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Interventi internazionali --> Colombia --> Lo scenario si complica 

 



a. Colombia. Lo scenario si complica. E non arrivano più neanche gli aiuti statunitensi

 

Il governo colombiano accusa "per ribellione" 15 indigeni Kankuamos della Sierra Nevada di Santa Marta: fra gli accusati donne e giovani. Inoltre, l’Ufficio per la Pace del governo ha diramato una circolare in cui proibisce a diplomatici e responsabili di Ong di utilizzare termini come "comunitá di pace ", "territorio di pace", "attori non statali", "protezione civile", "regione o campo umanitario", "osservatorio della situazione umanitaria perché "portano ad una lettura erronea della situazione colombiana, danno un messaggio ambiguo e possono legittimare gruppi armati illegali". Intanto la violenza non si placa. Domenica 26 giugno alle 10, 30 di sera, i guerriglieri sono entrati a San José, si sono posizionati tra le case, ed hanno attaccato la stazione della polizia. I combattimenti sono andati avanti fino alle 2 o alle 3 del mattino e due poliziotti sono rimasti feriti, mentre i guerriglieri si sono dileguati, pare, incolumi. Mercoledí 29, alle nove di sera, vi é stato un secondo attacco: di questo non abbiamo ancora notizie sicure, ma, pare non vi siano stati feriti tra le forze dell'ordine, ne tra gli attaccanti, tuttavia una signora anziana che viveva nel paese é deceduta per un infarto causato dalla paura. 

E, a rendere evidente la difficile situazione, c’è la decisione del congresso degli Stati Uniti che ha congelato 100 milioni di dollari in aiuti alla Colombia "per non aver rispettato i Diritti Umani".

 

Il Governo colombiano criminalizza il movimento indigeno

15 leaders Kuankanamo arrestati per ribellione

 

La polizia colombiana ha emesso una accusa per il delitto di "ribellione" contro 15 indigeni Kankuamos della Sierra Nevada di Santa Marta. Gli accusati sono leaders indigeni, alcune autorità tradizionali, donne madri di famiglia e giovani, tutti colpevoli di aver denunciato in questi anni la repressione portata avanti dall'Esercito Nazionale contro il loro popolo.

Le autorità giudiziarie e carcerarie hanno disconosciuto tutti i diritti inerenti ai popoli indigeni, tra i quali, la cultura, tradizione e giurisdizione speciale indigena; così come garanzie giudiziarie e il diritto alla difesa riconosciuto in alcuni casi. Queste violazioni si sono tradotte in detenzioni, nella rasatura dei capelli e nel sequestro degli strumenti culturali tradizionali. Persino nel caso della detenzione delle madri capo famiglia non sono state riconosciute le loro condizioni adducendo l'argomento della "pericolosità".

Queste accuse evidenziano la doppia morale della Polizia: da un lato attiva nei processi di criminalizzazione dei movimenti indigeni e dall'altro rimane inoperosa mantenendo nell'impunità i 230 crimini di lesa umanità commessi contro il popolo Kuankuamos negli ultimi anni, nei quali esistono prove processuali inconfutabili per le azioni e le omissioni dell'Esercito Nazionale, Battaglione di Artiglieria No. 2 La Popa, spesso connivente con la strategia paramilitare.

Sollecitiamo la società civile italiana e le forze politiche domocratiche, progressite ed ecologiste ad esigere alle autorità colombiane:

1. la libertà immediata per gli indigeni Kuankuamos ingiustamente detenuti ed il pieno riconoscimento della giurisdizione speciale indigena;

2. pieno rispetto per le garanzie processuali degli indigeni Kuankuamos detenuti, così come per i loro costumi, tradizioni e cultura;

3. una indagine effettiva, indipendente ed imparziale sugli oltre 230 crimini di lesa umanità commessi contro il popolo Kuankuamo.

DIRECCIONES:

-         Álvaro Uribe Vélez, Presidente de la República de Colombia.

auribe@presidencia.gov.co 

 

-         Fernando Londoño Hoyos. Ministro de Justicia e Interior.

mininterior@myrealbox.com 

ministro@minjusticia.gov.co 

 

-         Francisco Santos, Vicepresidente de la República de Colombia.

fsantos@presidencia.gov.co 

 

-         Programa Presidencial de Derechos Humanos.

ppdh@presidencia.gov.co 

 

 

OFICINA DEL ALTO COMISIONADO DE NACIONES UNIDAS EN COLOMBIA.

