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Formazione --> Corsi di formazione

 

I corsi di formazione professionale per operatore umanitario / operatore di pace - il contesto

Le attività di assistenza umanitaria e di gestione e trasformazione costruttiva dei conflitti hanno avuto a livello internazionale uno sviluppo impetuoso negli ultimi quindici anni. Con la fine della guerra fredda sono eplosi un gran numero di conflitti locali spesso devastanti: pensiamo alle guerre in ex-Jugoslavia e nel Caucaso, ma anche in Africa. Grosso modo nello stesso periodo in alcuni paesi – in particolare nell'Africa del sud e in Centro America – si è riusciti ad avviare processi di pace che hanno portato ad una uscita definitiva o a una drastica riduzione degli episodi di violenza e di guerra civile. Escalation di guerra e costruzione della pace si sono intrecciati nel corso degli anni novanta.

In tutte queste situazioni una comunità di operatori ha cercato di intervenire in maniera costruttiva sia sul piano dell'assistenza umanitaria, sia su quello del dialogo, della mediazione, della tutela dei diritti umani e della democratizzazione allo scopo di trasformare stabilmente i conflitti violenti in relazioni di convivenza pacifica e di dialettica democratica.

Lo sviluppo dell'azione umanitaria e delle strategie di peacebuilding e trasformazione costruttiva dei conflitti hanno avuto naturalmente anche aspetti problematici. A partire dalla metà degli anni novanta infatti la comunità degli operatori ha iniziato a interrogarsi sull'impatto involontario del sistema internazionale degli aiuti in situazioni di emergenza, studiando ad esempio il fenomeno noto come feeding the war: in molte situazioni, i flussi di aiuti di umanitari contribuiscono spesso ad alimentare quegli stessi gruppi che sono responsabili delle guerre e della violenza. Queste riflessioni critiche hanno portato ad affinare le strategie di intervento, introducendo strumenti di valutazione di impatto delle politiche di aiuto sui conflitti (approccio Do No Harm, o Peace and Conflict Impact Assessment).

Una situazione analoga ha iniziato a porsi quando gli Stati Uniti, a partire dall'11 settembre 2001, hanno teorizzato e messo in pratica la dottrina della guerra preventiva, e successivamente provato a cooptare le organizzazioni che si occupano di gestione costruttiva dei conflitti per la gestione del dopoguerra. Mentre negli anni novanta molti operatori hanno riconosciuto la necessità di una cooperazione tra civili e militari, la nuova dottrina militare statunitense impone di riconsiderare i termini di questa collaborazione, pena la perdita di credibilità delle organizzazioni che lavorano nel campo della mediazione e trasformazione dei conflitti.

In Italia questo sviluppo è stato assai più lento. Confrontando la situazione italiana con quella di altri paesi europei appare chiaro che, a fronte di un impegno personale enorme e di grande generosità, il background formativo dei singoli e la cultura delle organizzazioni sono assai indietro rispetto agli standard internazionali più avanzati.

Una delle debolezze specifiche del nostro paese è l'assenza di una tradizione di studi sulla pace nelle università. Solo con la riforma dei cicli di studio del 2001 sono state introdotte lauree in "Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace". Ma il ritardo rispetto alla peace research dei paesi anglosassoni, che ha alle spalle una tradizione di diversi decenni, è veramente grave.

Tuttavia, l'Italia possiede alcuni notevoli punti di forza nel lavoro di assistenza umanitaria e di costruzione della pace: una società civile assai vivace e un’alta capacità di mobilitazione del territorio, laddove gli enti locali svolgono un ruolo di grande importanza e di forte impatto.

È stato proprio il dinamismo di settori della società civile e di alcuni enti locali ad aprire la strada per l'esperienza del progetto interregionale all'interno del quale si colloca il corso di formazione della Regione Marche per "Mediatore/mediatrice di pace - esperto nella gestione degli aiuti umanitari e delle emergenze".

