Civili e costruttivi: corpi di pace a Firenze

Uno dei workshop del Social Forum rilancia i corpi civili di pace

Gestione costruttiva dei conflitti, Parlamento Europeo, Alexander Langer, riconciliazione, scarsità di risorse. Queste alcune delle parole chiave emerse dall’introduzione del Prof. Alberto L’Abate al workshop dello European Social Forum di Firenze sui Corpi Civilidi Pace, lo scorso 8 novembre.

Il workshop, organizzato da Associazione per la Pace e Centro Studi Difesa Civile (CSDC), ha mirato, nelle parole del conduttore Alessandro Rossi, “a rafforzare la rete di individui e organizzazioni che cercano di aumentare gli spazi per la gestione nonviolenta dei conflitti, in un circolo virtuoso che parta dalla ricerca e passi per la formazione, l’intervento dal basso sia locale che internazionale e arrivi a trovare anche uno spazio istituzionale”. Proprio partendo dal caso paradigmatico del Kossovo, L’Abate ha riassunto i punti deboli del movimento per la pace, ripresi e completati nel dibattito che ne è seguito e che ha visto coinvolti partecipanti, molti del mondo  associativo (Berretti Bianchi, MIR, Rete Lilliput e altre) e universitario (ad es. diversi partecipanti a corsi di laurea sulla pace e la cooperazione). In sintesi, i limiti principali affrontati sinora da chi si batte per l’intervento civile nei conflitti sono stati individuati nelle poche risorse per passare dalla pur giusta analisi della situazione (la Campagna Kossovo era sul campo per prevenire il conflitto armato sin dal ’92!) a un intervento efficace, nella mancanza di coordinamento sufficiente per incidere sul livello, in una ancora scarsa efficacia della comunicazione, ancora troppo segnata da accenti negativi.

Ma dal dibattito sono emersi anche i segni di speranza e alcune piste di un possibile lavoro comune.

Intanto, i coordinamenti internazionali per organizzare meglio la società civile che interviene in modo costruttivo dei conflitti:

1-                  lo European Network of Civil Peace Services, il coordinamento europeo dei “servizi civili di pace”, che mantiene vivo lo scambio tra le esperienze di intervento civile dal basso e della relativa formazione, e che mira a un progetto comune a Cipro il prossimo anno;

2-                  la European Platform for Conflict Prevention and Transformation, una grande piattaforma europea che raccoglie circa ducento organizzazioni e che mira, grazie a un forte peso accademico, anche a influenzare le politiche europee in materia;

3-                  la Nonviolent Peace Force, lanciata nel 1999 in occasione dell’Appello Mondiale per la Pace (in cui centinaia di organizzazioni si sono date l’obiettivo di rendere la guerra alla fine del XXI secolo uno strumento obsoleto) e che mira a organizzare indipendentemente dalla disponibilità di fondi pubblici un corpo di intervento civile nei conflitti; la nascita ufficiale a livello mondiale dell’organizzazione avverrà a fine mese in India e l’Italia sarà rappresentata dal pof.Francesco Tullio (presidente onorario del CSDC).

 Se a ciò aggiungiamo le battaglie nelle istituzioni europee per i Corpi Civili di Pace e per una coerente politica UE per la prevenzione dei conflitti armati (per la quale ora la Commissione ha propri uffici) di vie da percorrere per un lavoro comune ce ne sono molte.

In questo spirito il coordinamento italiano “verso i Corpi Civili di Pace” ha fissato per il prossimo marzo una conferenza che faccia nascere ufficialmente il forum italiano per i corpi civili. E su questo appuntamento i partecipanti al workshop si sono esercitati in lavori di gruppo che hanno prodotto tre ipotesi di “comunicati stampa”. E non possiamo chiudere che con una frase tratta da una di loro : “Un’alternativa alla guerra è possibile! Ciascuno di noi può fare qualcosa”

 

A cura di Alessandro Rossi , Roma 20/11/2002