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Interventi internazionali --> Colombia --> Partecipazione alla commissione di M.R.

 

 

Ciao cari amici sono il vostro affezionato M.R.

Vi scrivo per raccontarvi della mia partecipazione alla commissione che, la settimana scorsa (il 21 e 22 maggio) a tre mesi dalla strage, si é recata fino alla Resbalosa, per rivisitare e rendere omaggio ai due luoghi in cui furono ritrovati gli otto corpi dei membri della comunità uccisi il 21 febbraio scorso, tra cui vi erano il nostro accompagnato e amico Luis Eduardo e la sua compagna Bellanira di 17 anni, ma enche tre bambini di 11 e 7 anni e di 18 mesi.

Alla commissione abbiamo partecipato in piú di 50 persone, tra cui il meraviglioso Padre XX, grande amico della comunità di pace di San José, ed i rappresentanti di due organizzazioni internazionali, io ed una mia collega di PBI e due amici di FOR (l’italiano MIR, Movimento Internazionale per la Riconciliazione).

Per me é stata una bellissima emozione conoscere finalmente Padre XX. Lui é una persona dolcissima e con una grandissima umiltá e umanità, che ti trasmette una forte energia positiva; io avevo sentito tanto parlare di lui, é una delle persone più impegnate in Colombia che da sempre si batte per proteggere e diffondere le diverse esperienze di resistenza civile e pacifica alla guerra che fioriscono in questo paese, ed é vicino alla Comunitá di Pace sin dalla sua fondazione.

La commissione é partita, chi a piedi (la mia longilinea collega britannica) chi a dorso di mula (io pantofolaro italiano), alle 5,30 del mattino di sabato 21 dai due centri abitati in cui si concentra la comunità di pace di San José, cioé dal nuovo spazio di San Josesito e dalla frazione di La Unión, che si trova a circa un ora e mezza di distanza dal vecchio San José.

Io e la mia collega siamo partiti col gruppo di La Unión dove avevamo trascorso la notte precedente. Questo paese é molto bello, si trova in mezzo alle montagne e fa molto piú fresco che a San José; anche lí come nel centro abitato di San José, lo spazio comune é dominato da un chiosco circolare con tetto di paglia in cui si svolgono le riunioni della comunità, da una bandiera della pace donata dagli amici italiani e da un monumento alle vittime della violenza, costituito da pietre colorate che recano scritti i nomi dei defunti. Per me é stato emozionante vedere La Unión, anche perché proprio lí hanno la loro casa i miei amici di FOR (MIR) coi quali ho fatto il corso a San Francisco l’anno scorso, e se non avessi poi deciso di unirmi alle Brigate Internazionali di Pace, anche io mi troverei oggi a vivere con loro a La Unión.

Tornando al viaggio della commissione, alle nove del mattino i due gruppi si sono uniti nella frazione di Buenos Aires ed hanno proseguito insieme in fila indiana, lungo un bellissimo quanto insidioso e fangoso sentiero che passa tra le cime delle montagne e le gole che le separano nella catena montuosa dell’Abibe. Il paesaggio in questo continuo sali e scendi che attraversa in piú punti l’ombreggiato corso del fiume Mulatos é molto bello, sembra di essere in un documentario, alberi maestosi, palme enormi e di diversissime specie, letti di fiumi pietrosi che si snodano nel cuore della foresta come una galleria di alberi ed acqua, farfalle grandi e coloratissime che volano a sciami al tuo passaggio, e un sottobosco con piante dalle foglie enormi che ti fanno sentire un lillipuziano. I panorami sono molto difficili da descrivere, le montagne coperte dalla vegetazione della giungla che attraversano le nuvole; ma dato che è una zona di conflitto vi sono scontri armati (e noi verso le 11 di mattina abbiamo sentito delle raffiche di mitra molto in lontananza), inoltre, il sentiero é pessimo: scosceso e fangoso, spesso passa lungo burroni a strapiombo ed io ho dubitato in più occasioni dell’assenza di un istinto suicida nel mulo che mi portava.

Dopo tre soste e molte ore di viaggio, abbiamo superato l’ultimo ostacolo, la salita chiamata El Barro (Il Fango), che divide il fiume Mulatos dalla vetta del monte in cui si trova La Resbalosa (la scivolosa): alle 2,30 siamo giunti al primo dei due luoghi che desideravamo onorare, la casa della famiglia Tuberquia.

