Libere le 2 Simone ma la signora Mahreb resta in carcere all’aereoporto
di Bagdad ?
di Francesco Tullio
(Le opinioni espresse nell’editoriale sono esclusiva
responsabilità di chi firma)
Grande gioia per la liberazione delle 2 Simone. Il presente
editoriale, preparato prima della loro liberazione voleva portare
l’attenzione sui mancati contatti con la signora Mahreb, che era
la segretaria baathista, dell’organizzazione del dialogo fra i
popoli e per la pace. Non possiamo infatti confermare che sia
detenuta nel carcere dell’aereoporto di Bagdad. Per questo come
facciamo a chiederne la liberazione ? Sarebbe facile deriderci
dopo !
Il Centro Studi Difesa Civile ha offerto ad "un Ponte per
Bagdad", dopo il sequestro di Simona Pari e Simona Torretta,
un volontario per continuare a tenere aperto l’ufficio in Iraq.
Per fare un tentativo di dialogo, non per portare modelli
occidentali, secondo formule ed in condizioni che, si presume, non
siano gradite a parte dei resistenti irakeni. Le Ong,
allacciandosi al successo delle trattative per la liberazione
delle due Simone, potrebbero cercare di intensificare il dialogo
con i "baathisti" e con gli islamici, cosa certo non
facile. E che può partire solo da una premessa: che essi hanno
delle loro ragioni ed una comprensibile furia che noi non abbiamo
ascoltato. E questo non significa condividere le azioni e le
logiche del terrore, tuttaltro !
Il sequestro delle due Simone non è stato uguale al terrore
pieno che vive chi si trova sotto a un bombardamento più o meno
umanitario o più o meno democratico. Non è stato per fortuna l’orrore
della morte del giornalista Baldoni o dello sgozzamento degli
altri ostaggi, dei morti e feriti delle bombe di una parte e dell’altra.
Esso è tuttavia un atto inserito in un percorso di terrore che la
liberazione delle 2 Simone sembra aver almeno momentaneamente
ridotto…. Sembra….
Il sequestro delle due Simone è un segnale che si offre a
diversi piani di lettura. Di alcuni di questi piani non possediamo
i codici di lettura perché non sappiamo chi le ha rapite e non
conosciamo tutti i partecipanti di questa tetra
"interazione" svolta per azioni del terrore, di mani che
si ritirano, di falsificazioni, propaganda, guerra psicologica,
inganni e bombe. Tuttavia alcuni di questi piani li possiamo
intuire e possiamo approssimare delle esplorazioni. Non possiamo
certo garantire di avere la giusta griglia di lettura. Eppure è
utile provare ad esaminare diverse griglie di lettura. Pasolini
disse una volta qualcosa del tipo: "Io non so perché ho una
informazione precisa, ma so perché penso".
Premetto il mio modesto punto/non punto di osservazione. Sono
stato per un mese nel 1990 in Iraq come ostaggio/ospite volontario
prima di Desert storm. Ho partecipato ai colloqui con l’allora
capo di gabinetto di Saddam Hussein, che si chiamava Adnan Dawood
Salman ed era anche presidente dell’associazione per la pace ed
il dialogo fra i popoli. Ho guidato la delegazione di noi Volontari
di pace per l’Iraq che incontrò l’allora ministro della
Sanità iracheno. Ho toccato con mano che eravamo alle porte di
una grande tragedia. E mi sono interrogato prima e dopo: Che ruolo
abbiamo avuto in quel round ? Abbiamo contribuito a dare agli
iracheni una idea sbagliata dell’Occidente? Si sono sentiti
ingannati ? Dopo che furono liberati tutti gli ostaggi italiani il
governo di allora inviò i bombardieri, furono abbattuti due
signori italiani che viaggiavano su questi oggetti volanti, uno di
questi si chiamava Cocciolone l’altro, mi sembra Bellini. Poi
furono liberati. Gli ostaggi ospiti involontari furono liberati
prima dei bombardamenti anche grazie a noi, sia detto per inciso
anche grazie a noi, checché noi ci fossimo rifiutati di indicare
i nomi delle persone da liberare mentre lo fecero la sfilata di
politici che venne poi a Bagdad dopo il nostro arrivo e grazie al
nostro arrivo. Rappresentavamo lo spirito della pace, ma a livello
di trattative politiche e di stampa: beh … ?! altra faccenda !
La giornalista di Rai 2 dopo avermi sentito al telefono - le
chiesi di raggiungerci al campo della pace - lo stesso giorno,
dico lo stesso giorno, disse al telegiornale che non c’erano
più italiani a Bagdad ! Non esistevamo, non esistevo,
complimenti, per fortuna che non ho problemi di identità, mi
sento orgogliosamente italiano !
