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Interventi internazionali --> Colombia --> Resoconto di MR 

 


Ciao amici sono il vostro M.R.

Mi spiace se nel mese di aprile non sono riuscito a tenervi informati sugli sviluppi della situazione nelle comunità di pace colombiane di San Josè de Apartadò e di CAVIDA. Aprile è stato molto intenso, ho finalmente avuto la mia settimana di riposo, che mi ha rigenerato fisicamente e spiritualmente, ma al ritorno a Turbo sono stato di nuovo assorbito dalla straordinaria mole di lavoro delle Brigate Internazionali di Pace e dalla drammatica situazione in cui continua a trovarsi la popolazione di San Josè de Apartadò. Vi chiedo di perdonarmi per non essere riuscito a trovare il tempo per tenervi aggiornati ed informarvi come nei mesi precedenti, in compenso, per farmi perdonare vi mando delle foto.

Concentrerò questo resoconto sulla comunità di San Josè perchè è quella più colpita.

Come ricorderete, nella mia ultima mail vi avevo parlato dell’arrivo della polizia in paese e del trasferimento in massa della popolazione in un villaggio costruito in un paio di settimane e che molti chiamano San Josesito (San Joseuccio). Le condizioni di vita degli sfollati, che noi di PBI condividiamo con gli amici del FOR (MIR California), a più di un mese dal trasferimento continuano ad essere durissime: in ogni casa sono ammassate 3 o 4 famiglie; alla maggior parte delle case mancano le pareti, quindi il vento e la pioggia nelle giornate ventose non trovano barriere ed inzuppano quanto e quanti vi cercano un rifugio; inoltre, nessuna abitazione è fornita di pavimenti, (è il caso di dire che a San Josecito viviamo coi piedi per terra!) dunque, l’umidità esterna ed il pantano vi penetrano indisturbati: nell’ultimo mese ho passato più di 10 giorni a San Josesito e tutte le mattine al mio risveglio i miei vestiti erano sempre umidi, anche nelle giornate di sole. I servizi igienici sono costituiti da un canale e da arbusti frondosi e le malattie dovute a queste condizioni di vita e di promiscuità con maiali, muli, armenti e pollame, si fanno sentire soprattutto tra i bambini.

Fortunatamente l’arrivo in paese di Medici Senza Frontiere ha reso molto più sicuro l’approvvigionamento di acqua, fornendo dei bidoni con dei filtri che la rendono potabile: cosa molto importante e che ho fatto notare con orgoglio ai membri del Consiglio Interno della comunità, i bidoni filtranti recano solennemente la scritta "Made in Italy"!

Comunque, la cosa più bella è stato vedere come questi poco più di mille contadini che non possiedono neppure un’automobile, siano riusciti col loro esempio di resistenza a commuovere tante persone nel mondo e in Colombia, ed a scrollare le ambasciate dei principali paesi occidentali dai molti interessi economici e diplomatici che normalmente ne guidano le azioni: ai primi di aprile sono saliti a San Josecito i rappresentanti delle ambasciate di Stati Uniti, Canada, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Olanda, Polonia, ecc... l’Italia no purtroppo...

Nonostante l’incredibile solidarietà internazionale e nazionale (data da altre comunità in resistenza tra cui gli indigeni, e da giornalisti come quelli della trasmissione televisiva Contravia che ha trasmesso un bellissimo documentario su San Josè in due serate), le condizioni di vita a San Josecito restano, come vi dicevo, durissime; ed i bambini continuano a non poter andare a scuola. Forse l’emergenza scolastica è la più forte dopo quella sanitaria e preoccupa molto gli abitanti per il futuro dei loro figli. L’appoggio che si riuscirà a dare per risolvere tale problema è fondamentale, infatti, nonostante gli aiuti e la solidarietà ricevuta la realtà rimane logorante. Seppure la capacità di resistere di questa gente sia incredibile, il trascorrere del tempo nel vivere in queste condizioni finisce per avvantaggiare gli avversari della comunità che la vogliono dividere e disgregare. Nel vecchio paese di San Josè si organizzano, infatti, distribuzioni di viveri, animali ed arnesi da lavoro per convincere la gente a tornare ed accettare la militarizzazione, e per premiare quanti l` hanno già accettata rimanendo nel paese. Tuttavia, dato che le famiglie che vi sono restate sono pochissime, durante queste distribuzioni vengono portate su camion e Jeep persone dai quartieri poveri della vicina città di Apartadò e perfino dai paesini della provincia di Turbo, dopo di che la distribuzione viene fotografata e filmata e si racconta di come la popolazione abbia accolto festante gli aiuti dello stato.

Durante i miei soggiorni sul terreno ho visto il vecchio San Josè; è un paese fantasma tipo quelli dei film di Sergio Leone... Aguas Calientes. Appena arrivi ti accoglie un simpatico striscione con un disegno di un poliziotto amichevole e sorridente che ti tende la mano, somiglia a Charly Brown, ed ha persino un nome tutto suo: Sicurello!

... Passando per le strade vuote la "Polizia Comunitaria" ti accoglie, sorridente... incontri solo loro... ma se alzi gli occhi vedi la casa più alta di San Josè, appartiene ad un simpatico domatore di cavalli, non è mai stato membro della comunità, ma io lo visitavo spesso perchè da casa sua si vedeva tutto il paese e si godeva un ottimo freschetto nelle giornate più calde. Più volte ho pensato "se dovessi vivere qui mi piacerebbe vivere in questa casa"... non devo essere un tipo molto originale, infatti, lo hanno pensato anche i poliziotti che gliela hanno presa ed intorno è circondata da altre loro tende per poterli ospitare tutti, visto che a San Josè almeno i poliziotti sono molti... vi mando una foto.

Bene, ci sarebbe ancora molto da dire, ma in un’immane sforzo riassuntivo, che certo voi non avrete notato ed apprezzato, concludo informandovi di come siamo sistemati noi di PBI nel nuovo San Josè. Come vi dicevo, la nostra abitazione non è diversa dalle altre, anche se siamo dei privilegiati avendo le pareti e dovendo condividere la nostra stanza con sole 6 persone, ma soprattutto avendo la possibilità di tornare a Turbo dopo alcuni giorni. Se ci abbiamo rimesso in quanto a "comodità", "privacy" ed "igiene" (l’unica doccia è il torbido fiume, ma perlomeno ora ci addormentiamo al canto dei rospi e non dei sorci), sicuramente il contatto che abbiamo ora coi membri della comunità è molto più stretto e profondo.

Baci

M.R.