Una prima esperienza pilota di un corso di alta formazione professionale per "Mediatori internazionali di pace" è stata condotta nel 2001-2002 dal Comune di Roma con la consulenza scientifica e il supporto organizzativo del Centro Studi Difesa Civile. Nel 2003 questa idea è stata ripresa dalla Fondazione Alexander Langer e dalla Formazione Professionale in lingua italiana della Provincia Autonoma di Bolzano.

Le diverse realtà regionali declinano poi in maniera differenziata il percorso formativo e il correlativo profilo professionale. A Bolzano il corso per "Operatori/operatrici di pace" ha assunto un taglio legato alla storia di conflittualità e regolazione pacifica della convivenza tra i gruppi linguistici italiano e tedesco. Nelle Marche il corso sarà esplicitamente rivolto a formare operatori dell'azione umanitaria. È probabile che i corsi professionali iniziati in altre regioni presenteranno accenti ancora diversi.

I singoli percorsi formativi devono tuttavia a nostro avviso essere visti in un'ottica più ampia, ovvero nella prospettiva della costruzione di un'infrastruttura per la pace nel nostro paese. In altri termini, occorre creare un sistema complesso in cui diverse componenti interagiscono tra loro in modo virtuoso per potenziare la capacità dell'Italia di lavorare alla gestione delle crisi e alla costruzione della pace:

·         differenti attori: stato, enti locali, ong e altre espressioni della società civile;

·         capacità di ricerca: l'università, un centro di ricerca indipendente sui conflitti e centri di ricerca pubblici, la capacità di analisi, previsione e programmazione da parte dello stato;

·         capacità di formazione: percorsi di formazione interni all'università (lauree brevi e specialistiche, dottorati), formazione professionale (regioni), per operatori umanitari, mediatori internazionali, formatori, esperti di diritti umani e di riconciliazione, esperti di cooperazione allo sviluppo e pace;

·         nuovi strumenti di intervento: corpi civili di pace; costruzione di competenze di diplomazia su più livelli (capacità di mediazione a livello di leadership, progetti di dialogo coinvolgendo le leadership intermedie, diplomazia popolare a livello di base); creazione di una "nuova azione umanitaria", attenta non solo al soddisfacimento dei bisogni delle popolazioni da aiutare, ma anche alle ricadute di breve periodo sulle dinamiche di conflitto e di lungo periodo sui processi di sviluppo

Il progetto della regione Marche va ricondotto a nostro avviso in questo quadro complessivo: la sfida che abbiamo davanti è di rafforzare gli strumenti di gestione civile, costruttiva dei conflitti, a partire dalla realtà del nostro paese. È un'alternativa praticabile e realista alla tentazione fallace di vedere nella guerra l'unica risposta possibile ai bisogni di sicurezza dell'occidente.

Giovanni Scotto


Cari amici,

Il 21 e 22 febbraio il CSDC ha organizzato a Roma un primo incontro di Team building (costruzione e affiatamento dei gruppi) tra formatori e operatori in genere del movimento per la pace.

L’incontro è servito a migliorare le competenze e le tecniche per l’efficacia e l’efficienza del movimento per la pace. Intendiamo fare un salto di qualità e valorizzare il grande patrimonio di "buona volontà" esistente in Italia, attraverso la sinergia tra singoli ed associazioni e la loro capacitazione (empowerment).

Ciò affrontando operativamente:
- la capacità di lavorare in modo affiatato in gruppo e di moltiplicare i gruppi affiatati;
- la capacità di gestire costruttivamente i conflitti interni ed esterni, che implica l’ascolto attivo, la comunicazione costruttiva ed altre competenze;
- un abbinamento di pensiero elastico, creativo con una operatività corretta, tollerante ed una carica empatica capace di stabilire relazioni comunicative anche con il diverso, con l’avversario.

A questi incontri, oltre ai membri attivi di CSDC ed Assopace, sono benvenuti i membri di organizzazioni vicine ed in particolari delle associazioni facenti parte della rete Corpi Civili di Pace. 

I prossimi appuntamenti di formazione del Centro Studi Difesa Civile sono:

-Laboratorio Aggressività, passività, assertività: tre modi di affrontare i conflitti. Sabato e domenica 8-9 maggio, dalle 11 del sabato alle 17 della domenica, conduttore Francesco Tullio

-Laboratorio L’affiatamento di gruppo. Conducono Sandro Mazzi e Davide Berruti. 15-16 maggio.