E poi perché abbiamo lasciato perdere ? Perché Alberto L’Abate,
il nostro coordinatore, non è in grado di catalizzare un
movimento più solido? Perché l’area nonviolenta non applica l’indispensabile
funzione della delega ? Non penso che noi nonviolenti possedessimo
allora e possediamo ora la soluzione, ma possiamo dare un
contributo positivo solo se ci organizziamo seriamente e
diventiamo pragmatici. Questo ha cercato di fare il Centro Studi
Difesa Civile in questi anni. E ci ha provato, insieme ai Berretti
Bianchi, uno dei miei compagni di allora a Bagdad, Angelo Gandolfi,
che ha continuato "imperterrito" a tenere i contatti con
la società civile irachena ed è stato a luglio 2004 di nuovo a
Bagdad. Due esponenti di un comitato di quartiere di Bagdad
verranno ad ottobre in Italia, se non vengono messi bastoni fra le
ruote. Tuttavia egli non è stato in grado di rintracciare tutti i
nostri contatti, né di confermare se è vero che la signora
Mahreb, che era la segretaria baathista, dell’organizzazione del
dialogo fra i popoli e per la pace sia detenuta veramente nel
carcere dell’aereoporto, come gli è stato riferito.
Per conto mio dopo alcuni anni di intervento sulla ed in ex
Jugoslavia ho poi curato per il Centro Militare di Studi
Strategici la ricerca "La difesa civile ed il progetto Caschi
bianchi; peacekeepers civili disarmati" e poi per l’ufficio
Onu del Ministero Affari Esteri la ricerca " Le ONG e la
trasformazione dei conflitti".
Nella primavera 2003 mi sono ripetutamente candidato alla
Presidenza del Consiglio ed al Ministero degli Esteri di partire
per l’Iraq come operatore per il dialogo con le altre parti del
conflitto, ma pare che tale figura professionale non fosse
prevista.
Quindi questo è il mio "mancato" punto di
osservazione. Mi ero offerto di intessere in loco rapporti con
esponenti della controparte, ( con almeno alcuni esponenti di
alcune delle controparti). Credo che la società civile italiana,
insieme agli islamici italiani debba insistere su questa strada.
Ma sono stati i baathisti a sequestrare le due Simone ? O bande
di predoni magari facilitati da chissà quali servizi segreti ?
già, ma facilitati da chi, come e perché ? e poi facilitati per
quali fini ? E poi se vi fosse una regia straniera il sequestro
delle ragazze va considerato un effetto collaterale indesiderato
dovuto alla difficoltà di controllo di queste bande ? Ma è poi
vero che l’ordine ed i privilegi in Occidente, in questa fase
storica, si possono mantenere solo se c’è un nemico così
crudele, così insensibile che non rispetta nemmeno le donne che
fanno soccorso umanitario?
Di sicuro è che le due Simone sono state sequestrate da chi
opera sulla traccia di una logica del terrore. Ma la strategia del
terrore è speculare, non la fanno solo gli estremisti islamici.
Questo è il vero grosso problema, questa è la terrifica verità
che si fa fatica a riconoscere. Paradossalmente il sequestro delle
Simone potrebbe essere letto come atto estremo di richiesta di
trattativa e magari di disattivare la logica del terrore. Questa
che affermo è una speranza ma è anche una chiave di lettura che
non dovrebbe essere trascurata. Magari improbabile eppure
operativamente perseguibile. Magari se la figura professionale di
operatore per il dialogo con la controparte non esiste si potrebbe
attivarla. E siamo lieti che il ministro Pisanu stia attivando
strutture interne al paese nella traccia che da anni noi del CSDC
promoviamo. Trattare in questo caso significa innanzitutto non
vendere promesse ma dare credito a chi è disposto a non scadere
nella barbarie, dare ascolto e dignità agli islamici, trovare
soluzioni creative, valide per tutte le parti in causa e seguire
le indicazioni del nostro presidente Ciampi di istituire seggi
permanenti regionali al consiglio di sicurezza delle Nazioni
Unite, magari con pari diritti e doveri degli altri. Con buona
pace del verde Fisher che vuole un seggio tedesco in una logica
corporativa e così ostacola un percorso di giustizia
internazionale.
E intanto il governo italiano potrebbe aiutarci a consolidare i
contatti con le diverse componenti della società irakena. E
potrebbe aiutarci a ristabilire i contatti con la signora Mahreb,
impegnandosi, se fosse incarcerata, a farla liberare.
Aspettiamo notizie, prove certe, contatti concreti. Chiediamo a
"un ponte per Bagdad" che ha avuto quella forza che noi
non abbiamo avuto, di dare una continuità al proprio lavoro in
Irak ed ora possiede anche una grande autorevolezza presso il
governo italiano, di considerare i nostri piccoli contributi e di
inserirli nei propri programmi.
Francesco Tullio