Fax. (571) 6292190- 6292405

e-mail: oacnudh@hchr.org.com 

 

LUIS CAMILO OSORIO

Fiscal General de la Nación

Diagonal 22B No. 52-01 Bogotá.

Telefax (571) 5702000 ext. 2034

E-mail: contacto@fiscalia.gov.co 

Resoconto della situazione al 1/07/05 nella comunità di Pace di San Josè de Apartadò

- Non ci sono progressi per quanto riguarda l'indagine sui responsabili del massacro di febbraio

- Lunedí 13 giugno, il quotidiano El Tiempo, dá notizia di una orweliana circolare elaborata dall'Ufficio per la Pace del Governo, inviata ad ambasciatori, diplomatici e responsabili di organismi ed organizzazioni internazionali con cui si proibisce di utilizzare determinate parole, perché "portano ad una lettura erronea della situazione colombiana, danno un messaggio ambiguo e possono legittimare gruppi armati illegali". Le parole messe all'indice sono le seguenti: "comunitá di pace ", "territorio di pace", "attori non statali", "protezione civile", "regione o campo umanitario", "osservatorio della situazione umanitaria".

- La Comunitá di San José aveva avvertito del pericolo che rappresentava per la popolazione civile una stazione di polizia nel mezzo del paese, per paura che questa installazione attirasse un attacco della guerriglia molti degli abitanti sono sfollati ed hanno costruito un nuovo paese, San Josecito, e ormai da marzo si rifiutano di mandare i loro figli nella vecchia scuola, perché convinti che sia pericoloso. La scorsa domenica 26 giugno alle 10, 30 di sera, i guerriglieri sono entrati a San José, si sono posizionati tra le case, ed hanno attaccato la stazione della polizia. I combattimenti sono andati avanti fino alle 2 o alle 3 del mattino e due poliziotti sono rimasti feriti, mentre i guerriglieri si sono dileguati, pare, incolumi. Mercoledí 29, alle nove di sera, vi é stato un secondo attacco: di questo non abbiamo ancora notizie sicure, ma, pare non vi siano stati feriti tra le forze dell'ordine, ne tra gli attaccanti, tuttavia una signora anziana che viveva nel paese é deceduta per un infarto causato dalla paura. 

Io mi trovavo a San Josecito in entrambe le occasioni. La nostra casa dista 1km o 1 km e mezzo in linea d'aria da San José. La gente della comunitá é molto spaventata, teme rappresaglie da parte delle forze armate e teme di restare coinvolta nei combattimenti. I bambini in quelle notti hanno dormito malissimo, io personalmente ho udito molte raffiche di mitra ed alcuni proiettili (di notte erano perfettamente visibili, di colore rosso acceso)* provenienti dalla stazione di polizia hanno sorvolato pericolosamente le case dove ci trovavamo a San Josecito.

M.R.

*

Al difensore civico le autoritá militari hanno detto che quei proiettili rossi sono "TRACCIANTI" e che non sono un'arma offensiva, servono per vedere dove si spara, ma non sono pericolosi. Io che li ho visti sorvolarci, anche se ci troviamo ad almeno 1 chilometro e mezzo di distanza dalla Stazione di polizia, ritenevo da subito improbabile che un proiettile con un'accelerazione tale da raggiungere certe distanze potesse essere innocuo; comunque, ho chiesto informazioni tecniche ad un mio amico il quale é ufficiale nelle forze armate italiane che mi ha spiegato quanto segue:

In breve: un proiettile tracciante è un normale proiettile a cui viene aggiunto un rivestimento a base di fosforo. Quando il proiettile tracciante viene sparato, il fosforo prende fuoco e tu vedi la scia del proiettile. Così vedi dove veramente vanno a finite i colpi che spari. In genere si mettono ogni tre colpi normali in un nastro da mitragliatrice. Ovviamente se un tracciante ti colpisce ha tutti gli effetti negativi di un normale proiettile, con l'aggiunta di un ustione da fosforo incendiato.

