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Contributi teorici - settembre 2004 

  

Caro Francesco Tullio,

    come Berretti Bianchi, augurandoci che la Rete per i Corpi Civili di Pace faccia proprio il progetto abbiamo invitato in Italia due membri di un comitato di quartiere di Bagdad. Il dr. Riyadh Al-Adhadh, medico reumatologo e specialista delle riabilitazione di handicap, responsabile per i rapporti con l'estero dell'Al-Aadhamiyah Committee for Relief and Development e del Al-Aadhamiyah District Council, consigliere nel Baghdad City Council, della cui Commissione Ambiente è anche responsabile e la sig.a Sameera Ahmad Alazawy, insegnante della scuola primaria, dell'Islamic Sister Association e dell'Al-Aadhamiyah Humanitarian Association, impegnata soprattutto rispetto ai diritti delle donne. Dovrebbero arrivare dal 2 al 20 dicembre, nel quadro della nostra attività volta soprattutto alla creazione di contatti fra la società  civile Italiana e quella Iraquena. Che è poi una parte del progetto di pace che può nascere dalla costruzione della società civile mondiale. A questo punto soltanto da l'osmosi fra la società civile dei differenti paesi coinvolta dalla guerra decisa dagli esecutivi può venire fuori l'alternativa alla guerra, soprattutto con una particolare attenzione alle nuove generazioni, per evitare che lo "shahid" (quello che impropriamente viene definito "kamikaze") diventi l'orizzonte di tanti bimbi, bimbe, ma soprattutto ragazzi e ragazze che non  hanno visto altro che armi e violenza sin dalla tenera età e che sono di questo testimoni muti, portatori di una sofferenza invisibile, ma purtroppo reale. E, se vogliamo evitare che diventino o "shahid" o tagliatori di gole, è il caso che incominciamo a fare qualcosa di "alternativo". Questo il senso della loro visita: la presentazione di progetti della società civile Iraquena che già lavorano ad un "dopoguerra", nel disperato tentativo di costruire una quotidianità diversa da quella del conflitto. E che per noi costituiscono la vera resistenza Iraquena.

 Spero che quanto Ti ho scritto possa essere sufficiente.

 Se mi permetti, Ti ricordo la frase che conclude il film "Gandhi", mentre l'urna con le ceneri del Mahatma naviga sul Gange, a simboleggiare la diffusione del suo messaggio: dice all'incirca "Nei momenti in cui mi sono sentito sempre più all'oscuro ho sempre pensato che, nonostante il male ci sembra vincere, nella Storia è sempre stato l'amore a vincere". Con la voce resa tremula da Sergio Graziani, che doppia Ben Kingsley:

 Fammi sapere.

 Saluti a Giorgio, Sandro, Karl, e ai compagni del CSDC, Roberto (se è ancora in circolazione).

 A presto. 

                                                                                                                                      Angelo angelo.gandolfi@fastwebnet.it