La casa è molto umile, di legno, e si trova in mezzo a un prato sul lato della montagna e si gode di una vista spettacolare. Tutto era abbastanza ordinato... il sole, il cancello, la coltivazione di cacao... il gruppo si è fermato a mangiare, e nel frattempo, chi era stato lì tre mesi fa mi raccontava come sotto al portico, dove ora tre ragazzi adolescenti mangiavano con piacere il loro pranzo, lui aveva visto le prime macchie di sangue. In terra c’era un cumulo di abiti mezzi bruciati, io ho commentato che era un peccato non averli lasciati in casa nell’ordine che gli aveva dato quella famiglia... era un ricordo di loro e di come vivevano... ma il mio amico W. mi ha spiegato che era stata la Fiscalìa a bruciarli quando era venuta a investigare. Sul soffitto dell’abitazione e su alcuni alberi erano visibili i segni lasciati dalle schegge di granata. Dentro la casa, in una delle due stanze c’è ancora la culla del piccolo. Fino allora tutto bene, ero riuscito a mantenermi abbastanza distaccato e professionale, e pensando a come meglio informarvi, mi sono fatto prestare la machina fotografica da un’amica di FOR per ritrarre quella culla, ma a quel punto i miei nervi hanno ceduto ….di colpo non sono più riuscito ad evitare di prendere coscienza di quanto male, di quanto dolore era stato presente in quel luogo solo tre mesi prima... un’intera famiglia non esisteva più... nella mia mente si accumulavano immagini crudeli sono stato pervaso da una sofferenza incontenibile.

Dopo che padre XX ha celebrato una messa di fronte alla casa, tutti insieme ci siamo recati nella coltivazione di cacao. Tra gli alberi carichi di frutti maturi che nessuno ormai raccoglierà, semi-coperte da un cumulo di bucce secche di cacao, ci sono le due piccole buche in cui gli assassini avevano nascosto le membra dei corpi delle loro 5 vittime: moglie, marito, i loro due bambini di 7 anni e di 18 mesi, ed un contadino che li aiutava nel lavoro. La comunità vi ha piantato una croce con la foto delle vittime... ha reso onore a loro e si è riappropriata di quel luogo. Guardando quei frutti colorati, carichi di semi di cacao che proprio in quel luogo per la prima volta ho gustato, ho pensato che l’amore con cui quelle persone avevano coltivato le loro piante continuava a vivere.

Alle 16,30 abbiamo ripreso il viaggio. Dalla Resbalosa, siamo ridiscesi lungo il corso del fiume Mulatos ed alle 18,30 siamo giunti nel luogo in cui sono stati ritrovati il nostro amico Luis Eduardo, suo figlio undicenne Denier e la sua compagna adolescente Bellanira. Anche li la comunita con Padre XX si è raccolta in preghiera ed ha piantato una croce con le foto dei suoi otto defunti.

Alle 20,30 finalmente abbiamo raggiunto una casa abbandonata, probabilmente i suoi padroni erano sfollati a causa della guerra, ma per noi 50 della commissione le sue due stanze significavano finalmente RIPOSO! ... un momento, non ancora... solo un’ultima telefonata al satellitare per chiamare la nostra casa a Turbo: ci informano che proprio il giorno in cui stiamo commemorando dei morti, ci sono stati combattimenti nella zona ed è stato ucciso un uomo... forse erano quelle raffiche di mitra che avevamo sentito nella mattinata... Non proprio allegri appendiamo le amache, altri srotolano i materassini e finalmente andiamo tutti a dormire.

Durante la notte sono colto da febbre, mal di stomaco e diarrea. Nei giorni successivi ho scoperto che non era stanchezza, ma un virus che gira a Turbo. La mattina del 22 ci siamo alzati alle 5, ci siamo lavati al fiume illuminato dalla luna piena, e dopo aver ritrovato e radunato tutte le mule che si erano disperse nelle ore notturne, ci siamo incamminati per il viaggio di ritorno. Siamo arrivati a San Josecito alle 13... ero esausto e ferito nella mia virilità nel vedere la mia ombra barcollante, sovrastata della freschissima dinamicità dell’amica suora X che appena smontata dalla mula, senza neppure versare una goccia di sudore, si è messa a preparare il pranzo.

A parte gli scherzi, sono molto soddisfatto di aver condiviso con tante persone delle emozioni così forti e profonde... ed ora mi alleno alla corsa tutte le mattine con una mia collega per essere meglio preparato físicamente alla prossima camminata: il mio obiettivo l’ho sempre presente e per meglio motivarmi ho attaccato la sua foto al mio specchio...un giorno avrò il fisico come Suor X!!!!

vi abbraccio tutti

M.R