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Interventi internazionali --> Asia centrale --> Gestione delle risorse idriche e prevenzione dei conflitti in Asia Centrale.

 


Gestione delle risorse idriche e prevenzione dei conflitti in Asia Centrale.
Il caso della valle di Ferghana. Idea Progettuale.

Karl Giacinti

Centro Studi Difesa Civile

In seguito alla partecipazione alla conferenza "European Experience & Central Asia Conflict Prevention NGO’s Networks", tenutasi il 3 Dicembre 2003 ad Almaty, Kazakhstan, e organizzata dalla Fondazione tedesca Friedrich Ebert Stiftung (FES) con finanziamento della Delegazione della Commissione Europea in Kazakhstan, ho avuto la possibilità di conoscere rappresentanti di ONG dell’Asia centrale e cooperanti ed espatriati italiani che vivono in quell’area. Con loro è stata discussa e confrontata la presente idea progettuale.

INDICE

1. Introduzione
2. La valle di Ferghana
3. Idea progettuale: un centro di servizi di sostegno alle ONG
4. Bibliografia basica


1. Introduzione

Dalla caduta dell’Unione sovietica in Asia Centrale (Kyrgyzstan, Tajikistan, Uzbekistan, Kazakhstan e Turkmenistan) si è riaperta una partita strategica centrale. Molti sono gli aspetti sui quali si concentrano le analisi degli studi di area: la dimensione geopolitica che vede il confronto tra russi e statunitensi, ma anche con la Cina; la rinascita dell’Islam e di antichi progetti pan-turchisti; la lotta per il controllo delle incredibile riserve energetiche (soprattutto petrolio e gas) dell’area; crisi ecologiche di portata regionale.

L’occasione offertaci dalla Fondazione Ebert di confrontare alcune delle nostre ipotesi di ricerca con ONG centrasiatiche ci ha portato ad evidenziare alcune di queste contraddizioni, in particolare per quanto riguarda i conflitti legati alle risorse naturali ed energetiche. Sul tema molto è stato scritto e fatto, non è un caso infatti che le prime forme di società civile nate in Kazakhstan dopo la fine dell’Unione sovietica siano state associazioni ambientaliste che si sono battute per la chiusura dei poligoni militari in cui l’URSS effettuava esperimenti nucleari che hanno contagiato milioni di persone. Ma molto resta da fare, per esempio nel settore della gestione delle risorse idriche, settore nel quale oggi le Organizzazioni Internazionali e i governi dell’area stanno investendo grandi energie al fine di invertire un processo di degradazione ambientale che sta raggiungendo una dimensione catastrofica.

I problemi connessi con la gestione delle risorse idriche, e più in generale i problemi ambientali, sono considerati al momento una seria minaccia alla stabilità nei paesi dell’Asia Centrale. In Asia Centrale l’imprevidenza dell’uomo ha causato una delle più gravi crisi ecologiche del mondo: la scomparsa del mare di Aral. L’uso improprio e non sostenibile delle acque dei grandi fiumi Syr Darya e Amu Darya e un’agricoltura intensiva con le monocolture del cotone sono le cause primarie di questa situazione, che oggi costituisce lo scenario di uno dei potenziali "water conflict" del pianeta. Ma in Asia Centrale a fianco di questa catastrofe di dimensioni regionali, esistono oggi numerosi conflitti pure gravi anche se di portata minore, tra questi la valle di Ferghana, suddivisa al momento tra tre diversi stati (Kyrgyzstan, Tajikistan e Uzbekistan); la zona del Kazakhstan del sud, nella zona di confine con l’Uzbekistan e il Kyrgyzstan; il settore del riordino delle agenzie dell’acqua nelle zone urbane.

I progetti di gestione delle risorse idriche, di approvvigionamento idrico, di potabilizzazione delle acque, (water and sanitation, water rehabilitation and management) condotti con un approccio che tenga conto della prevenzione dei conflitti legati alle risorse naturali sono attualmente di grande attualità in tutte le repubbliche dell’Asia Centrale.