Se si sparano traccianti e basta o lo si fa per festeggiare o per dire: "sono qui e ti posso sparare".

Da quanto scrive il mio amico non solo possiamo avere la certezza della pericolosità dei proiettili, ma é logico pensare anche alla possibilità che i proiettili che ci hanno sorvolati siano molti piú di quelli al fosforo che abbiamo visto.

Articolo del quotidiano EL TIEMPO dell’11 luglio 2005 di Sergio Gomez Maseri, corrispondente de EL TIEMPO da New York.

Traduzione di M.R.

Il congresso degli Stati Uniti congela 100 milioni di dollari in aiuti alla Colombia per non aver rispettato i Diritti Umani

I fondi fanno parte del pacchetto di assistenza che annualmente quel paese consegna alle Forze Armate, a sostegno del Plan Colombia.

Quel pacchetto in media si aggira sui 500 milioni di dollari. Secondo la legge, il potere legislativo esige che la consegna del 25% dei fondi, la cui destinazione sia il settore militare (circa 300 milioni), dipenda da due certificazioni sui Diritti Umani, che devono essere consegnate nel corso dell’anno dal Dipartimento di Stato.

Questa certificazione, oggetto di forti tenzioni tra i due paesi, richiede, tra le altre cose, che vengano sospesi dal servizio i membri delle Forze Armate coinvolti nella violazione dei Diritti Umani e la piena collaborazione con la giustizia civile in questo tipo di indagini.

La cosa grave è che un frammento di questi fondi (35 milioni di dollari) è rimasto bloccato da circa un anno, dato che fa parte di uno stanziamento che avrebbe dovuto essere eseguito l’anno scorso (2004). È la prima volta che questo accade.

I restanti 70 milioni di dollari, corrispondono al 2005 ma allo stesso modo dipendono dalle due certificazioni previste per quest’anno, che ancora non sono state presentate, e che difícilmente saranno presentate in tempo visto che prima devono sbloccarsi i fondi del 2004.

"La ragione è semplice. Il Dipartimento di Stato non ha potuto dimostrare sufficenti progressi in quest’area. Decine sono i casi, che vedono coinvolti i militari, che sono stati presentati difronte alla giustizia, ma molti militari continuano a svolgere i loro incarichi nonostante il loro coinvolgimento", ha dichiarato a EL TIEMPO una fonte del potere legislativo.

{...} Nel frattempo, con una nuova lettera, 22 prestigiosi senatori {statunitensi} hanno chiesto al Segretario di Stato, Condoleezza Rice, di "non certificare" gli aiuti alla Colombia fino a quando il governo abbia dimostrato maggiori progressi su questo tema.

Mai prima d’ora un gruppo tanto grande di legislatori si era rivolto al Dipartimento di Stato per frenare gli aiuti al nostro paese {la Colombia}. Segna il momento più critico delle relazioni tra i nostri paesi.

L’articolo va avanti parlando di molti fatti importanti che potrete verificare nel sito del quotidiano EL TIEMPO, ma vorrei evidenziare una parte della pubblicazione in cui si riporta come la lettera dei senatori faccia riferimento anche al caso di San José de Apartadò:

"Siamo preoccupati per il caso di San José de Apartadò..., in cui il 21 febbraio, otto abitanti di questa comunita sono stati assassinati in due incidenti separati. Anche se siamo coscenti del fatto che non si siano presentati testimoni chiave, sicuramente per paura, la risposta del governo è stata tale che ora è meno probabile che dei testimoni si presentino per chiarire i fatti".

