Quito, 26 luglio 2004
Relazione di Francesco Martone
Si e’ tenuta oggi la prima sessione dei seminari
sul debito estero, sulle soluzioni alternative a livello politico
e giuridico e sul Tribunale di arbitrato, convocati da Jubileo
Sur, CDES, Jubileo 2000 Guayaquil, ILDIS, Accion Ecologica.
Tra le varie proposte avanzate dai relatori,
quella di un tribunale etico, sulla scorta del lavoro fatto in
Peru’, per arrivare al ricorso a strumenti giurisdizionali
regionali quali la Corte Interamericana di Giustizia per un
pronunciamento sulla illeggittimita’ del debito. In particolare
in Peru’ si e’ sviluppata una campagna sui fondi "buitre"
o "vulture funds" dell’impresa americana Elliot, che e’
sfociata in tre processi relativi uno alla corruzione, l’altro
verso la Corte Interamericana al fine di ottenere una opinione
consultiva relativa all’illeggittimita’ del debito ed al suo
impatto sui diritti umani. L’ultimo filone di lavoro era quello
relativo alla denuncia dell’inadempienza dello stato peruviano
riguardo i suoi obblighi di promozione dei diritti fondamentali di
cittadinanza, con particolare riferimento all’impatto del
pagamento del debito sulle spese sanitarie, che oggi rappresentano
solo l’1,5% del bilancio annuo. Casi specifici relativi al
debito ecologico correlato a prestiti della Banca mondiale come la
diga di Bio Bio in Cile, o a investimenti privati nel settore
petrolifero come nel caso del gasdotto Yadana in Birmania
rappresentano elementi sui quali costruire nuove strategie volte
ad affermare l’illegalita’ del debito e soluzioni che vadano
al di la’ di quelle proposte dai governi creditori e che diano
priorita’ ai diritti economici, sociali e culturali. Un caso
recente relatvo sempre alla Birmania e’ il ricorso in Belgio
contro la TotalFIna per crimini contro l’umanita’ e la
protezione dell’ambiente. Nel corso del seminario i elatori
hanno convenuto sul fatto che la soluzione giudiziale e’ solo
uno dei percorsi da seguire, non l’unico, per determinare le
responsabilita’ e chiedere un risarcimento. Il diritto insomma
puo’ essere come un "bisturi nelle mani del medico, che si
puo’ utilizzare o meno", ma se utilizzato puo’
contribuire ad una soluzione alternativa al problema del debito.
Poiche’ come ha detto nel seminario Patricio Pazmino del CDES,
si deve andare oltre il falso mito dell’obbligo da parte degli
stati di pagare sempre e ad ogni condizione il debito, un debito
gia’ abbondantemente ripagato, in termini di deflusso di materie
prime e risorse naturali, e di capacita’ e competenze,
attraverso i flussi migratori. Come provare a avvicinare il tema
del debito estero alla giustizia? Probabilmente perseguendo alcuni
canali istituzionali quali la Corte Americana dei Diritti dell’Uomo
o la Comissione Interamericana. Tuttavia resta l’urgenza di un’
inversione di rotta, e di prospettiva, nella quale quelli che sono
considerati i creditori in realta’ sono debitori di un debito
ecologico, sociale e politico. Queste le sfide che verranno
affrontate nel corso del Tribunale sul Debito Ecologico e le
responsabilita’ della Banca Mondiale e della Banca
Interamericana di Sviluppo verso la sovranita’ alimentare, che
si terra’ in occasione del Forum Sociale delle Americhe. Sia in
questa occasione che nel seminario sul debito, mi e’ stato
chiesto di contribuire alla discussione in qualita’ di
parlamentare di un paese del Nord, e sulla scorta del lavoro da me
svolto nel corso degli anni sui temi della riforma della Banca
mondiale e la cancellazione del debito. Quello che segue e’ il
testo del mio intervento al seminario sulla "giudizializzazione
del debito" e sul ruolo dei Parlamenti. Nei prossimi giorni
partecipero’ al Foro Parlamentare delle Americhe, nel corso del
quale verra’ lanciata la petizione dei Parlamenti del Mondo
verso la Banca mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale in
occasione del 60 anniversario della loro fondazione. Spero di
poter mettere in rete il testo dell’appello internazionale a
breve.
