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Kosovo

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Un giorno di ordinaria divisione: le elezioni in
Kossovo viste da Mitrovica
Nonostante tutte le
raccomandazioni circa il duro inverno che ci aspetta, la primavera
insiste su Mitrovica, sabato 23 ottobre, giorno di elezioni, non
è da meno. Di prima mattina da sud a nord la foschia avvolge la
città divisa senza distinzioni. Si spera non siano foschi presagi
per la giornata che verrà.
A sud tutto sembra
immutabilmente simile ad ogni sabato, c’è il Ramadan però, e
la gente è più pigra, non affolla subito le strade, cerca di
spostare ogni attività verso il fatidico momento quando le luci
della moschea si accenderanno dando il via libera al banchetto
liberatorio che interromperà svariate ore di digiuno. Primo
pensiero elettorale: convocare le elezioni in un momento così
importante per la cultura mussulmana non ci sembra molto corretto
e chissà se questo non influirà sull’affluenza al voto. A
nord, poche centinaia di metri di distanza, il Ramadan non c’è
e la gente affolla il mercato che come al solito è popolato di
contadini che vendono le loro primizie e di Rom che cercano di
piazzare qualche vestito usato.
Sono 67.485 i cittadini di
Mitrovica chiamati a votare di cui 10.564 a nord, la parte serba.
Due i motivi principali su cui si concentra l’attenzione degli
osservatori internazionali: la regolarità e lo svolgimento
pacifico delle elezioni, le prime organizzate sotto la
supervisione di un organismo locale il CEC (Central Election
Commission), e il comportamento dei serbi kossovari, divisi, come
mai, fra il boicottaggio e la partecipazione.
La procedura di voto è la
seguente: si entra al seggio documento alla mano; con una speciale
lampada rivelatrice si controllano le mani dell’elettore per
verificare che non porti i segni dello speciale spray che marchia
coloro che hanno già votato; passato questo controllo si appone
la firma sul registro che riporta i numeri di documento e l’anagrafica
di ciascun elettore; si passa a ritirare la scheda elettorale a
cui, staccata dall’apposito blocchetto, viene apposto il timbro
CEC e si procede a spruzzare sulle dita dell’elettore l’apposito
spray antifrode; l’elettore si reca in cabina, appone il voto e
lo deposita nell’urna. Le lingue ufficiali della documentazione
presente ai seggi sono: l’albanese, il serbo e il turco.
Intorno alle 11 entriamo nel
primo seggio, scuola Sveti Sava, Mitrovica Nord. Capiamo subito la
linea che prevarrà fra i serbi: boicottaggio. La scuola è
deserta, le urne desolatamente vuote. Contiamo in tutto 5 schede
votate, e di queste schede sappiamo i nomi e i cognomi perché
questi sono i voti di Oliver Ivanovic e famiglia, leader della
coalizione "Srpska Lista za Kosovo i Metohiju" ( SLKM ex
"Povratak") e sostenitore del Presidente Tadic che aveva
esortato i serbi del kossovo a recarsi alle urne. Nel seggio c’è
approssimazione e ci chiediamo quanto sia impreparazione, quanto
invece questa sia voluta. Per prima cosa scopriamo che le due
cabine elettorali sono dotate ciascuna di una normalissima penna,
sconfortante però che una sia azzurra, l’altra rossa. Appare
evidente che, data peraltro la scarsissima affluenza, in questo
modo non solo sarebbe molto facile individuare chi ha votato, ma
basterebbe anche stare nella cabina con la penna rossa o blu per
sapere per chi si è votato. Facciamo notare la cosa e
inizialmente non veniamo presi sul serio, ci dicono che qualcuno
(ma come hanno votato in due!!) si è portato via la penna
ufficiale, poi davanti alle nostre richieste di mettere a verbale
l’irregolarità provvedono a cambiare le penne in modo che siano
dello stesso colore. Mi viene in mente quanto mi era stato
raccontato circa le passate elezioni, quando pare che in tutti i
seggi allestiti a nord erano presenti come scrutatori o presidenti
i controllori della città (i guardiani del ponte) che più di
occuparsi del corretto svolgimento delle elezioni si preoccupavano
di controllare, ed eventualmente dissuadere, i serbi che avessero
deciso di votare (l’11% nelle passate elezioni). E’ evidente
che in queste condizioni chi fra i serbi decidesse di andare a
votare sarebbe immediatamente individuato. Se alla fine non si
registreranno violenze nello svolgimento delle elezioni è anche
perché la vera violenza di queste elezioni è subdola. E’ l’intimidazione
mafiosa tipica di questa città che, fermo restando il diritto ad
esprimere il proprio dissenso non votando, ha di fatto impedito a
chi lo avesse voluto di farlo. Altra approssimazione: quando
chiediamo, finti ingenui, quante siano le liste serbe a
presentarsi alle elezioni ci viene sempre risposto una sola.