-laboratorio la formazione all'azione (data da definire, tra fine maggio e i primi di giugno).

I laboratori si svolgeranno nei pressi di Roma e il costo di partecipazione è di circa 70 Euro compreso pernottamento e due pasti, salvo diverso accordo per chi è attivo nel movimento ma non ha reddito.

I laboratori possono essere effettuati per il tuo gruppo anche nella tua città, a costi ridotti.

Per informazioni ed iscrizioni: Sandro Mazzi, 328.878.36.37, oppure perugia@pacedifesa.org 


IL CSDC E LA FORMAZIONE

  • Nel 1999 il CSDC ha realizzato 3 corsi di formazione, in proprio e in collaborazione col Comune di Roma, per operatori civili di pace nelle missioni internazionali.

  • Nel 2000 ha effettuato, in collaborazione con l’Associazione per la Pace, corsi di formazione alle missioni di pace per la Regione Campania.

  • Ha predisposto per il Comune di Roma un progetto di alta formazione per Mediatori Internazionali di Pace, finanziato dalla Regione Lazio con fondi FSE. Progetti simili sono stati presentati in Umbria e in Campania.

 

Sono stati realizzati inoltre numerosi trainings per diversi committenti, fra gli altri per il Ministero della Pubblica Istruzione (Consulte degli studenti) e la Caritas di Assisi, su:

  • la comunicazione efficace,

  • l’affiatamento dei gruppi

  • la trasformazione costruttiva dei conflitti

  • la mediazione.

Il CSDC progetta e gestisce corsi di formazione:

  • degli obiettori di coscienza;

  • degli operatori e volontari per la sicurezza delle città e la mediazione di quartiere;

  • degli animatori socio-culturali;

  • degli osservatori ed operatori delle missioni di pace;

Inoltre esegue progetti, formazione e relativa gestione degli interventi sulla sicurezza delle città.


 

Interventi nelle scuole

 

Il CSDC effettua corsi di formazione sulla gestione del conflitto nella relazione educativa, sia per insegnanti che per studenti dei diversi livelli scolastici.

Il CSDC ha promosso in Umbria nel 1999, la mostra interattiva – percorso psicopedagogico di educazione alla diversità, "Gli altri siamo noi", che è stata esposta a Perugia, Bastia e Terni ed ha visto la partecipazione di 70 volontari, 300 insegnati ed oltre 4000 allievi. Attualmente collabora con il Centro Psicopedagogico per la Pace di Piacenza per la diffusione della mostra "Litigi, conflitti ed altre rotture". Si tratta di coinvolgenti strumenti di educazione alla diversità ed alla tolleranza per ragazzi dai 9 ai 16 anni. Le mostre sono impostate su una metodologia innovativa della scoperta, della sperimentazione e della azione.


 

Interventi nelle Università

 

Nel 2001 ha promosso il comitato promotore del Centro ricerche e formazione sui conflitti e la pace presso la Università di Perugia (CeCoP) ed insieme al Rettore ha organizzato il ciclo di incontri "Ricerca, conflitti e sviluppo" fra i docenti dell’Ateneo. Si prevede ora una istituzionalizzazione del CeCoP e la presentazione di un progetto di legge per Istituto Nazionale di Ricerca sui Conflitti e la Pace.

 


 

1. CORSO PER MEDIATORI INTERNAZIONALI DI PACE


Questo progetto nasce dall’esigenza di formare mediatori internazionali (da impiegare anche a livello locale). Di seguito sono riassunte le caratteristiche salienti del corso:

Obiettivi del corso

Fornire competenze nell’ambito:

- del problem solving organizzativo in situazione di stress
-
del peacekeeping e del peacebuilding
-
dell’assistenza umanitaria nelle emergenze
-
della tutela e monitoraggio dei diritti umani
-
del monitoraggio elettorale
-
dei processi di democratizzazione
-
della cooperazione internazionale
-
della interculturalità
-
dell’assistenza umanitaria
-
della trasformazione costruttiva dei conflitti

Oltre a fornire competenze tecniche, operative e abilità pratiche, il corso mira a migliorare le competenze relazionali e comunicative, di negoziazione e mediazione, al fine di costruire rapporti di fiducia tra le parti contrapposte.

