LETTERA APERTA ALLE FORZE DELL’ORDINE ITALIANE


La violenza che si è innescata a Genova, (e come ora viene pubblicamente riconosciuto già a Napoli ) non viene considerata positivamente da coloro che chiedono una globalizzazione etica e non selvaggia e che sono stati la maggioranza nelle manifestazioni di Genova e di Napoli.

Riteniamo verosimile che alcuni settori del potere, della economia e delle istituzioni abbiano interesse a che la violenza blocchi la capacità del movimento di sostenere alcune proposte costruttive nel senso ad esempio della invenzione di un sistema democratico mondiale, come indicato tra gli altri da Padoa Schioppa. 

Penso però che in queste delicate vicende giochino un ruolo molto importante anche le singole debolezze umane, le difficoltà a gestire lo stress, la rabbia e l’indignazione che ciascuno di noi e di voi si porta dentro per tante ragioni e che talvolta, fra i più deboli, si aggrega collettivamente e si esprime in comportamenti inaccettabili.

Tuttavia per noi la violenza è funzionale al potere autoritario, alla difesa di privilegi ingiusti e di uno sviluppo insostenibile, mentre il concetto della forza gestita con misura all’interno delle leggi e della costituzione italiana per bloccare i prevaricatori, gli incontrollati ed i violenti è il perno della democrazia. In questo riconosciamo il vostro delicato ed fondamentale compito.

A Napoli ed a Genova hanno vinto i violenti di una parte e dell’altra, alleati fra di loro, spesso senza saperlo o senza volerlo riconoscere. 

Tutti quei manifestanti che non approvano la violenza e sono preoccupati per le sorti del mondo, ma anche tutti quei membri delle Forze dell’Ordine che svolgono con coerenza, impegno e senso di giustizia il loro lavoro, non possono cadere in questa trappola.

Subito dopo i fatti di Genova scrissi che il movimento New global deve fare delle scelte chiare, anche separandosi da coloro che creano delle zone di ambiguità e rendono verosimile la credenza che in fondo i teppisti riescano a sfuggire alla polizia perché vengono riassorbiti dagli spezzoni pacifici delle manifestazioni. 

Questo non è completamente vero perché a Genova vi sono anche stati scontri fra i teppisti e chi ha cercato di impedire loro di usare la manifestazione pacifica come retrovia, ma questa notizia non si è diffusa nell’opinione pubblica ed effettivamente i teppisti si muovevano per la città e si confondevano con la gente. Per cui alla polizia non è stato facile identificarli e bloccarli. 

Scrissi ancora che se anche questa fosse stata una scusa ed alcuni vertici delle istituzioni e delle forze dell’ordine avessero giocato su questa scusa per ragioni loro, il punto strategico resta per noi di fare in modo che questa scusa non possa più essere credibile.

Per impedire che in futuro questo avvenga di nuovo è necessario che vengano separati nettamente i destini delle frange che non rispettano i patti e la volontà della larga maggioranza, che vengano chiarite le zone di contiguità progressive all’interno del movimento. Fra quelli che la violenza la applicano e quelli che la teorizzano; fra quelli che la teorizzano e quelli che la approvano a certe condizioni, fra quelli che solo a certe condizioni e quelli che solo per legittima difesa, fra quelli che giustificano e quelli che capiscono, fra quelli che sono dubbiosi e quelli che indulgono, fra quelli che indulgono e quelli che coprono. Fra quelli che la favoriscono e quelli che “forse, vediamo un po’, intanto questi che fanno casino sono bravi ragazzi e la responsabilità è sempre solo degli altri”. Se non è possibile isolare quelli che impediscono al movimento di applicare la propria linea in piazza ci sono altri incisivi metodi di lotta e di resistenza per raggiungere gli obiettivi, più utili delle grandi parate. 

Per un movimento di massa è più importante costruire delle proposte costruttive, chiare, credibili e fattibili, che non protestare in piazza insieme agli ambigui. La piazza come si è visto può essere facilmente manipolata. Se inoltre gli obiettivi non sono chiari ovviamente i governi rispondono a modo loro. Se questo movimento vuole essere efficace, oltre a chiarire gli obiettivi deve quindi chiarire i metodi e le strategie e non lasciare spazio ai vandali. E i problemi che questo movimento pone sono troppo importanti perché esso permetta che altri gli preparino il biglietto da visita. Non è facile poi far sapere a tutti quelli che lo hanno ricevuto che il biglietto era falso.

La stampa segue delle leggi proprie, segue il filo del sensazionalismo. Così spesso il nostro movimento appare tutto composto da giovani disperati e propensi agli eccessi. Noi capiamo la rabbia di questi giovani, ma non li giustifichiamo, non li condividiamo, non siamo disposti a coprirli su comportamenti che danneggiano la nostra società ed i nostri obiettivi e talvolta feriscono materialmente voi nel vostro servizio. 

Così anche certi fatti di cronaca fanno risaltare talvolta gli eccessi delle Forze dell’Ordine. Ma noi sappiamo bene che invece il ruolo è difficile, la tensione è tanta e che non va confuso chi ha perso una volta il controllo con la grande maggioranza di voi, che vi ponete con coscienza di fronte alle tante difficoltà. Sappiamo anche che chi ha sbagliato e ha perso il controllo una volta, ma non persevera, si assume le proprie responsabilità e non minimizza, può essere una persona fondamentalmente integra.

Alcuni dei nostri e dei vostri ragazzi sono stati ingiustamente brutalizzati. Ricordo un giovane nonviolento napoletano con i segni delle manganellate in viso che diceva che era ancora in grado di distinguere fra poliziotti e poliziotti e che era anche in grado di perdonare. 

Ma allora come abbiamo chiesto e chiediamo certe scelte ai nostri movimenti altrettanto chiediamo a voi di fare uno sforzo di chiarezza, ora. Vi chiediamo di valorizzare i comportamenti equilibrati. Vi chiediamo di richiamare chi talvolta avesse gusto di menare, tanto per scaricarsi. Facendo questo aiuterete anche noi che continueremo a farlo all’interno del nostro movimento. Vi chiediamo di insistere per i principi e le prassi democratiche all’interno delle Forze dell’Ordine, anche nelle difficoltà, perché questo è l’argine contro la barbarie. Vi chiediamo di accettare che coloro che hanno eventualmente ecceduto vengano individuati e sanzionati, perché non li scambieremo con l’insieme delle Forze dell’Ordine. Come capiamo la rabbia dei ragazzi disperati che nelle nostre manifestazioni hanno creato danno a voi, alla società ed ai nostri obiettivi ma che noi non giustifichiamo ed anzi responsabilizziamo, così ascolteremo e capiremo le condizioni che hanno portato eventualmente a sbagliare i vostri colleghi.

Insieme, e solo insieme possiamo far prevalere la civiltà,

Saluti fraterni.

Francesco Tullio,
Formatore del Centro Studi Difesa Civile.