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1.DISCORSO INTRODUTTIVO
È stata lanciata da
Padova la campagna nazionale per un progetto di legge su di un Istituto
Internazionale di ricerca e formazione per la Pace e sui Conflitti.
Promotore della campagna è il Movimento Internazionale di
Riconciliazione, sezione di Padova, insieme a Beati i Costruttori di Pace,
la Associazione per la Pace, tutti in quanto membri del nodo Lilliput di
Padova, inoltre il Gruppo autonomo per il Volontariato Civile di Bologna e
Padova. Questi gruppi hanno ottenuto il sostegno di alcuni parlamentari
del Veneto. Nella precedente legislatura (XIIIa) un progetto di legge è
stato presentato sia alla Camera ed al Senato da rappresentanti di tutte
le correnti politiche. Nella nuova legislatura il Comitato padovano
promotore della legge, propone che la sede nazionale dell'Istituto diventi
Perugia, sia per le tradizioni storiche di pace dell'Umbria, sia per il
lavoro svolto dal Comitato promotore del CeCoP con il coinvolgimento
attivo dell'Università.
ONOREVOLI
DEPUTATI/SENATORI
Nel 1992 l’allora
Segretario generale delle Nazioni Unite Boutros Ghali, del
documento denominato Un’agenda per la Pace osservava che, dopo il crollo
del muro di Berlino, siamo entrati in un’epoca caratterizzata da tendenze
contraddittorie.
Da un lato si assiste a livello planetario ad un continuo progresso
civile in molteplici campi quali la democratizzazione, la collaborazione
sovranazionale, il rispetto dei diritti umani, il progresso economico e
sociale e dall’altro si susseguono brutali conflitti etnici, religiosi,
sociali, culturali.
" (Smith D.: Trends
and causes of armed conflicts, in AA.VV., The Berghof Handbook for
Conflict Transformation, ã Berghof Research Center for Constructive
Conflict Management).
E di fronte alla brutalità della guerra Boutros Ghali concludeva che "il
più auspicabile ed efficace impegno della diplomazia è quello volto ad
attenuare le tensioni prima che sfocino in un conflitto o, se scoppia il
conflitto, l’agire rapidamente per contenerlo e per risolvere le cause
che ne sono alla base" (Rapporto del Segretario Generale: "Un’agenda
per la Pace" A/47/277 – S/24111 del 1992).
Il ruolo fondamentale della prevenzione è stato ribadito anche dall’attuale
Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan il quale rileva
che "la più dispendiosa delle politiche di prevenzione è
comunque più economica, in termini di vite e risorse, del meno costoso
degli interventi" sottolineando che i conflitti avvenuti negli
anni 90 sono costati alla comunità internazionale 230 miliardi di dollari
e migliaia di vite umane (Kofi Annan: Elogio della Prevenzione, The
Economist, traduz. in "Internazionale" N. 316-7 del 13.1.2000).
Una politica di prevenzione richiede però "una conoscenza
tempestiva e accurata dei fatti". E
dunque è essenziale la costituzione di "un sistema di preallarme
fondato sulla raccolta di informazioni e su richieste informali o formali"
(Boutros Ghali: Un’ agenda per la Pace).
Anche quando le crisi sfociano in conflitti aperti esistono mezzi e
strumenti di carattere giuridico, politico, economico e di intervento
civile e militare che possono condurre ad una soluzione pacifica del
conflitto.
L’individuazione e il dispiegamento di
tali risorse richiede tuttavia del tempo che è proprio il fattore che
manca in tali situazioni. Più infatti gli interventi sono tardivi e meno
sono efficaci.
Di qui l’importanza di avere a
disposizione, in tali circostanze, analisi sulle aree di conflitto e
proposte di intervento che, tenuto conto dei possibili scenari, permettano
di bloccare l’escalation del conflitto e di risolverlo.
Il "cessate il fuoco" non produce automaticamente situazioni di
pace. Sono necessarie molteplici misure volte a ristabilire la fiducia, il
dialogo e a permettere la ricostruzione del tessuto economico e sociale
per evitare la riproposizione delle dispute (Prevenzione
post-conflitto).
Prescindendo dalla forma più eclatante di violenza, ossia il
conflitto armato, va riconosciuto che esistono forme di violenza
strutturale che violano i diritti fondamentali delle persone e minacciano
la sicurezza delle comunità umane. Una minaccia altrettanto pericolosa
può provenire da forme di violenza diretta messe in atto da
organizzazioni e gruppi terroristici o criminali.
Risulta pertanto necessario lo studio delle precondizioni per la pace vale
a dire tutti quei processi e quelle politiche che favoriscono l’instaurazione
di sistemi e modelli politici, sociali ed economici più giusti e pacifici
e che possono prevenire lo scoppio di azioni di violenza diretta.
