Centro di Ricerca e Formazione sui Conflitti e per la Pace
1.1.
Premessa
Perugia e l'Umbria, terra di
tradizioni umaniste e di pace, patria di San Francesco e del filosofo
Aldo Capitini, possono dare un contributo significativo al processo di
riscossa della cultura di civiltà per arginare i conflitti
incalzanti.
Per contribuire ad aggregare
sinergie positive tra mente, cuore ed azione, per favorire la coesione
sociale ed il superamento dei momenti difficili è utile rinsaldare i
collegamenti fra il mondo accademico e la società civile, le
organizzazioni non-governative, le realtà economiche, gli ambienti
istituzionali, quelli dello sport, dell'arte e della spiritualità.
Per questi motivi si è
costituito, su una prima iniziativa di un gruppo di studenti,
neolaureati e docenti di area nonviolenta "pragmatica", un
Comitato promotore a cui hanno aderito oltre 40 docenti e decine di
studenti e laureati.
In giugno e luglio 2000 la
Giunta d’Ateneo presieduta dal Rettore Giuseppe Calzoni ha deliberato
delle dichiarazioni di approvazione della iniziativa, mentre il
Consiglio degli studenti vi aderiva all’unanimità.
Nel corso dell’incontro
pubblico fra Comitato promotore CeCoP e candidati a Rettore, avvenuto il
30.06.00, il progetto è stato favorevolmente accolto da entrambi i
candidati. Il neoeletto prof. Francesco Bistoni, sulla base
dell'interesse dichiarato, ha poi aderito al ciclo di incontri su
"Ricerca, conflitti e sviluppo" e seguito di persona
l'evolversi del progetto.
Il Comitato promotore ha
perseguito diversi impegni. Fra l’altro esso ha fatto propri diversi
progetti già avviati dal Centro Studi Difesa Civile (una associazione
di ricerca i cui membri sono stati particolarmente attivi nella
preparazione del CeCoP).
Nel corso del 2001 sono anche
sopraggiunte le delibere della Facoltà di Lettere e Filosofia e della
Facoltà di Economia.
Il Coordinamento del Comitato promotore CeCoP
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1.2.
Introduzione
L’esigenza di sviluppare
strategie e strumenti alternativi all’uso della violenza nella gestione
dei conflitti, sia a livello di comunità che internazionali, è sempre
più avvertita nel nostro continente.
In particolare in
Italia si avverte anche l’esigenza di disintasare i tribunali da un
eccesso di controversie che possono essere risolte attraverso altre e
più snelle procedure.
Il modo in cui le
società affrontano i conflitti è determinante per la realizzazione di
un sistema globale equilibrato. Queste scelte sono strettamente
collegate al modo in cui vengono gestiti conflitti personali e sociali
all’interno delle varie regioni che sono a loro volta determinanti per
la realizzazione della giustizia e della democrazia.
Appaiono purtroppo in
aumento le manifestazioni impulsive ed aggressive anche a livello
locale. Si pensi alla violenza negli stadi, alla violenza sui minori,
sulle donne, all’interno delle famiglie, agli episodi di lancio di
pietre sulle auto dai cavalcavia, ai fenomeni di arroganza e
prevaricazione nelle scuole (bullismo), sul lavoro (mobbismo) e sulle
strade. Si pensi anche al malcontento giovanile e ad episodi come quelli
di Genova, nel luglio 2001 durante l’incontro del G8.
Molteplici fattori
sociali, ambientali, economici, sanitari ed internazionali della attuale
fase storica e gli avvenimenti riportati dalla stampa, rappresentano e
generano una diffusa preoccupazione ed una compressione interiore nei
soggetti. Queste dimensioni soggettive correlate a quelle oggettive sono
alla base dello scatenamento di comportamenti distruttivi ed
apparentemente gratuiti.
Le leadership e le
amministrazioni locali si trovano spesso a gestire situazioni
problematiche connesse alla ricerca di una tranquillità che i cittadini
soprattutto in città di medie e piccole dimensioni come quelle umbre
ricordano di avere conosciuto e che ora temono di perdere e non poter
recuperare.
Data la complessità
dei fenomeni presi in esame che pervadono tutte le dimensioni della vita
collettiva, data la interdipendenza di questi fenomeni con tutte le
branche del sapere e dell’agire umano, si rende necessaria una
impostazione interdisciplinare della ricerca e della formazione a favore
di una cultura di trasformazione costruttiva delle controversie.
Centri sui conflitti e
la pace sono stati fondati, negli ultimi decenni, in molte Università
di tutto il mondo; anche in Italia diverse Università hanno preso o
stanno prendendo iniziative in tal senso (Bologna, Napoli, Bari, Pisa,
Torino, Firenze, Roma 1 e Roma 3).
