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Interventi internazionali --> Colombia --> Aggiornamenti: altri articoli da "El colombiano" 10-19/02/05

 

Colombia: il conflitto interno si acutizza

Il sanguinoso attacco delle FARC contro l’esercito a Mutatá, del 9 febbraio, ha causato la morte di 19 militari e la successiva sostituzione del generale della XVII Brigata. Nell’anno che precede le elezioni presidenziali la guerriglia ha ripreso ad agire con rinnovato vigore. Interessante é l’analisi del giornalista Carlos Velásquez del giornale "El Colombiano" nell'articolo E' un errore disprezzare e sottovalutare le Farc apparso il 10 febbraio 2002.

Sentenza di colpevolezza a un Ufficiale e due Sottoufficiali per il massacro di Mapiripán

Nell'ultimo numero di Pacedifesa si è data notizia dell'apertura (24-01-05) dell'importantissimo processo di secondo grado contro i supposti responsabili all’interno delle forze armate, per il famoso massacro di Mapiripán, uno dei crimini contro la popolazione civile più noti nella guerra civile colombiana. Il processo si é concluso con tre condanne pesantissime per un Ufficiale e due Sottoufficiali a 40, 32 e 22 anni di reclusione. Per la prima volta un tribunale civile ha giudicato dei membri importanti delle Forze Armate, accusandoli di omissione o collaborazione con le forze paramilitari che nel luglio del 1997 per vari giorni occuparono il villaggio di Mapiripán uccidendo 27 civili. Tale processo crea un importantissimo precedente di chiarezza e legalità nella storia del sistema giudiziario colombiano: quanto é accaduto fa sperare nella capacità di questo paese di superare il gravissimo problema dell’impunità. Leggi gli articoli pubblicati il 19 febbraio 2005 su El Colombiano.


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El Colombia 10 febbraio 2005 Carlos Velásquez

È UN ERRORE DISPREZZARE E SOTTOVALUTARE LE FARC

Le FARC insistono perchè venga riconosciuta l’esistenza in Colombia di un conflitto armato interno e con gli attacchi militari degli ultimi giorni vogliono dequalificare il discorso del governo in base al quale nel paese c’è solamente una minaccia terrorista.

È per questa ragione che questa guerriglia è tornata ad attaccare e, questa volta, è tornata al combattimento corpo a corpo, alle imboscate ed agli attacchi alle guarnigioni. Ciò si è verificato ultimamente nel sud del paese e, adesso, in Pavaradò, provincia di Mutatà, nell’Urabà. Non riconoscere lo sfondo politico dello scontro potrebbe rivelarsi un errore dalle conseguenze ancora maggiori: disprezzare e sottovalutare l’avversario. Se ci atteniamo alla posizione del governo, le Forze Armate starebbero individuando il centro di gravità laddove non c’è. Le FARC hanno sopportato i tempi duri perchè ritenevano che la propria morale non fosse al meglio per combattere, a causa della perdita di legittimazione politica, che ha le sue radici nel fallimento del processo di pace con l’ex presidente Andrés Pastrana e nell’indebolimento militare conseguente al "Plan Patriota".

Tuttavia, in detta supposta ritirata questa guerriglia covava un desiderio di vendetta accumulato che si è accresciuto nella misura in cui il Capo dello Stato ed altre voci l’hanno sottovalutata, ed in ciò molto ha inciso il linguaggio che é utilizzato.

Comincia il 2005 e vari fattori influiscono facendo sí che le FARC vedano risollevarsi la propria morale di combattenti e considerino il momento strategico ed opportuno per fare ciò che stanno facendo:

In primo luogo la goffaggine politico-diplomatica con cui il governo ha portato avanti il problema con Chavez (cattura di Granada) .

Il secondo fattore è la negoziazione con le Autodifese [paramilitari], un nemico contro il quale nutrono più avversione che verso lo Stato. Le Farc dicono che Uribe è troppo morbido coi paramilitari e questo è un altro fattore che le spinge a lottare.

A ciò si somma un terzo fatto, che è la posizione del presidente di fronte al tavolo dei donatori [stati sviluppati che fanno donazioni alla Colombia] che si è riunito la scorsa settimana a Cartagena, in cui la discussione di fondo si è concentrata sul fatto che ci fosse o meno un conflitto armato ed il governo ha scartato quest’idea. Questa posizione ha provocato il riposizionamento delle Farc che non hanno visto riconosciuto il loro carattere "rivoluzionario"

Un quarto fatto è la mancanza di un accordo tra il governo ed il congresso per una legge di riparazione.