Diversi governi sia nazionali che locali hanno già da alcuni decenni
creato Istituti di ricerca per la pace, finanziati, pubblicamente, per
indagare in modo scientifico e con continuità le complesse problematiche
in precedenza menzionate.
L’attività di tali Istituti ha consentito di ampliare notevolmente,
sotto vari aspetti, la conoscenza dei meccanismi e dei fattori che
permettono la costruzione di ordini di pace.
Dan Smith, direttore dell’Istituto di Ricerca per la Pace di Oslo (PRIO),
uno dei più autorevoli Istituti fondato nel 1959, esprimendo le proprie
valutazioni sull’attività svolta da tali Istituti afferma: " Credo
che ora si abbia una migliore comprensione di come i conflitti evolvono,
di come le loro diverse cause interagiscono l’una con l’altra, dei
rapporti tra ingiustizia e conflitto violento (…) delle dinamiche della
corsa agli armamenti e del funzionamento del complesso industriale
militare. Ritengo che le ricerche per la pace abbiano reso anche notevoli
contributi alla comprensione degli accordi che seguono ad un
conflitto" (AA.VV. "Gli Istituti e i Centri internazionali di
Ricerca per la Pace" M.I.R.- Beati I Costruttori di Pace. Padova
1999).
E’ dunque giunto il momento che anche l’Italia colmi il ritardo che in
questo campo sconta rispetto a molti paesi europei. La costituzione di un
Istituto Internazionale di Ricerca per la Pace consentirà di fornire,
attraverso i risultati dell’attività di ricerca, importanti contributi
per:
-
la politica
estera del nostro paese;
-
la
definizione di una Politica Estera di Sicurezza Comune (PESC) nell’ambito
dell’ Unione europea e in generale per il continente europeo;
-
l’individuazione
di risposte ai pressanti e drammatici problemi che la comunità
internazionale deve affrontare .
Con la creazione di un
Istituto Internazionale di ricerca per la pace l’Italia inoltre
ottempera agli impegni di promozione della pace assunti in diverse sedi
internazionali e in particolare in sede ONU.
Infatti l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite constatando la
proliferazione della violenza e dei conflitti in varie parti del mondo con
la Risoluzione 52/15 del 20 Novembre 1997 ha proclamato l’anno
2000 come Anno Internazionale per la Cultura di Pace e con la risoluzione
53/25 del 10 novembre 1998 il periodo 2001 – 2010 come la Decade
Internazionale per una Cultura di Pace e Nonviolenza per i Bambini del
Mondo.
Più recentemente con la risoluzione 53/243 del 13 Settembre 1999 ha
adottato una Dichiarazione e un Programma di Azione sulla Cultura di Pace.
Inoltre l’Organizzazione delle Nazioni Unite, al fine di creare un
movimento internazionale di opinione per la pace e la nonviolenza, ha
divulgato per il tramite dell’Unesco, il "Manifesto 2000 per una
cultura della pace e della nonviolenza" sottoscritto da oltre 65
milioni di persone.
Anche il dettato costituzionale, che afferma il ripudio della guerra come
soluzione dei conflitti, attraverso l’attività di tale Istituto, potrà
trovare una sua concreta attuazione.
Pur godendo di stabili finanziamenti pubblici, l’Istituto è creato con
forma giuridica e struttura organizzativa tali da garantire la sua piena
autonomia intellettuale e operativa premessa indispensabile per una seria
attività scientifica.
Le sue finalità prevalenti, ma non esaustive, sono di due tipi:
-
una ricerca di base sulle
problematiche della guerra e della pace come di quelle relative ai
conflitti interpersonali e fra gruppi umani;
-
una ricerca finalizzata alla
individuazione precoce e alla risoluzione nonviolenta dei conflitti.
L’Istituto inoltre si caratterizza per:
-
un permanente collegamento
internazionale. Tale principio si traduce in una composizione
multinazionale del suo Comitato scientifico, degli altri organi
operativi e dello staff dei ricercatori e in un’ampia e fattiva
collaborazione con analoghi istituti esteri;
-
un impegno volto alla
pubblicizzazione dei risultati dell’attività di ricerca e di
studio, alla divulgazione della cultura di pace e di risoluzione
nonviolenta dei conflitti, alla formazione di giovani ricercatori e
del personale civile e militare impegnato in missioni di pace
promosse dalle Nazioni Unite alle quali il nostro paese con sempre
maggiore frequenza è chiamato a partecipare;
-
una convinta apertura alla
società civile per sviluppare con le sue diverse componenti
progetti comuni di ricerca ed educativi;
La città di Perugia, con una lunga tradizione
di attenzione alla cultura di pace, grazie anche all’opera di figure
storiche importantissime quali S. Francesco e in tempi più recenti Aldo
Capitini, ed ospitante la tradizionale marcia per la pace, appare il
luogo più adatto ad ospitare l’Istituto.
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