Leggi il testo completo in spagnolo dell’articolo sul sito del quotidiano El Tiempo http://eltiempo.terra.com.co/coar/DER_HUMANOS/derechoshumanos/ARTICULO-WEB-_NOTA_INTERIOR-2141372.html 

 

Comunicado de prensa, Bogotà, D.C., Junio 24 de 2005

 

SURGE MOVIMIENTO CONTRA LA IMPUNIDAD DE LOS CRÍMENES DE ESTADO EN COLOMBIA

Ante la presencia de las Madres de la Plaza de Mayo, representantes de la Federación Internacional de Derechos Humanos (FIDH) y delegaciones de otras organizaciones internacionales, se creó el movimiento nacional de víctimas de crímenes de Estado en Colombia.  A esta asamblea llegaron múltiples expresiones de apoyo y solidaridad de instancias como el Parlamento Europeo, Agencias de cooperación internacionales, organizaciones de Estados Unidos, Canadá, España, Italia y Francia. La conformación de esta coalición tuvo lugar en el Segundo Encuentro Nacional de Víctimas de Crímenes contra la Humanidad y Genocidio, al cual asistieron más de 800 delegados de organizaciones sometidas a graves violaciones a los derechos humanos y a procesos de exterminio. Es la primera vez que en Colombia surge un movimiento que agrupe numerosas asociaciones de víctimas y sobrevivientes de la violencia estatal y paramilitar. Entre sus integrantes figuran miembros de comunidades indígenas y afrodescendientes, sindicalistas, mujeres víctimas del desplazamiento forzado, familiares de detenidos "desaparecidos", sobrevivientes de la Unión Patriótica, etc.

En la instalación del evento, Michael Frühling, director de la oficina en Colombia de la Alta Comisionada de las Naciones Unidas para los Derechos humanos,  señaló: "La Alta Comisionada de las Naciones Unidas para los Derechos Humanos y su Oficina en Colombia han estado, están y estarán siempre al lado de las víctimas. Por ello, en cumplimiento de las funciones propias de su mandato han advertido reiteradamente, durante los últimos años, que los procesos de negociaciones para superar el conflicto armado interno deben siempre estar fundados en la verdad, la justicia y la reparación. Sin la verdad no puede haber justicia. Sin la justicia no puede haber reparación. Sin verdad, justicia y reparación son imposibles el establecimiento de la paz y el logro de la reconciliación nacional". Los delegados al Segundo Encuentro manifestaron su rechazo a la ley llamada de "Justicia y Paz" por  considerar que no respeta los derechos esenciales de las víctimas a la verdad, la justicia y la reparación. También señalaron que no permite el esclarecimiento de la responsabilidad del Estado en la conformación y afianzamiento de los grupos paramilitares, ni garantiza que se detendrá la extensión del control paramilitar en amplias zonas del país y dentro del propio Poder Legislativo. El Encuentro afirmó que con esta norma "se legaliza la impunidad". Para cualquier informaciòn adicional, favor comunicarse con Adriana Cuèllar al celular: 3112194030

De igual forma, los asistentes al Encuentro anunciaron que emprenderán acciones jurídicas y
políticas, dentro y fuera del país, para buscar la derogación de la ley y procesos judiciales
que garanticen que los autores de crímenes de lesa humanidad sean debidamente enjuiciados.
Asimismo, afirmaron que buscarán que se declare la inconstitucionalidad de la nueva norma.

En la asamblea también se anunció la conformación de una comisión internacional de observacióndel proceso de avance del paramilitarismo en Colombia y de la impunidad que genera la ley aprobada recientemente por el Congreso de la República. De esa comisión harán parte delegadas delas Madres de la Plaza de Mayo, la FIDH, y distinguidas personalidades de Estados Unidos yEuropa.

 

Junio 12.- GOBIERNO DE URIBE PREPARA OFENSIVA DIPLOMÁTICA PARA ELIMINAR EL TÉRMINO DE 'CONFLICTO ARMADO' ATENTANDO CONTRA LOS PROTOCOLOS II DE GINEBRA

El presidente de la República, Alvaro Uribe Vélez, ordenó a todo su personal diplomático en el exterior, así como a las legaciones extranjeras acreditadas en Colombia, eliminar el término "conflicto armado" cuando se refieran a la difícil situación de violencia por la que a traviesa Colombia. Luis Alfonso Hoyos, alto consejero presidencial para la Acción Social dijo que el propósito del gobierno es reforzar el discurso del presidente Uribe, en el que argumenta que en el país existe una lucha frontal contra el terrorismo, por lo que no se puede legitimar el accionar de los grupos armados ilegales. Este pronunciamiento ha sido rechazado entre otros organismos por ACNUR la ofician para los refugiados en Colombia así como por las Naciones Unidas, la Cruz Roja Internacional  y diversas organizaciones sociales pues atenta contra el Derechos Internacional Humanitario y los Protocolos II de Ginebra suscritos por Colombia aplicables a los conflictos internos.


