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 COLOMBIA. AMNESTY INTERNATIONAL DENUNCIA
LA PESANTE SITUAZIONE DEI DIRITTI UMANI E SI RIVOLGE AL
GOVERNO ITALIANO
Il comunicato stampa prima delle vista
del presidente Uribe in Italia.
Mentre i leader politici e il Parlamento
Europeo si apprestavano ad accogliere il presidente della
Colombia Alvaro Uribe, Amnesty International chiedeva all’Unione
Europea di cessare i sostegno a politiche che rischiano di
aggravare la crisi dei diritti umani nel paese.
Nonostante la pretesa del governo
colombiano che la propria "politica della sicurezza
democratica" stia funzionando e che gli omicidi e i
rapimenti siano diminuiti, Amnesty International ha le prove
che in alcune zone di conflitto questi fenomeni siano in
aumento. Solo cinque giorni fa, l’organizzazione per i
diritti umani ha allertato la comunità internazionale sulle
minacce di morte rivolte dai paramilitari sostenuti dall’esercito
nei confronti di importanti sindacalisti colombiani dell’Associazione
degli insegnanti di Arauca.
"La visita del presidente colombiano
può essere l’occasione per cercare ulteriore supporto da
parte dell’Unione Europea alle politiche di sicurezza del
governo di Bogotá, soprattutto per le modalità con cui sta
smobilitando i gruppi paramilitari. Per questo, l’Unione
Europea deve controllare più attentamente ciò che sta
accadendo" - ha dichiarato Dick Oosting, direttore
dell’Ufficio di Amnesty International presso l’Unione
Europea. "Il processo di smobilitazione è
profondamente manchevole. Il governo sta fornendo ai membri
dei gruppi paramilitari i mezzi per riemergere in veste
legale, riciclandoli in agenzie private di sicurezza o altre
strutture istituite dal governo, senza tenere in
considerazione il loro ruolo nelle violazioni dei diritti
umani".
"Le attuali politiche del governo
colombiano non hanno garantito un sostanziale miglioramento
della situazione dei diritti umani in quanto permettono l’impunità
per i responsabili e il perdurare delle violazioni dei
diritti umani. Queste politiche rischiano di negare alle
vittime e alle loro famiglie il diritto alla verità, alla
giustizia e a un completo risarcimento" – ha
aggiunto Oosting.
"Il governo colombiano afferma che,
grazie alle nuove politiche governative, il numero dei
profughi interni è significativamente diminuito. Ma queste
affermazioni non tengono in considerazione il fatto che gran
parte degli spostamenti di popolazione avvengono da una zona
all’altra della medesima città e che le forze di
sicurezza impediscono fisicamente a molte persone di fuggire
dalle proprie abitazioni" - ha denunciato
Oosting. Il 4 febbraio l’Alto commissario delle Nazioni
Unite per i rifugiati ha definito la Colombia il paese con
la peggiore situazione umanitaria dopo la Repubblica
Democratica del Congo e il Sudan, con due o persino tre
milioni di profughi interni e circa altre 300.000 persone
costrette a lasciare il paese.
Gli attivisti per i diritti umani sono
sempre più sottoposti a minacce, ciò che rende doppiamente
difficile il loro lavoro di denuncia delle violazioni dei
diritti umani. Secondo Amnesty International, queste persone
sono al centro di una strategia coordinata tra esercito e
forze paramilitari, che li rende estremamente vulnerabili
agli attacchi.
La Sezione Italiana di Amnesty
International si è rivolta al Governo e alla Presidenza
della Repubblica chiedendo di sostenere le proprie richieste
dirette all’Unione Europea:
- ottemperare alle proprie
responsabilità e assicurare che l’aiuto dell’Unione
Europea e degli Stati membri non sia causa diretta o
indiretta di violazioni dei diritti umani;
- premere sul governo colombiano
affinché assuma un’azione efficace e decisiva per
smantellare i gruppi paramilitari, spezzare i legami
esistenti tra questi e le forze di sicurezza e
sospendere l’applicazione di politiche che possano
determinare una nuova legittimazione del
paramilitarismo;
- reiterare l’appello al governo di
Bogotá affinché desista dall’applicare riforme
costituzionali che garantiscono poteri di polizia
giudiziaria alle forze armate;
- continuare a richiedere che i
gruppi della guerriglia rispettino il diritto
internazionale umanitario e raggiungano un accordo col
governo per garantire che la popolazione civile sia
protetta dalle conseguenze del conflitto tra le due
parti.
FINE DEL COMUNICATO Roma, 9 febbraio 2004
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