Perugia è una città
con una rinomata vocazione storica a favore della pace e riteniamo possa
svolgere un ruolo attivo nell’aggregare le energie positive e
contribuire all’avanzamento della civiltà.
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1.3.
Finalità
Il progetto CeCoP mira
promuovere una cultura di civiltà e di democrazia. Esso vuole porre le
basi per canalizzare energie e risorse finanziarie su alcuni
accorgimenti essenziali per la tenuta della coesione sociale dell’Italia
e del globo nei periodi di crisi e di tensione.
Il Ministero per gli Affari
Esteri svedese ha pubblicato nel maggio 1999 un opuscolo in cui
individua 5 obiettivi principali per la prevenzione dei conflitti
violenti: la promozione di una cultura della prevenzione, la
identificazione dei fattori di rischio strutturali, lo sviluppo di un
sistema di norme internazionali ed il rafforzamento della loro
applicazione, il rafforzamento del quadro istituzionale internazionale e
degli strumenti preventivi, il rafforzamento della capacità nazionali
di azione preventiva nei conflitti internazionali in diverse sfere
politiche, esteri e sicurezza, commercio, migrazioni ed assistenza allo
sviluppo. (Preventing violent conflict - a Swedish action
plan; Ministry for Foreign Affairs, Regeringskanliet, Stockholm
1999).
Il CeCoP rappresenta la
premessa strutturale per una operazione complessa e di ampio respiro che
coinvolge la società civile, gli ambienti accademici e culturali, la
formazione dei giovani.
In linea con tali obiettivi il
CeCoP: favorirà il dibattito interdisciplinare, aderirà ad una prassi
etica di ricerca scientifica e tecnologica, promuoverà e coordinerà
studi e formazione particolarmente su:
Origine, natura,
gestione, trasformazione e soluzione dei conflitti.
Forme di mediazione,
negoziazione, conciliazione, arbitrato e di problem solving.
Aspetti soggettivi,
relazionali, comunicativi, affettivi nei conflitti.
Pace, disarmo,
solidarietà, confidence-building, sicurezza e difesa civile.
Ruolo e gestione dei
mezzi di informazione nei conflitti.
Avanzamento della
scienza e della tecnica: genesi e superamento di conflitti.
Aspetti economici,
finanziari e commerciali nei conflitti e nel loro superamento.
Sviluppo democratico
e coesione sociale.
Il quadro
internazionale: l’affinamento degli strumenti idonei a migliorare il
quadro istituzionale internazionale e gli strumenti preventivi; la
cooperazione internazionale, le operazioni di mantenimento e di
creazione della pace, di creazione delle istituzioni e di
democratizzazione come ad esempio le operazioni di organizzazione e
monitoraggio elettorale.
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1.4.
Contenuti
L’attività del CeCoP
si articolerà su quattro diversi livelli:
A. LIVELLO DI RICERCA EPISTEMOLOGICA-TEORICA:
Con riferimento al
dibattito sui paradigmi scientifici e tecnologici, una linea di ricerca
avrà il compito di indagare sulla natura e sul valore della conoscenza
scientifica e della cultura, in un’epoca come la nostra
contraddistinta da profonde disfunzioni, asimmetrie e contraddizioni. Si
tratta di capire fino a che punto la scienza e la cultura prodotta sono
in grado di fronteggiare le grandi sfide imposte da una parte dal
processo di globalizzazione in atto, dall’altra dall’emergere di
visioni etnocentriche, nazionalistiche, fondamentaliste.
Con l’attenzione
rivolta alla complessa fenomenologia dello sviluppo, una traccia di
riflessione potrebbe essere sulla attualità dei modelli teorici
convenzionali, sulla loro capacità di proporre soluzioni efficienti ed
anche sulla possibilità di un confronto con modelli diversi.
Appare inoltre utile
approfondire gli aspetti etici delle nuove frontiere della ricerca, del
loro modo di essere presentate dai mezzi di informazione di massa, del
loro impatto nel risolvere i problemi ma anche nel creare nuovi
possibili squilibri, sì da valutarne attentamente vantaggi e svantaggi,
costi e benefici. Il processo dialettico fra tecnici ed umanisti può
infatti contemperare le euforie e le angosce, le illusioni e le
strumentalizzazioni che gravitano intorno ad una scienza in rapido
sviluppo.