 
Junio 13.- EL PROCURADOR GENERAL DE LA NACIÓN SOLICITÓ AL GOBIERNO NACIONAL, ACTUACIONES PRECISAS QUE PERMITAN GARANTIZAR EL CUMPLIMIENTO DE LA CONSTITUCIÓN Y LOS TRATADOS INTERNACIONALES SOBRE DERECHOS HUMANOS RATIFICADOS POR COLOMBIA.

El pronunciamiento lo hizo en el desarrollo de los procesos de conversaciones de paz y desmovilización y  a propósito del anuncio del Alto Comisionado de la desmovilización de más de 4.000 integrantes de las AUC y de otras 27 personas pertenecientes al grupo armado ilegal ELN de la facción denominada "Héroes de Anorí". El Jefe del Ministerio Público sentó la posición de su despacho en tres cartas enviadas a los señores Fiscal General de la Nación, Alto Comisionado para la Paz y Ministro de Defensa Nacional.


 
Junio 14. EN LIBERTAD PROVISIONAL LUIS TORRES REDONDO SOBREVIVIENTE DE LA MASACRE DE EL SALADO.

A 14 días de injusta prisión, LUIS TORRES, fue dejado en libertad provisional, el miércoles 8 de junio, en horas de la mañana. La investigación penal continua bajo argumentos falaces y absurdos, bajo la acusación y manipulación de un testigo que se esconde tras una capucha.

EN LIBERTAD PROVISIONAL LUIS TORRES REDONDO SOBREVIVIENTE DE LA MASACRE DE EL SALADO.

A 14 días de injusta prisión, LUIS TORRES, fue dejado en libertad provisional, el miércoles 8 de junio, en horas de la mañana. La investigación penal continua bajo argumentos falaces y absurdos, bajo la acusación y manipulación de un testigo que se esconde tras una capucha.
 
Junio 15.- ALTO ARIARI - META: ASESINATOS, DESAPARACIONES, DESPLAZAMIENTOS EN APLICACION DE LA POLITICA DE SEGURIDAD DE URIBE.

La Comisión Intereclesial de Justicia y Paz ha señalado que nuevas violaciones de derechos humanos por acción directa de las fuerzas militares a través de la estrategia paramilitar que se viene desarrollando en el Alto Ariari, en lo que parece ser la ampliación del Plan Patriota. Así el  29 de mayo, FABIO EMILIO ESCUDERO QUICENO, de 20 años fue desaparecido forzadamente en el caserío de La Cooperativa, jurisdicción del corregimiento Piñalito, municipio de Vistahermosa, departamento del Meta en desarrollo de operativos militares de la Brigada VII. De acuerdo con los testimonios recibidos por dicha ONG por lo menos 20 personas fueron detenidas arbitrariamente en este sitio. El 5 de junio, "civiles" armados asesinaron a LUIS EDUARDO TANGARIFE en el barrio Ciudad Porfía de Villavicencio. De acuerdo con los testigos LUIS EDUARDO fue llamado porque lo querían interrogar acerca de sus pretensiones de ser postulado como candidato a la Alcaldía de La Uribe para el próximo periodo electoral con el apoyo de las Juntas de Acción Comunal. El mismo 5 de junio, hacia las 9:00 a.m., a una cuadra de la estación de policía del barrio Ciudad Porfía, un "civil" armado de la estrategia paramilitar a bordó a un menor de edad amenazándolo de muerte. El menor de edad al sentirse intimidado salió corriendo mientras era perseguido por el paramilitar, el cual logró alcanzarlo ocho cuadras después, asesinándolo frente al centro de salud del barrio. El 7 de junio, hacia las 7:00 p.m. aproximadamente, fue asesinado en el barrio Ciudad Porfía JOSE POVEDA, poblador del municipio La Uribe, departamento del Meta. El 10 de junio, los pobladores de Puerto Toledo, jurisdicción del municipio de Puerto Rico, recibieron la información que se prepara una incursión de tipo paramilitar programada para la tercera semana de junio en horas de la madrugada. Por esta razón, la mayoría de las familias se desplazaron forzosamente hacia el poblado de Matabambú a orillas del río Guejar.
 