Le ultime azioni di quella guerriglia fanno sì che ogni volta in cui il presidente parli di terroristi, il suo discorso risulti vuoto, giacchè la gente osserva che attaccare una base militare è un combattimento. Se i soldati si lasciano terrorizzare; allora facciamo fagotto. Insisto perché queste ultime azioni vadano analizzate per superare il discorso che si tratta di un gruppo terrorista. Fino ad alcuni anni fa il discorso degli analisti era "Se vuoi la pace preparati alla guerra". Oggi è cambiato in "se vuoi la pace riconosci questo tipo di guerra". Dal momento che il Capo dello Stato non riconosce che ci sia un conflitto è chiaro che non gli interessa approfondire questo problema.

Dopo i fatti di Iscuandè si parla della fine del ripiegamento delle Farc perchè a ciò vanno sommati la morte di 7 soldati a Tolima, la fuga di 21 prigionieri a Tolima e l’imboscata a una carovana nel Putumayo. Ed ora il combattimento in Urabà.

 

Traduzione: M.R.


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El Colombiano 19 febbraio 2005

CONDANNATI TRE MILITARI PER IL MASSACRO DI MAPIRIPÀN

Un Ufficiale e due Sottoufficiali sono stati condannati a pene detentive di 40, 32 e 22 anni.

Il Tribunale Superiore di Bogotá ha condannato in secondo grado il Colonnello Lino Sánchez a 40 anni di prigione, per la sua responsabilità nel massacro compiuto dalle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia - paramilitari) il 16 luglio del 1997 a Mapiripán.

Secondo il tribunale il Colonnello Sanchez, a capo della Brigata Mobile numero 2 che operava nella zona, ha agito con negligenza. Il che permise agli attori armati illegali di uccidere 27 persone.

Secondo il Tribunale, l’unità comandata dall’ufficiale non ha effettuato il controllo di due aerei commerciali atterrati nell’aeroporto di San José del Guaviare, provenienti da Apartadó e Necoclí coi quali si sarebbero spostate le AUC.

Neppure le truppe controllarono i due camion che trasportavano gli attori armati illegali.

I Sottufficiali José Miller Ureña e Juan Carlos Gamarra hanno ricevuto rispettivamente condanne a 32 e 22 anni. Secondo il Tribunale la loro condotta nei confronti delle AUC era stata permissiva. É stato condannato in contumacia anche Carlos Castaño, che era il capo politico delle AUC e la cui residenza é sconosciuta dal 16 aprile del 2004. Secondo sua moglie é stato vittima di un attentato nella zona rurale di San Pedro de Urabá, in Antioquia.

 

Efe Bogotà

Traduzione di M.R.


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El Colombiano 19 febbraio 2005

LA COMMISSIONE INTERAMERICANA PER I DIRITTI UMANI RACCOMANDA UNA SOLUZIONE GIURIDICA CONTRO L'IMPUNITÀ

La Commissione Interamericana per i Diritti Umani ha raccomandato allo Stato Colombiano l’adozione di un sistema di norme unitario che regolamenti con chiarezza le condizioni della smobilitazione dei gruppi armati illegali, ed in particolare delle "Autodefensas Unidas de Colombia" (in Italia conosciuti come "paramilitari"). Sul documento del processo di disarmo di questo gruppo, la Commissione Interamericana ha dichiarato che "questo sistema di norme dovrebbe includere la situazione di quanti già hanno intrapreso dei procedimenti di smobilitazione, individuale e collettiva, in modo da chiarire la loro situazione". Ha aggiunto che si devono stabilire dei meccanismi di "partecipazione genuina ed in condizioni di sicurezza per le vittime, assicurando l’accesso alla veritá, alla giustizia ed alla riparazione". Secondo la Commissione Interamericana per i Diritti Umani, nonostante l’impegno a cessare le ostilità, le "Autodefensas Unidas de Colombia" continuano con atti di violenza ed intimidazione contro la popolazione civile: "La smobilitazione della complessa rete di gruppi armati al margine della legge, richiede sia di porre fine alla violenza da parte dei gruppi paramilitari (...) Le conseguenze della violenza e dello sfollamento su centinaia di migliaia di vittime del conflitto, e la loro esclusione dalla ricerca di una pace negoziata, ostacola la ricerca della verità, l’accesso alla giustizia ed alla riparazione". Il documento della Corte Interamericana prosegue indicando come i membri delle AUC che prendono parte alla smobilitazione "sono stati ripetutamente indicati come i responsabili di gravi violazioni dei Diritti Umani ed del Diritto Internazionale Umanitario, con massacri di civili, omicidi selettivi di leaders sociali, sindacalisti, difensori dei diritti umani, uomini di legge e giornalisti". La Commissione ha inoltre aggiunto di non rilevare in Colombia sforzi destinati a stabilire la verità su quanto é successo ed il grado di coinvolgimento ufficiale delle AUC.

 

Elizabeth Yarce

Traduzione M.R.