Moduli teorici

- Elementi di Diritto internazionale e diplomatico
-
Storia delle Relazioni internazionali
-
Organizzazioni internazionali
-
Cooperazione internazionale, missioni internazionali e assistenza umanitaria: il ruolo delle Ong
-
Diritti dell’Uomo
-
Peacekeeping, scienza dell’organizzazione e Diritto umanitario di guerra
-
Monitoraggio elettorale e processi di democratizzazione: conflict prevention, confidence building, peacebuilding e trasformazione costruttiva dei conflitti
-
Diplomazia popolare e interposizione
-
Tecniche di comunicazione e problem solving

Laboratori

- Comunicazione e gestione nonviolenta dei conflitti
-
Strategie comunicative, problem solving e mediazione
-
Gestione delle emozioni
-
Peacebuilding, conflict prevention e trasformazione dei conflitti
-
Competenze relazionali e interculturali
-
Comunicazione in situazioni di stress e relazione con soggetti ostili
-
Tecniche di peacekeeping

Durata del corso: 500 ore, di cui

- 350 ore aula (200 teoriche e 150 di laboratorio); 5 ore al giorno per 5 giorni alla settimana - circa 3 mesi e mezzo
-
150 ore di stage.

Docenza e tutoraggio

Il corso viene tenuto da noti esperti e ricercatori dall’ambito, si avvale del tutoraggio e di strumenti di verifica intermedi e finali.
Direttore del corso: Prof. Francesco Tullio.


Il presente progetto è stato presentato insieme al Comune di Roma alla Regione Lazio, per il finanziamento europeo, nell’ottobre 2000. Nel 2001, un progetto analogo (di 700 ore) è stato presentato, insieme al Consorzio Iter di Perugia, alla Regione Umbria.


 

2. CORSO DI FORMAZIONE ALLA MEDIAZIONE DEI CONFLITTI - PER SITUAZIONI DI MICROCONFLITTUALITÀ SOCIALE E DI QUARTIERE

Questo progetto nasce nell’ambito del progetto "Perugia città sicura" del Comune di Perugia, e prevede l’inserimento dei ragazzi che fanno domanda di servizio civile in questi nuovi interventi sociali.


Tipologia di azioni del progetto

Il progetto prevede una duplice tipologia di azioni:

- La formazione degli operatori - mediatori di quartiere.
-
L’intervento di ascolto e di mediazione degli stessi operatori che interagiscono direttamente nei punti critici della città.

Si ritiene utile a tal fine la collocazione di centri di riferimento per la sicurezza dei quartieri, chiamati "Centro per la mediazione e la sicurezza", dove i cittadini possano esporre i problemi che incontrano a figure appositamente preparate, i "mediatori di quartiere", che a loro volta faranno riferimento alle strutture operative che il Comune indicherà.
Attraverso il mediatore di quartiere, che sarà ben visibile nella sua attività grazie ad un’apposita divisa di servizio di assistenza e sicurezza, si potranno raggiungere i seguenti obiettivi:

- Prestare ascolto ai cittadini, verificare le informazioni e, insieme ai responsabili del servizio, selezionare le situazioni in cui si può intervenire con la mediazione e la tranquillizzazione, da quelle da segnalare alle autorità competenti.
-
Creare sensore periferico dell’opinione pubblica per l’amministrazione comunale, sia attraverso il collegamento con i referenti comunali individuati, sia attraverso la redazione di resoconti periodici.
-
Fornire la tutela in alcune situazioni (spostamento notturni di categorie identificate e particolarmente esposte, sorveglianza di zone che creano insicurezza nei cittadini, osservazione monitoraggio di categorie con comportamenti rischiosi).
-
Instaurare un dialogo con i soggetti che tendono alla emarginazione e spaventano i cittadini, contribuendo anche ad un ri-orientamento degli stessi e realizzando un’azione di prevenzione e di contenimento del rischio nei luoghi pubblici.