AMENAZAS OFICIALES CONTRA RAMIRO ORTEGA,EX-PRESIDENTE DE LA ACVC. DESPLAZAMIENTO CAMPESINO.

Según la Asociación Campesina del Valle del Río Cimitarra 15 familias se han desplazado desde la vereda Santodomingo. Mientras ha recibido amenazas   oficiales Ramiro Ortega, ex presidente de la ACVC. Desde hace varias semanas efectivos del batallón Calibio, pertenecientes a la XIV Brigada, se encuentran en la vereda Santodomingo, en el Valle del Río Cimitarra. Los militares se han tomado las viviendas del caserío, violando abiertamente el derecho internacional humanitario. El ejército está usando hombres encapuchados para requisar las casas en horas nocturnas, sin orden judicial. Con los uniformados se encuentra el paramilitar conocido como "Galloparao".


 
Junio 16.- ALERTA TEMPRANA – SARAVENA.

Gran alarma y preocupación ha causado en la comunidad de Saravena, la presencia de cuatro personas que circulan en motocicletas sin placas, de civil y armados. Uno de estos sujetos ha sido descritos así: un joven alto, delgado, de nariz grande y puntiaguda, de tez blanca, cabello lacio corto, ojos claros, y tiene brakers. Este mismo personaje ha sido visto en la oficina del S2 del Ejército Grupo de Caballería Mecanizado N. 18. del Batallón Gabriel Revéiz Pizarro, por personas que han sido ilegal y arbitrariamente retenidas y llevadas a esa oficina para ser irregularmente censados, filmados y fotografiados. La persona antes descrita y en compañía de otra, se presentó en la oficina de ASOJUNTAS, en Saravena, el día sábado 21 de mayo de 2005, aproximadamente a las 6:30 p.m., para solicitar información a cerca del gremio y de la directiva, al preguntársele sobre quien necesitaba dicha información, manifestó que era un Sub-Teniente del Ejército, identificándose como Felipe, y que era el que iba a hacer la parte social del grupo. Posteriormente, el día sábado 11 de junio, a las 9:30 a.m., aproximadamente, este mismo sujeto fue visto merodeando por el barrio Galán entre las calles 22 y 23, con carrera 21, cerca al sitio de residencia del secretario general de ASOJUNTAS.  De igual forma, las comunidades de la vereda Banadías Medio del municipio de Saravena, han denunciado que durante los días 2, 3, 5 y 8 de junio, los helicópteros del Ejército, han hecho sobre-vuelos y ametrallamientos en ese sector, generando zozobra e incertidumbre, e incluso una señora tuvo que ser atendida por posibles síntomas de preinfarto por estos sucesos.
 
Junio 17.- AUTORIDADES DESCUBREN OTROS 13 CADÁVERES EN SAN ONOFRE, SUCRE.

La finca el Palmar donde se encontraron los restos, según dicen los pobladores, es del jefe de las autodefensas de la región, Rodrigo Antonio Mercado Pelufo, alias ‘Cadena’, quien dirigió el grupo paramilitar "Héroes de los Montes de María" y en este momento se encuentra concentrado Santa Fe de Ralito. Llega a 68 el número de cadáveres hallados en fosas comunes en esta zona. Hasta el momento sólo se han identificado 20 víctimas, todas reportadas como desaparecidas por sus familiares. Según los habitantes de San Onofre, desde 1990, cuando los paramilitares llegaron a la zona, por lo menos han desaparecido 3.000 personas en la región.
 
Fuentes: Andas, Visur, Comisión Intereclesial de Justicia y Paz,  Colectivo  de Abogados José Alvear, Comité Permanente de Defensa de los Derechos Humanos, El Tiempo, Corporación Jurídica Libertad, Fensuagro, Indymedia Colombia, Procuraduría General de la Nación, Caracol Radio, El Heraldo, El Liberal.