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2. La valle di Ferghana

La valle di Ferghana, abitata da più di 10 milioni di persone, ha circa il 60% del suo territorio in Uzbekistan, il 25% in Tajikistan e il 15% in Kyrgystan. La valle, che si adagia sotto il complesso montuoso di Tien-Shan, è lunga 350 chilometri ed è larga 100 ed è attraversata dal fiume Syr-Darya. Delle sette provincie amministrative in cui è suddivisa la valle, 3 si trovano in Uzbekistan, 3 in Kyrgystan e una in Tajikistan. A complicare il problema dei confini nella valle vi è anche la presenza di 5 piccole enclaves.

La valle di Ferghana ha sofferto moltissimo con l’indipendenza per l’imposizione di confini territoriali in un’area che era economicamente interconnessa grazie ad una rete di infrastrutture idriche, energetiche e di trasporti durante il periodo sovietico. Quelli che una volta erano semplici confini amministrativi, col crollo dell’Unione Sovietica sono divenuti nuovi confini nazionali, luoghi di tensione tra gli stati che si contendono il controllo della valle (ad es. parte del confine tra Uzbekistan e Tajikistan è stato minato). Seri conflitti per le risorse idriche e per la proprietà terriera, complicati da antiche rivalità etniche e da un tragico declino nelle condizioni di vita della popolazione hanno fatto sì che il rischio di esplosioni di violenza nella valle di Ferghana, specialmente tra Tajikistan del nord e Kyrgystan del sud, sia uno dei più alti di tutta l’Asia centrale. L’acqua è oggi la causa della maggior parte dei conflitti su piccola scala che agitano la vita della valle di Ferghana.

Con la fine dell’Unione sovietica e la nascita dei Nuovi stati indipendenti (NIS) si sono evidenziati i diversi bisogni dei paesi dell’area relativamente alle scarse risorse idriche. Così mentre il Tajikistan e il Kyrgystan, paesi poveri di risorse energetiche ma ricchi di acqua investono nella produzione di energia elettrica, il Kazakhstan e l’Uzbekistan, con immensi giacimenti di petrolio e gas naturale dipendono, trovandosi a valle, dall’acqua proveniente dai pesi succitati per l’irrigazione delle loro colture intensive di cotone e grano. Il sistema che sotto l’Unione sovietica permetteva uno scambio di acqua dietro la concessione di energia, è crollato miseramente con l’indipendenza, causando fortissime tensioni tra i paesi confinanti.

La scarsità di acqua è ulteriormente esacerbata dall’inefficiente uso che della stessa viene fatto dai produttori agricoli della valle dovuto al malfunzionamento, ma molto spesso anche alla completa distruzione, del sistema di drenaggio e dei canali di irrigazione costruiti in epoca sovietica. Tutto ciò causa piene periodiche e l’incremento della salinità del suolo contribuendo direttamente all’aumento delle tensioni etniche tra le comunità che vivono nelle zone di confine. Infatti i conflitti causati dalla scarsità di risorse, soprattutto tra le comunità che vivono sul confine tra Tajikistan e Uzbekistan, sono molto spesso veicolati facendo riferimento a divisioni etniche.

Da parte governativa la riforma del settore idrico è ostacolata principalmente dalla mancanza di volontà politica di confrontarsi con un problema così complesso. Questo dipende fondamentalmente dallo scarso interesse delle autorità regionali e locali a cedere quote di potere derivante dal controllo sulla distribuzione idrica nelle loro rispettive località. Inoltre, per sperare di gestire con successo i conflitti legati alle risorse idriche è necessario un input di fondi e di know how che al momento mancano nella regione.

