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Interventi internazionali --> Colombia --> Comunicato ufficiale del 2 aprile 2005

 

2/04/2005

Rispettoso saluto.

Ieri primo aprile, gli abitanti di San José de Apartadò hanno iniziato il loro "desplazamiento" a causa dell’ingresso della Polizia nel centro abitato. Famiglie intere si stanno trasferendo in abitazioni precarie che hanno appena cominciato a costruire. Nonostante la mancanza dei servizi essenziali di base, gli abitanti continuano a sfollare per difendere il loro diritto alla neutralità, principio fondante che la Comunità utilizza come strumento per essere riconosciuta come popolazione civile non combattente e per non essere in nessuna forma coinvolta nel conflitto armato che da alcuni decenni insanguina la Colombia.

Tutti, in regioni come quella di Urabà, hanno conosciuto il disastro della guerra e soprattutto l’utilizzo irresponsabile della popolazione civile da parte dei gruppi armati. E’ stato appunto l’acutizzarsi del conflitto e la determinazione a non abbandonare la propria terra, quello che ha indotto gli abitanti di San José a organizzarsi come Comunità di pace, cercando di mettere in pratica elementari norme del Diritto Internazionale Umanitario che si riferiscono alla rispetto della popolazione civile.

Esperienze come quella della Comunità di Pace di San José de Apartadò, della Comunità di Autodeterminazione, Vita e Dignità del Cacarica, delle Comunità in resistenza civile del Jiguamiandò e della Comunità di Vita e Lavoro de La Balsita, tra le altre, costituiscono un esempio reale di processi di costruzione dal basso, portati avanti da parte dei settori maggiormente colpiti dalla guerra. Questi esempi di resistenza non violenta alla guerra, al terrore e alla tentazione di vendetta sono già patrimonio dell’umanità, durante questi otto anni di vita ci hanno insegnato che è possibile costruire con creatività forme civili di difesa del territorio e della vita in mezzo alla guerra; ci hanno fatto conoscere con il loro valore e coraggio alternative per rompere il circolo vizioso della violenza; ci hanno illustrano forme di democrazia per costruire congiuntamente uno sviluppo alternativo, integrale e sostenibile; ci danno una lezione di dignità e di rispetto per la vita.

Al momento attuale, San José de Apartadò e le altre Comunità di Pace, stanno nell’agenda di diverse organizzazioni, movimenti politici e enti governativi internazionali, che non lasceranno naufragare gli sforzi che compiono le Comunità di Pace per non essere cacciati dalle loro terre e non essere coinvolti nel conflitto armato.

Le rinnoviamo Signor Presidente, la nostra raccomandazione di concertare con le diverse comunità, e con ogni urgenza con la Comunità di San José de Apartadò, le misure di protezione ordinate dalla Corte Interamericana per i Diritti Umani. La presenza permanente delle Forze di Polizia o dell’Esercito dentro l’abitato di San José, viola il principio di neutralità rivendicato dalla Comunità e la converte in obiettivo militare dei gruppi armati che combattono il Governo. Se vuole proteggere la Comunità, garantisca, signor Presidente, la presenza permanente dei delegati della Procura e del Difensore del Popolo, come è stato ripetutamente richiesto dalla Comunità, e collochi i soldati armati fuori dell’abitato, giacché i potenziali aggressori vengono dal di fuori e non dall’interno della Comunità.

Ancora c’è tempo, Signor Presidente, di fermare la militarizzazione di San José e delle altre Comunità di Pace, di evitare questo nuovo sfollamento forzato e di accogliere le decisioni della CIDH e dell’ONU, rispetto alla necessaria concertazione con le comunità e l’urgente moderazione nel segnalare pubblicamente le stesse, perchè come lei sa bene, in Colombia un segnalamento pubblico irresponsabile, può significare una sentenza di morte.

Il legittimo diritto alla neutralità, difeso dalle Comunità, è tutelato dal Diritto Internazionale Umnaitraio, per tanto è dovere dello Stato, come firmatario degli accordi internazionali che danno corpo al Diritto Umanitario Internazionale, rispettare le decisioni delle Comunità di Pace.

Seguiremo con attenzione i fatti di San José de Apartadò e delle altre Comunità di Pace.

La ringraziamo per la Sua gentile attenzione,

Stefano Bigaroni

Sindaco del Comune di Narni, Capofila Rete Italiana di Solidarietà con le Comunità di Pace del Chocò e Urabà a nome di tutti i membri della Rete.