Obiettivi specifici

- Realizzazione di una rete di aiuto dislocata nei punti focali della città, attraverso la presenza di soggetti mediatori di quartiere specificamente formati per interagire nelle situazioni di conflitto.
-
Valorizzazione degli Obiettori di coscienza/Servizio civile, e di alti operatori sociali, opportunamente formati e motivati in vista di un loro impiego nell’ambito del progetto "Città Sicura".
-
Laboratori e percorsi formativi con applicazione del metodo training finalizzati a sviluppare consapevolezza sui meccanismi che stanno alla base dei problemi legati alle situazioni conflittuali e capacità di gestione degli stessi conflitti.

Target della formazione

- Obiettori di coscienza.
-
Operatori sociali di enti pubblici e di associazioni del privato sociale.
-
Agenti di pubblica sicurezza.
-
Polizia municipale.

Target della mediazione

- Soggetti dediti alla conflittualità, aggressività e violenza.
-
Singoli individui.
-
Piccoli gruppi spontanei ed informali.
-
Gruppi organizzati.

Questo progetto è stato presentato in collaborazione con l’Associazione umbra per l’obiezione di coscienza – Auoc al Comune di Perugia nell’Anno 2001. Un progetto analogo è stato presentato, insieme all’associazione Sichem di Arezzo, al CESVOT – Centro servizi per il volontariato della Toscana, sempre nel 2001.


 

3. LA GESTIONE COSTRUTTIVA DEI CONFLITTI SCOLASTICI

A. Percorso formativo per gli insegnanti

Obiettivi e fini del corso:

- Sviluppo dell’attitudine a vedere il conflitto come potenziale occasione di crescita personale e sociale.
-
Miglioramento dell’ efficacia della gestione delle tensioni e dei problemi in classe, dei rapporti con i colleghi, e con i genitori degli studenti.
-
Gestione positiva dello stress emozionale dell'educatore.
-
Costruzione di un clima facilitante la collaborazione e l’apprendimento in classe.
-
Prevenzione e riduzione della dispersione scolastica e degli effetti negativi dei comportamenti distruttivi in classe.

Metodologia

Il corso si sviluppa attraverso esercizi, giochi, attività individuali e di gruppo, dove la parte teorica è sempre ricondotta all’esperienza e ai bisogni dei partecipanti. L’impostazione consiste nello "scoprire, sperimentare e trasformare il conflitto", attraverso il modello di L. Parknas. Il corso è caratterizzato dall’attenzione verso:

- Gli aspetti socio-affettivi, comunicazionali e comunicativi.
-
Rinforzo della motivazione, acquisizione di competenze personale e caratteriali per la mediazione.
-
Esperienza teoriche e pratiche della ricerca sulla trasformazione dei conflitti e la formazione dei mediatori.
-
Gli aspetti del processo emotivo, cognitivo e motorio del gruppo.

Il corso è stato effettuato dal Centro Studi Difesa Civile in collaborazione con la Agenzia Mediazioni in alcune scuole della provincia di Perugia nell’Anno Accademico 2000/2001.

B. Sulla base di questo corso, si elaborano percorsi formativi anche per gli studenti delle scuole superiori che vogliano acquisire competenze nella mediazione dei conflitti.

C. Un percorso di formazione per gli alunni delle scuole elementari

Obiettivi e fini del corso:

- Sviluppo un'attitudine positiva verso le tensioni e i problemi in classe, con i compagni, i maestri, i genitori.
-
Sviluppo della fantasia e della creatività dei bambini.
-
Costruzione di un clima facilitante la collaborazione e la partecipazione alla vita di gruppo.
-
Sollecitazione della coscienza critica dei bambini per la formazione di un'opinione in vista di una scelta consapevole ed autonoma.
-
Conoscenza della carta dei Diritti dei bambini.