I conflitti sulle risorse idriche si manifestano nella valle sia a livello nazionale che a livello regionale/locale. Se alcuni dei conflitti locali, che hanno spesso assunto un carattere etnico, sono sicuramente gestibili senza il coinvolgimento diretto delle autorità nazionale, bisogna anche dire che il potenziale di questi conflitti locali di esplodere in rivolte etniche più estese è molto alto, soprattutto nelle zone della valle situate nel sud del Kyrgystan, dove si registrano aggressioni contro rifugiati o comunità tajike, o nelle comunità di confine tra Tajikistan e Kyrgystan. E’ comunque parere prevalente che l’escalation della violenza sia prevenibile con interventi specifici, anche a basso costo, e inter-comunità (in questo senso, uno dei pochi interventi di successo è stato finanziato dall’agenzia svizzera di sviluppo), Cfr. The Fergana Valley. In the midst of a Host of Crises, vedi bibliografia.

Nella valle di Ferghana i donatori stanno investendo ingenti risorse sia per il settore privato che per il settore non-governativo, ma sono pochi i progetti che prevedono interventi di prevenzione della violenza basati sulla costruzione di un’agenda di lungo periodo e secondo un programma dettagliato.

Per affrontare le cause strutturali di conflitti nella regione, e in particolare le dispute legate alle risorse idriche, i donatori sembrano intenzionati, nel breve periodo, a concentrarsi sulle comunità dove i conflitti hanno assunto un carattere etnico che, se non gestito, può provocare l’esplosione di violenze interetniche sul piano regionale.

Team di esperti, che includano esperti nella gestione delle risorse idriche e specialisti nella gestione dei conflitti, potrebbero lavorare insieme per sviluppare assessment che identifichino quelle comunità nella valle che sono più a rischio per questo tipo di conflitti.

Attualmente nella valle sono attive diverse agenzie internazionali tra cui:

Le Nazioni Unite con il programma di sviluppo della valle di Ferghana. In particolare, UNOPS sta realizzando un progetto di riabilitazione delle infrastrutture che si focalizza sul recupero delle infrastrutture idriche transfrontaliere, soprattutto per l’acqua potabile e l’irrigazione.

L’agenzia svizzera di sviluppo e cooperazione, che tra le altre cose ha finanziato progetti di prevenzione dei conflitti transfrontalieri a livello di comunità creando un network di mediatori di comunità e introducendo tecniche di gestione nonviolenta dei conflitti;

L’OSCE con alcuni progetti di sostegno alla diffusione di informazioni sull’analisi e la prevenzione dei conflitti (diritti umani e educazione interculturale) per le guardie di frontiera e gli amministratori locali.

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3. Idea progettuale: un centro di servizi di sostegno alle ONG

Dato il contesto di cui sopra, nel corso del convegno di Almaty sono state sviluppate delle ipotesi di intervento nell’area per ONG o consorzi di ONG che fossero interessate a lavorare nel settore del water management per la prevenzione dei conflitti.

Il progetto potrebbe articolarsi intorno alla realizzazione di un Centro di servizi per il sostegno alle ONG locali, anche se parlare di società civile, intesa come autonoma dallo Stato, in Asia centrale è abbastanza difficile: le organizzazioni della società civile infatti dipendono, per la loro sopravvivenza dagli aiuti delle organizzazioni internazionali o dello Stato, che finanzia solamente iniziative che si inseriscono nei suoi programmi di assistenza; non esiste un quadro legale definito per l’agire delle ONG, nè leggi che permettanno agevolazioni fiscali o l’autofinanziamento delle stesse; infine le ONG sono presenti solamente nelle grandi città, mentre sono quasi inesistenti nelle aree rurali, spesso teatro dei principali conflitti.