Facciamo notare e indichiamo sulla scheda elettorale che sono due
le liste serbe a presentarsi, oltre all’SLKM c’è il GIS (Gradanska
Inicijativa Srbija). Mladen, operatore serbo di una organizzazione
impegnata in questo monitoraggio (Community Building Mitrovica,
CBM), fa mettere a verbale il fatto che nella maggior parte della
documentazione elettorale non sia presente il carattere cirillico
ma solo latino, anche le schede elettorali sono in carattere
latino tranne l’ultimo partito il SLKM che è stato stampigliato
sulle schede all’ultimo momento. E’ lui a farci notare come in
passato si votasse per area di residenza mentre per queste
elezioni la divisione fra seggi è per cognome e questo potrebbe
causare qualche difficoltà in più fra gli elettori.
Ci spostiamo fuori da Mitrovica,
a Leposavic, nord del Kossovo sempre a maggioranza serba. Qui la
visione del seggio elettorale allestito nel Centro Culturale è
forse ancora più spettrale della precedente. Nelle due urne
presenti nessuna scheda è stata depositata. Ci dicono che su
circa 14.000 iscritti a votare solo 76 voti si contavano al
momento nell’area inclusi quelli della popolazione albanese dell’enclave
di Bistrica/Bistricë. Alle ultime elezioni per la presidenza
serba avevano votato il 30% degli aventi diritto. Qui una signora
addetta allo scrutinio, saputo della mia nazionalità, mi parla
della sua nuova vita dopo la guerra, di essere stata costretta a
lasciare la sua città, Pristina, per spostarsi a Leposavic e come
le condizioni in cui sono i serbi adesso non giustifichino il
voto. I suoi figli lavorano a Como e lei sogna di visitare
Venezia. Dal seggio desolato ci spostiamo al grande campo Rom per
verificare se questa comunità stesse partecipando al voto. Qui S.
mi dice che il precedente parlamento, incluso i rappresentanti rom
in esso, non hanno fatto nulla, che nemmeno un solo rom è
riuscito a rientrare dove viveva e che quindi non vede queste
elezioni come un momento di speranza. Tuttavia mi sussurra che si
sarebbe recato a votare se non fosse per la paura di essere
indicato come traditore dai serbi che lo ospitano e quindi, di
fatto, di non averlo potuto fare. Alla fine a Leposavic voteranno
88 persone, lo 0,62%. L’intimidazione sociale funziona anche
qui. Ne abbiamo conferma recandoci nella sede centrale deposta al
coordinamento delle operazioni di voto dove ci rinfacciano il
fatto di aver parlato con i responsabili di seggio senza permesso
e che questi non erano autorizzati a fornirci alcuna indicazione.
Tornati a Mitrovica ci
spostiamo a sud della città e arriviamo nella scuola Anton Cajupi.
Le urne sono piene ma è ora di fine digiuno quindi pochi gli
elettori in vista. Tuttavia ci informano che l’apertura delle
urne sarà seguita da tutti i rappresentanti di lista. Tutto
procede regolarmente e il presidente di seggio, orgogliosa, ci
tiene a informarci di come prima della guerra le elezioni per la
comunità albanese si svolgessero in un clima di paura e che ora
finalmente si possa votare liberamente.
Infine passiamo le ultime due
ora prima della chiusura dei seggi nella scuola Ismail Quemal dove
visitiamo tutte le sezioni. C’è folla, tanta, ma tutto ancora
sembra svolgersi in modo ordinato e corretto. Le file sono
ordinate e non ci sono proteste per le attese. Ci assicurano che
alle 20 chiuderanno l’ingresso principale ma che tuttavia sarà
possibile votare per coloro che sono ancora dentro l’edificio.
Ci accompagna nel monitoraggio il professore d’inglese della
scuola il quale ci tiene a precisare che l’unico problema del
Kossovo sono i serbi.
Mentre i media e le
dichiarazioni ufficiali si affrettano ad annunciare che queste
elezioni sono una vittoria per il Kossovo, noi ci chiediamo chi
mai sia il vero vincitore. Mitrovica stasera ci appare un po’
più divisa.
Giambattista Pace
Associazione per la Pace
Mitrovica/Mitrovicë
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