Metodologia

"Scoprire, creare, giocare", per operare le scelte consapevoli e costruttive.
Gli incontri si articolano in tre fasi:

- Lancio dell'attività curata dagli animatori.
-
Lavoro in sottogruppi.
-
Riunione dei sottogruppi e presentazione del lavoro svolto all'interno di ciascuno di essi.

Le attività sono:

- Role-play.
-
Danze di gruppo.
-
Giochi di movimento.
-
Attività musicali.
-
Ampliamento di un ipertesto nato dalla Carta dei Diritti dei bambini.

Il corso è stato effettuato dal Centro Studi Difesa Civile in collaborazione con la Agenzia Mediazioni e con l’Associazione umbra per l’obiezione di coscienza – Auoc, in alcune scuole della provincia di Perugia nell’Anno Accademico 2000/2001.


 

4. PROGETTO DI FORMAZIONE PROFESSIONALE PER IL PERSONALE ADDETTO AL PUBBLICO

Modulo formativo

Strategie comunicative e modalità di comportamenti efficaci

Obiettivi
: promuovere un coinvolgimento del personale addetto al pubblico, nell’applicazione progressiva della qualità nel servizio erogato al cliente, fornendo strumenti per interpretare le sue richieste, aspettative e necessità; per instaurare e mantenere rapporti efficaci e durevoli con tutti coloro che interagiscono nell’ambiente di lavoro e per una gestione assertiva delle situazioni di conflitto.

Contenuti formativi
la qualità del servizio:

- Il processo di cambiamento.
-
La qualità del servizio erogato.
-
Come e dove reperire informazioni.

l’accoglienza degli enti pubblici:

- L’accoglienza.
-
Comunicazione verbale e scritta.
-
Come sviluppare la capacità di ascolto.

l’accoglienza negli uffici preposti:

- Comunicazione interpersonale.
-
Comunicazione e comportamento.
-
Come stabilire un rapporto efficace (comunicazione persuasiva).

la gestione assertiva dei conflitti:

- Principi di assertività.
-
Metodi e tecniche di negoziazione.

Metodologia: è previsto l’utilizzo di esercitazioni guidate, simulazioni, questionari e metodi interattivi che coinvolgono i partecipanti in prima persona nell’esercizio di osservazione e analisi.

Direttore del corso: Giancarlo Arcangeli.

 

5. LA GESTIONE NONVIOLENTA DEI CONFLITTI: QUALI FINANZIAMENTI, COME OTTENERLI

 

L’esigenza del corso nasce dalla considerazione che i gruppi dell'area nonviolenta potrebbero effettuare un considerevole salto di qualità e accrescere il proprio peso nella società, qualora oltre alla nobile storia e agli sforzi individuali, riuscisse anche a dimostrare l'impatto economico del lavoro cooperativo.

Obiettivi e fin del corso: il corso intende fornire nozioni e conoscenze per l’elaborazione di progetti e il reperimento di finanziamenti, ovvero per porre alcune delle importanti condizioni affinché i gruppi dell’associazionismo pacifista e nonviolento riescano meglio ad organizzarsi e creare una rete per la diffusione di una cultura della pace, ad agire in maniera più incisiva nelle scelte politiche e nella gestione dei finanziamenti.

Metodologia: il corso integra due aspetti: quello dei contenuti e quello della relazione tra i partecipanti.
Oltre alle informazioni precise su come e dove cercare i finanziamenti, come rapportarsi a funzionari e politici, ecc., la relazione tra i partecipanti verrà impostata seguendo la metodologia di L. Parknas Attivi per la Pace ed. Meridiana.

Il corso oltre a curare in maniera costante l'aspetto relazionale, affronta le seguenti tematiche:

- Attività di gestione dei conflitti a livello nazionale ed europeo, formazione e finanziamenti
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Le politiche di finanziamento e di progettazione
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Reperimento informazioni e interpretazione di bandi di progetti Regionali ed Europei
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Come si realizza un progetto Regionale
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Come si realizza un progetto Europeo
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Amministrazione e gestione
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Strategie comunicative e modalità di comportamento efficaci
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Partnerships, coordinamento e promozione a livello locale e nazionale
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Piattaforma di un possibile lavoro comune - feed-back