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Riflessioni di Paolo Bergamaschi

Carissimi,

non so quanti di voi hanno seguito le ultime vicende di Cipro. Spero non vi sia sfuggito il catastrofico risultato del referendum di sabato scorso che ha sancito la divisione dell'isola in gabbie etniche, greco-ciprioti nel sud e turco-ciprioti nel nord dell'isola protetti da più di 30.000 truppe di occupazione inviate da Ankara.
Kofi Annan aveva definito l'Unione Europea come il motore del processo di riunificazione ripartito alla fine del 2002 sotto l'egida delle Nazioni Unite. Lo stesso Segretario Generale dopo il fallimento dei colloqui nel marzo dello scorso anno aveva dichiarato che avrebbe ripreso gli sforzi di pace solo in presenza di una prospettiva concreta di soluzione. Nel dicembre 2003 il presidente di Cipro , il greco-cipriota Papadopoulos (unico governo riconosciuto internazionalmente) ha chiesto ufficialmente a Kofi Annan di cominciare a ritessere la sua tela. Nel frattempo a Cipro-Nord si era insediato un governo (non riconosciuto dalla comunità internazionale) pro-soluzione che ha neutralizzato di fatto il vecchio leader oltranzista Denktash tuttora presidente. I buoni auspici della Turchia hanno incoraggiato Annan a presentare un piano di pace fortemente sostenuto dall'Unione Europea che come tradizione ha sempre chiesto ai suoi candidati di risolvere tutti i contenziosi prima dell'adesione.
Ogni piano di pace porta con se dolorosi compromessi. La pace ha un prezzo, lo sappiamo bene. Così la parte greco-cipriota ha respinto il piano di pace con il 75% dei voti e quella turco-cipriota l'ha approvato con il 65%. Dal primo di maggio, giorno dell'allargamento, l'Unione Europea sarà delimitata anche da un muro etnico, l'ultimo muro del continente con paradossalmente i Greco-Ciprioti all'interno ed i Turco-Ciprioti all'esterno.
Ho lavorato molto in questi mesi sulla questione cipriota. Chi di voi mi ha sentito parlare negli ultimi mesi sa quante volte ho citato Cipro per sottolineare la necessità di creare un'iniziativa di sostegno all'azione di Kofi Annan a livello europeo. Ho sempre detto che con il conflitto in Iraq si è creato un grande movimento contro la guerra che non è ancora un vero movimento per la pace. Il caso Cipro dimostra che la strada da percorrere è  molto  lunga.

Paolo Bergamaschi