La posizione del CSDC su Uribe e la Colombia.
Il Centro Studi Difesa Civile, come ha sostenuto all’interno
del Forum "Colombia Vive", ritiene che il dialogo
e le relazioni economiche e politiche con la Colombia del
presidente Uribe debbano essere rafforzate, ma vincolando
tale rafforzamento al riconoscimento politico, rispetto e
tutela delle comunità di pace neutrali, a risultati
concreti nella tutela dei diritti umani e ad una crescita
anch’essa costante del rispetto degli oppositori, delle
diverse parti sociali e delle libertà fondamentali.
Pertanto sostiene la posizione di Nicola Bertolini,
responsabile dei rapporti economici con la Colombia per
l'Unione europea, il quale propone di condizionare il
prosieguo della cooperazione economica e politica con la
Colombia al rispetto delle raccomandazioni ONU sui diritti
umani da parte governativa. A nostro avviso è questa la
strada per migliorare concretamente la vita della
popolazione colombiana.
Alcune reazioni e riflessioni sulla
visita in Europa del Presidente colombiano Alvaro Uribe
Sul giornale "Il Manifesto" di
mercoledì 11 sono stati pubblicati due articoli sulla
visita in Europa del Presidente colombiano Alvaro Uribe, che
noi del CSDC abbiamo ritenuto di commentare.
Nell’articolo di A.D’A. intitolato Cgil,
Cisl, Uil contro Uribe si poneva in evidenza il diverso
atteggiamento tenuto dalla Commissione Europea e dal
Parlamento Europeo nei confronti del Presidente
latinoamericano. La Commissione Europea si sarebbe espressa
con "un giudizio accompagnato da qualche critica per
la situazione dei diritti umani che comunque non"
ha impedito al Presidente Uribe "di incassare
l'impegno a prolungare di un altro anno il Sistema di
preferenze generalizzate che dona alla Colombia dei vantaggi
commerciali con l’UE". Differente, invece,
sarebbe stata l’accoglienza ricevuta presso il Parlamento
Europeo di Strasburgo, dove i deputati verdi, comunisti e
liberali con al collo una sciarpa recante la scritta Paz
y Justicia en Colombia (Pace e Giustizia in
Colombia) hanno abbandonato l’aula, dove sono
rimasti presenti 250 parlamentari su 626. "Non si
può ottenere pace e giustizia con lo smantellamento delle
garanzie costituzionali", ha affermato Monica
Frassoni, dei Verdi, ma alle critiche il Presidente
colombiano ha risposto con i seguenti dati statistici,
seppure le incalzanti domande dei giornalisti pare siano
riuscite ad innervosirlo (A.d’A afferma che avrebbe
mostrato arroganza) Questi sono i numeri indicati dal
Presidente colombiano: "Tra il 2002 ed il 2003 gli
omicidi diminuiti del 20%, i rapimenti del 26%, i massacri
del 33%". Nessuna statistica, tuttavia, è stata
fornita "sulle incarcerazioni senza prove, sulla
repressione dei sindacalisti, e quanto alla nuova normativa
antiterrorista che concede poteri di polizia giudiziaria
all'esercito". Alle statistiche del Presidente
Uribe si contrappongono, infatti, i giudizi espressi dagli
organismi volti alla tutela dei diritti umani - come Amnesty
e Human Rights Watch - che denunciano come la
lotta alla guerriglia e al terrorismo finisca spesso per
fornire "il pretesto" a quanti si macchiano
di veri e propri orrori.
Proprio la preoccupante situazione dei
diritti umani in Colombia e l’incontro del Presidente
latinoamericano con il ministro Marzano e con gli
imprenditori, con il Primo Ministro Berlusconi, con il
Presidente Ciampi e con il Presidente della Camera Casini ha
spinto in Italia alcuni sindacati, partiti politici,
associazioni, comitati, centri sociali, singoli cittadini a
firmare un appello per proclamare il Presidente Uribe «persona
non grata». Martedì 10 febbraio i tre segretari di
Cgil-Cisl-Uil, Epifani, Pezzotta e Angeletti, unitariamente
hanno inviato una lettera al Presidente della Repubblica
Ciampi ed al Presidente del Consiglio Berlusconi in cui si
ponevano in evidenza gli omicidi impuniti di 72 sindacalisti
nel corso dell'ultimo anno in Colombia; nella lettera i tre
leader sindacali hanno espresso la loro "preoccupazione
per la drammatica situazione di violazione dei diritti umani
e sindacali che caratterizza da molti anni il Paese",
chiedendo quindi alle massime autorità italiane "di
tenerne conto".
Quest’ultimo concetto, il tenere da
conto la situazione dei diritti umani in Colombia quando si
stabiliscono relazioni politiche ed economiche coi
rappresentanti di questo paese, è particolarmente cara a
noi del CSDC ed è un nodo affrontato con maggiore chiarezza
nel secondo articolo cui facciamo riferimento, "Il
business con Uribe. E le Ong?", scritto da Guido
Piccoli.
Piccoli scrive, infatti: "Nonostante
l'aggravamento del conflitto, le imprese italiane fanno
affari d'oro in Colombia […]. Anche i progetti di
cooperazione italiana, alcuni dei quali realizzati in ambito
europeo e destinati a costruire i cosiddetti «Laboratori di
pace», fanno sorgere parecchi dubbi per la timidezza, o
l'assenza, dei vincoli politici verso il partner governativo
colombiano. Ad esempio, nel documento-base della
Cooperazione decentrata (proposta da vari enti locali e
università italiane, da Modena a Pavia) che, insieme con l'Undp
(il programma dell'Onu per lo sviluppo), vuole promuovere
«lo sviluppo socio-economico locale in Colombia», non
appare neppure una volta la parola diritti, mentre spunta
significativamente ben tredici volte la parola
governabilità". Piccoli nel suo articolo critica
anche la scelta delle regioni di Santander e di Antioquia
quali beneficiarie del progetto, in quanto denuncia esservi
particolarmente elevato il livello delle violazioni dei
diritti umani