B. LIVELLO DI RICERCA
TECNICO-SCIENTIFICA:
I docenti di discipline
scientifiche possono dare un contributo importante per un’analisi
dettagliata di molte tematiche legate ai processi di riarmo e di
disarmo, ai negoziati e ai trattati internazionali, alle metodologie di
verifica, alle implicazioni di vari possibili "modelli di
difesa" adottabili da parte dei paesi singoli, di gruppi di paesi o
di alleanze. Tali docenti possono valutare con rigore l’impatto delle
nuove ricerche biotecnologiche e genetiche, della modernità industriale
e delle trasformazioni ambientali, del rapporto fra scienza e finanza,
con le loro ricadute sulla qualità della vita collettiva, per la
valorizzazione dell'equilibrio, del rispetto e dello sviluppo
compatibile.
C. LIVELLO DI RICERCA
PSICO-SOCIALE E POLITICO-ECONOMICA:
Potranno essere presi
in considerazione a titolo esemplificativo:
- il tema
della gestione dell’aggressività distruttiva e della violenza ai
livelli individuali e collettivi;
- il piano
della informazione di massa e della comunicazione diretta fra le
diverse parti nella gestione costruttiva dei conflitti, nei gruppi
di lavoro e di studio nelle dinamiche familiari, sociali, fra
generi, fra razze, sul lavoro ed in quelle internazionali;
- gli aspetti
economici, finanziari e commerciali nei conflitti e nel loro
superamento.
- lo sviluppo
democratico e la funzione della coesione sociale.
- il quadro
internazionale: lo sviluppo di un sistema di norme internazionali ed
il rafforzamento della loro applicazione, il rafforzamento del
quadro istituzionale internazionale e degli strumenti preventivi. La
cooperazione internazionale, il peacekeeping, il peacebuilding,
la institution e democracy building.
D. LIVELLO FORMATIVO:
Le tematiche dei
conflitti e della pace fanno parte delle discipline universitarie. Il
perseguimento di modalità costruttive di gestione dei conflitti è uno
scopo primario per l’avanzamento e la diffusione delle conoscenze. È
per questo motivo che le attività del CeCoP vanno intese come parte
integrante dei compiti dell’Ateneo, delle istituzioni pubbliche e
private dei loro dipendenti.
Ribadendo l'importanza
della formazione come vettore di competenze per la soluzione dei
conflitti, verranno definiti programmi e progetti di cooperazione con
altre Istituzioni (Enti locali, governativi, europei, internazionali e
privati), in modo da inserire la ricerca e la formazione del CeCoP in un
contesto di operatività in grado di provvedere ad adeguati
finanziamenti ed a risposte efficaci per le esigenze del
territorio.
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1.5.
Metodologia
Il CeCoP intende:
- Indirizzare le risorse
finanziarie pubbliche (locali, regionali, nazionali, europee ed
internazionali) e private per le ricerche sulla prevenzione e la
gestione costruttiva dei conflitti in tutte le loro manifestazioni.
- Diffondere le tecniche di
mediazione, negoziazione, conciliazione, arbitrato e problem solving,
del peacekeeping e del peacebuilding, delle tecniche
comunicative e relazionali per favorire l’armonia sociale, delle
modalità di gestione costruttiva dei conflitti a tutti i livelli.
- Promuovere corsi di
formazione a diversi livelli e per diverse tipologie di partecipanti:
ricordiamo il filone della formazione dei mediatori sociali, figure
professionali emergenti già considerate dall’Unione Europea, che
potrebbero essere utilizzate sia a livello internazionale che locale,
nei conflitti familiari, sociali, di quartiere, lavorativi,
interculturali; sono peraltro già progettati i corsi di formazione
per il personale civile nelle emergenze e nelle missioni di pace
internazionali.
Va considerata la possibilità
di offrire corsi di specializzazione ed approfondimento alle tipologie
di operatori tradizionalmente coinvolte nelle situazioni di tensione
(forze dell’ordine, operatori sociali), ma anche a tutto il personale
pubblico e privato addetto ai rapporti con gli utenti, affinché si
diffondano le tecniche comunicative e relazionali idonee a disattivare
gli attriti fra operatori e pubblico e quelli interni alle stesse
aziende;
Il CeCoP potrà inoltre essere
coinvolto nella formazione delle centinaia di ragazzi che ogni anno
scelgono il servizio civile, attraverso delle convenzioni con la Regione
Umbria, eventualmente mettendo a fuoco in particolare il contributo che
essi possono dare per arginare la microconflittualità.
Il CeCoP opererà:
- Favorendo e coordinando su
scala locale, nazionale e internazionale lo scambio di informazioni e
iniziative atte a promuovere collaborazioni interdisciplinari.
- Stipulando convenzioni ed
accordi di collaborazione con enti pubblici e privati, italiani e
stranieri, per la realizzazione delle sue finalità.
