duplicazioni e spese inutili, a scapito di una industria europea della difesa integrata, competitiva e sostenibile.
Attivazione della PSDC civile e non aggressiva, disarmo in ambito nucleare (in particolare in merito alla dislocazione in Europa delle bombe nucleari tattiche statunitensi B-61), razionalizzazione dell’industria della difesa in chiave di integrazione europea mediante la specializzazione tra stati e norme più stringenti sull’export di armamenti sono le principali raccomandazioni per una nuova Agenda di politiche europee per la pace.

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