Un saluto dall’Ecuador
Francesco Martone
29 luglio
corrispondenza da Quito
Un lungo serpentone multicolore ha circondato
mercoledi’ il centro di Quito, dal parco del Arbolito, lungo la
Amazonas, intorno al monolitico palazzo del Ministero del
Commercio Estero , e poi indietro verso il palazzo presidenziale
del Carondelet. Erano forse ventimila, provenienti da tutta l’America
Latina, per gridare la loro opposizione all’ALCA (l’Accordo di
Libero Commercio delle Americhe), malato terminale dopo il vertice
di Miami e grazie alla robusta controffensiva del governo
brasiliano. Passano le associazioni di donne colombiane, che
strillano slogano contro Alvaro Uribe ed il Plan Colombia. Passa
una "chiva", bus pieno zeppo di musicanti e ballerini
che ritmano slogan contro i Trattati di Libero Scambio (TLC)
circondati da decine di attivisti di Oxfam e di altre
organizzazioni che qui a Quito hanno distributo migliaia di
cartoline contro l’ALCA. "Haz bulla" fai casino,
dicono, fischiando a piu’ non posso contro il piano di nuova
colonizzazione economica del continente. Circola nell’aria un
sentimento nuovo, una voglia di costruire un modello culturale e
politico che possa unire i popoli latinoamericani e del Caribe
intorno ad una piattaforma condivisa di promozione dei diritti
sociali ed economici. Questo continente ha le ferite ancora aperte
e sanguinanti e la democrazia e’ cosa da difendere con le
unghie. Oggi pero’ l’enstusiasmo fa credere fino in fondo che
un’Altra America sia veramente possibile. Colpisce alla testa
del corteo la folta presenza di rappresentanti dei popoli
indigeni, peruviani, boliviani, ecuadoriani. A decine avevano
gremito nei giorni scorsi la sala del Paraninfo della Universita’Andina
Simon Bolivar. Erano li’ per denunciare gli effetti devastanti
delle politiche agricole della Banca mondiale e della Banca
Interamericana di Sviluppo (BID). Il Tribunale sul debito
ecologico e la sovranita’ alimentare, era stato convocato da una
serie di organizzazioni sociali e contadine federate con la Via
Campesina, ong e reti per la giustizia ambientale ed il debito
ecologico. L’atto d’accusa letto da Juan Tinei, della CLOC (Coordenadora
Latinoamericana de los Obreros del Campo) non lascia spazio a
dubbi: le due istituzioni soo responsanbili di crimini contro l’umanita’,
di violazioni del diritto internazionale, della negazione del
diritto alla salute dei popoli, dell’attentato ai diritti dei
popoli indigeni. Numerose sono state le testimonianze che hanno
puntato il dito sull’impoverimento creato dai piani di
privatizzazione della terra, di impulso alla industrializzazione
della produzione agricola, e di incentivazione all’uso di
pesticidi ed OGM. In Argentina, le due banche finanziano l’espansione
delle piantagioni di soia transgenica, e la dipendenza degli
agricoltori dalle sementi prodotte in Europa ha pregiudicato l’
autonomia produttiva e la sovranita’ alimentare. Uno dei giurati
Jose Agusto Padua, coordinatore della rete per il riconoscimento
del debito ecologico in Brasile, ha chiesto al testimone
brasiliano, ex-presidente dell’INCRA, (l’Ente Brasiliano per
la Riforma Agraria) quale fosse il potere di pressione della Banca
nei confronti del governo Lula, governo che si caratterizza per un
forte impegno alla giustzia sociale. La risposta e’ stata chiara
e disarmante: La Banca propone al governo un ricettario pronto,
una scelta obbligata per accedere ai suoi fondi. Le speranze di un
nuovo corso si sono infrante contro la connivenza di troppi
politici, legati all’agrobusiness, al mercato della terra ed
alle privatizzazioni. Questo e’ il prezzo politico che Lula sta
pagando per la sua ampia pattaforma elettorale. Elsa Livia della
Colombia scoppia in lacrime quando racconta dei contadini del suo
paese ridotti alla fame, minacciati dalla militarizzazione delle
loro terre e dalle biotecnologie marcate Sygenta e Monsanto. La
sentenza e’ stata letta dal Premio Nobel per la Pace Adolfo
Perez Esquivel. La BM ed il BID responsabili di crimini sociali ed
ambientali, li obbliga ad indennizzare le vittime, ed a
reintegrare gli ecosistemi distrutti in seguito alle loro
politiche e progetti, all’appoggio alla riforma agraria, al
blocco del finanziamento di programmi che aumentano il debito
ecologico e sociale. Tutta l’America Latina dovra’ essere
dichiarata OGM-free, ed i governi dei paesi latinoamericani
dovranno dare priorita’ alla sovranita’ alimentare ed alla
produzione locale ecocompatibile per il mercato interno. Insomma
il letimotiv di questo Forum Sociale Americano continua ad essere
la rivendicazione di sovranita’ nazionale nei confronti dei
processi di globalizzazione neoliberale. Questo e’ anche il
tenore della dichiarazione finale del Foro Parlamentare delle
Americhe, parte della Rete Parlamentare globale, nata a Porto
Alegre. I parlamentari riconoscono la progressiva erosione delle
loro prerogative, denunciando l’ingerenza degli Stati Uniti
nelle questioni politiche interne, e la segretezza dei negoziati
commerciali, in particolare dell’ALCA e del CAFTA (Central
American Free Trade Agreement), il cuneo che Washington vuole
inserire a forza per separare il blocco commerciale del
Centramerica dal processo di costruzione di un mercato unico tra
Mercosur e Patto Andino. Sono i TLC (Tractados de Libre Comercio)
le armi che l’amministrazione Bush sta affilando per gestire il
dopo Cancun. Che quello fosse un risultato effimero, lo dimostra
proprio la posizione del governo ecuadoriano. La ministra del
commercio estero Yvonne Baki era a Cancun seduta accanto al
Ministro degli Esteri brasiliano Amorim, ad annunciare il
fallimento del negoziato di Cancun, ed oggi non esita a sostenere
il TLC. Non a caso le poche decine di incappucciati, per lo piu’
studenti universitari di Quito che hanno affiancato il corteo
contro l’ALCA, se la sono presa proprio con lei, accusata di
svendere il paese agli interessi di Washington e delle imprese
petrolifere. Il Forum Sociale si concludera’ con un’assemblea
dei popoli contro il Debito estero, l’FMI e la Banca mondiale e
con una riunione finale dei movimenti sociali latinoamericani che
consacrera’ le elaborazioni e le proposte programmatiche da
riportare poi nell’alveo del processo di Porto Alegre, per il
prossimo Forum Sociale Mondiale di gennaio 2005. Affinche’
quello che fino a ieri e’ stato il cortile di casa di
Washington, da oggi potra’ diventare il suo tallone d’Achille.