Il CeCoP potrebbe costituire un
Archivio di supporto alle sue iniziative, disponibile a tutti coloro
che, a livello locale ed internazionale, contribuiscono alla costruzione
di una cultura per la gestione costruttiva dei conflitti.
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1.6.
Fasi del progetto CeCoP
Il progetto di
costituire un Centro di ricerca e formazione sui Conflitti e la Pace si
articola in diversi momenti che vengono tenuti distinti per necessità
descrittive, ma che nei fatti si compenetrano.
1. La approvazione
dello Statuto da parte degli Organi universitari, la strutturazione
di una sede e di un piccolo nucleo di coordinamento;
2. L’avvio di
attività atte a raccogliere le energie costruttive ed a focalizzare
i nodi conflittuali;
3. Le ricerche
specifiche di analisi e di proposta;
4. I corsi di
formazione per preparare personale qualificato all’intervento
nelle diverse situazioni conflittuali, familiare, di quartiere,
aziendale, internazionale etc.
5. Un progetto di
legge a favore di un Istituto Italiano di ricerca e formazione per
la Pace e sui Conflitti, con valenza internazionale.
Il punto 1° è l’indispensabile
punto di riferimento per coordinare le attività dei punti 2°, 3° e
4° e 5°. Fino alla costituzione del Centro presso la Università
stessa, il Comitato promotore è ospite del Centro Studi Difesa Civile e
dell'Associazione Umbra per l'Obiezione di Coscienza.
Il punto 2°, cioè la
attivazione della intelligentia, della cultura, dei
valori costruttivi della società umbra, per meglio identificare i nodi
conflittuali e le risorse per la loro trasformazione, è partita con il
ciclo di tavole rotonde "Ricerca, conflitto e sviluppo"
organizzato per l’Anno Accademico 2000-2001 presso l’ Università di
Perugia.
Il punto 3° è stato
avviato da alcuni promotori del CeCoP, ad esempio con le ricerche
effettuate dal CSDC (fra i promotori del CeCoP) per il Centro Militare
di Studi Strategici del Ministero della Difesa: La Difesa Civile ed
il progetto Caschi Bianchi; peacekeepers civili disarmati e
per l’ufficio ONU del Ministero degli Affari Esteri: Le Ong e la
gestione dei conflitti nelle operazioni di pace; Il confidence-building nelle crisi internazionali; Analisi, esperienze, prospettive sia
con la raccolta degli interventi del ciclo di tavole rotonde.
Anche il punto 4° può
vantare alcuni preludi. Su impulso del Comitato promotore del CeCoP, il
Consorzio ITER (della Confcommercio Umbria), e la Cooperativa Mediazioni
(del CSDC), con la collaborazione delle Istituzioni educative regionali,
hanno presentato alla Provincia di Perugia un progetto contro la
dispersione scolastica incentrato sulla risoluzione dei conflitti
giovanili e sulla creazione di giovani mediatori sociali.
Nel novembre 2001, è
stato proposto alla Regione dell’Umbria un progetto di formazione per operatori
nelle missioni internazionali di pace. Proponenti, nello spirito del
comitato promotore CeCoP, sono la Cooperativa Mediazioni insieme al
Consorzio ITER, alla Facoltà di Economia, al Dipartimento di Scienze
filosofico-linguistiche, linguistico-letterarie dell’area romanza
slava, alla Caritas Umbra, al Comando Operativo Interforze (Ministero
della Difesa), ad Alisei, alla Croce Rossa Italiana, al Berghof Institut
di Berlino, alla Cooperativa Monimbò del Commercio Equo e Solidale alla
Associazione per la Pace ed ad altri.
Riguardo al punto 5°,
è partita a Padova la campagna nazionale per un progetto di legge su di
un Istituto Internazionale di ricerca e formazione per la Pace e sui
Conflitti. Promotore della campagna è il Movimento Internazionale
di Riconciliazione (Sezione di Padova), insieme a Beati i Costruttori di
Pace, alla Associazione per la Pace (tutti in quanto membri del nodo
Lilliput di Padova), e al Gruppo autonomo per il Volontariato Civile di
Bologna e Padova. Questi gruppi hanno ottenuto il sostegno di alcuni
parlamentari del Veneto. Nella precedente legislatura (XIIIa) un
progetto di legge è stato presentato, sia alla Camera che al Senato, da
rappresentanti di tutte le correnti politiche. Nella nuova legislatura,
il Comitato padovano promotore della legge, propone che la sede
nazionale dell'Istituto diventi Perugia, sia per le tradizioni storiche
di pace dell'Umbria, sia per il lavoro svolto dal Comitato promotore del
CeCoP con il coinvolgimento attivo dell'Università.
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