Ragionare quindi su un possibile intervento di ONG internazionali con e per il sostegno alle realtà della società civile che operano nella Valle di Ferghana sul tema della prevenzione dei conflitti violenti legati all’acqua, significa porre una particolare attenzione ai seguenti aspetti:

Sostenere, attraverso un consolidamento delle relazioni tra ONG dell’Asia centrale e ONG europee, una concezione etica che affermi la supremazia dei diritti umani universali e che trascenda gli interessi dei singoli gruppi etnici, sottraendo terreno agli argomenti utilizzati nei conflitti interetnici o interreligiosi;

Migliorare la stabilità finanziaria delle ONG locali diminuendo la dipendenza dai finanziatori internazionali attraverso la ricerca di nuove fonti di finanziamento, per esempio attraverso gli strumenti della cooperazione decentrata;

Sostenere la professionalizzazione delle ONG. Oggi infatti anche gli attori non statali devono imparare a "giocare" su un piano trans-nazionale, allargando la loro visione, le loro alleanze e la loro efficacia. Questo processo di apprendimento è in corso in Asia centrale, ma potrebbe essere molto accentuato e facilitato dal di fuori, attraverso ad esempio contatti con network e realtà gia esistenti.

La realizzazione di un Centro di servizi per il sostegno alle Ong locali che lavorano sui temi dell’acqua e della prevenzione dei conflitti, potrebbe venire incontro a queste necessità. Il Centro andrebbe progettato in stretta collaborazione con realtà locali già operanti, e in particolare con centri che già sperimentano la convivenza di più organizzazioni. Gli uffici del Centro servizi andrebbero realizzati congiuntamente a queste iniziative, supportando le loro attività e stimolando sinergie tra queste e con attori esterni. Le ONG internazionali sosterranno l’iniziativa fornendo informazioni su eventi e opportunità di finanziamento (attraverso la realizzazione di database e newsletter), fornendo formazione a sostegno della professionalizzazione degli operatori, mettendo in rete le Ong dell’Asia centrale con le loro controparti in altri continenti permettendogli di partecipare ai dibattiti internazionali, in particolare sul tema dei conflitti legati all’acqua.

Per sviluppare un progetto credibile sarebbe necessario uno studio di fattibilità articolato, ma già ora con i dati in nostro possesso si può realisticamente ipotizzare un intervento che preveda le seguenti scadenze temporali:

Elaborazione di uno studio di fattibilità nell’area prescelta (valle di Ferghana, mare di Aral);

Apertura di un ufficio nell’area (appoggiandosi ad ONG locali già operanti, vedi allegato con elenco ONG che hanno partecipato alla conferenza);

Partecipazione a bandi EIDHR e/o ECHO nel primo anno e, dopo un periodo di un anno si potrà partecipare ai bandi TACIS (che coprono Tajikistan, Uzbekistan e Kyrgystan);

Al progetto potrebbero essere abbinate attività di capacity building e conflict management attraverso per esempio una "school on water conflicts"

Si propone inoltre di costituire un gruppo di lavoro internazionale (tra Ong e centri di ricerca dell’Asia centrale) sul tema: "Water conflict prevention"

L’intervento potrebbe essere realizzato da un consorzio di ONG che fossero interessate ad operare in Asia Centrale (a oggi la presenza di ONG italiane in Asia centrale è praticamente inesistente) eventualmente in collaborazione con aziende municipalizzate italiane o società specializzate nella riabilitazione idrica; associazioni e/o ONG ambientaliste; ONG locali.

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4. Bibliografia basica:

· The economist 26 Luglio 2003 – "At the crossroad. A survey of central Asia"

· The Fergana Valley. In the midst of a Host of Crises, in "Searching for peace in Europe and Eurasia", edited by Paul Van Tongeren, Hans van de veen and Juliette Verhoeven, a Project of the European Center for Conflict Prevention, 2002, London).

· Tapping the potential. Improving water management in Tajikistan. National Human Development Report 2003. UNDP Republic of Tajikistan. Disponibile su internet:

http://www.untj.org/undp/publications/nhdr2003  ; http://www.undp.tj/publications/nhdr2003 /

· Conflict Prevention in Central Asia: the role of OSCE. A report on a Conference organized by the European Center for Conflict Prevention and the Netherlands Ministry of Foreign Affairs. The Hague March 2002. Disponibile su internet: Disponibile su internet: http://www.xs4all.nl/~conflic1/CentralAsia.pdf

Roma 14 Marzo 2004

Karl Giacinti
Centro Studi Difesa Civile

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