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Contributi teorici - Editoriale settembre 2004 

  

Libere le 2 Simone ma la signora Mahreb resta in carcere all’aereoporto di Bagdad ? 
di Francesco Tullio

(Le opinioni espresse nell’editoriale sono esclusiva responsabilità di chi firma)

Grande gioia per la liberazione delle 2 Simone. Il presente editoriale, preparato prima della loro liberazione voleva portare l’attenzione sui mancati contatti con la signora Mahreb, che era la segretaria baathista, dell’organizzazione del dialogo fra i popoli e per la pace. Non possiamo infatti confermare che sia detenuta nel carcere dell’aereoporto di Bagdad. Per questo come facciamo a chiederne la liberazione ? Sarebbe facile deriderci dopo !

Il Centro Studi Difesa Civile ha offerto ad "un Ponte per Bagdad", dopo il sequestro di Simona Pari e Simona Torretta, un volontario per continuare a tenere aperto l’ufficio in Iraq. Per fare un tentativo di dialogo, non per portare modelli occidentali, secondo formule ed in condizioni che, si presume, non siano gradite a parte dei resistenti irakeni. Le Ong, allacciandosi al successo delle trattative per la liberazione delle due Simone, potrebbero cercare di intensificare il dialogo con i "baathisti" e con gli islamici, cosa certo non facile. E che può partire solo da una premessa: che essi hanno delle loro ragioni ed una comprensibile furia che noi non abbiamo ascoltato. E questo non significa condividere le azioni e le logiche del terrore, tuttaltro !

Il sequestro delle due Simone non è stato uguale al terrore pieno che vive chi si trova sotto a un bombardamento più o meno umanitario o più o meno democratico. Non è stato per fortuna l’orrore della morte del giornalista Baldoni o dello sgozzamento degli altri ostaggi, dei morti e feriti delle bombe di una parte e dell’altra. Esso è tuttavia un atto inserito in un percorso di terrore che la liberazione delle 2 Simone sembra aver almeno momentaneamente ridotto…. Sembra….

Il sequestro delle due Simone è un segnale che si offre a diversi piani di lettura. Di alcuni di questi piani non possediamo i codici di lettura perché non sappiamo chi le ha rapite e non conosciamo tutti i partecipanti di questa tetra "interazione" svolta per azioni del terrore, di mani che si ritirano, di falsificazioni, propaganda, guerra psicologica, inganni e bombe. Tuttavia alcuni di questi piani li possiamo intuire e possiamo approssimare delle esplorazioni. Non possiamo certo garantire di avere la giusta griglia di lettura. Eppure è utile provare ad esaminare diverse griglie di lettura. Pasolini disse una volta qualcosa del tipo: "Io non so perché ho una informazione precisa, ma so perché penso".

Premetto il mio modesto punto/non punto di osservazione. Sono stato per un mese nel 1990 in Iraq come ostaggio/ospite volontario prima di Desert storm. Ho partecipato ai colloqui con l’allora capo di gabinetto di Saddam Hussein, che si chiamava Adnan Dawood Salman ed era anche presidente dell’associazione per la pace ed il dialogo fra i popoli. Ho guidato la delegazione di noi Volontari di pace per l’Iraq che incontrò l’allora ministro della Sanità iracheno. Ho toccato con mano che eravamo alle porte di una grande tragedia. E mi sono interrogato prima e dopo: Che ruolo abbiamo avuto in quel round ? Abbiamo contribuito a dare agli iracheni una idea sbagliata dell’Occidente? Si sono sentiti ingannati ? Dopo che furono liberati tutti gli ostaggi italiani il governo di allora inviò i bombardieri, furono abbattuti due signori italiani che viaggiavano su questi oggetti volanti, uno di questi si chiamava Cocciolone l’altro, mi sembra Bellini. Poi furono liberati. Gli ostaggi ospiti involontari furono liberati prima dei bombardamenti anche grazie a noi, sia detto per inciso anche grazie a noi, checché noi ci fossimo rifiutati di indicare i nomi delle persone da liberare mentre lo fecero la sfilata di politici che venne poi a Bagdad dopo il nostro arrivo e grazie al nostro arrivo. Rappresentavamo lo spirito della pace, ma a livello di trattative politiche e di stampa: beh … ?! altra faccenda ! La giornalista di Rai 2 dopo avermi sentito al telefono - le chiesi di raggiungerci al campo della pace - lo stesso giorno, dico lo stesso giorno, disse al telegiornale che non c’erano più italiani a Bagdad ! Non esistevamo, non esistevo, complimenti, per fortuna che non ho problemi di identità, mi sento orgogliosamente italiano !

E poi perché abbiamo lasciato perdere ? Perché Alberto L’Abate, il nostro coordinatore, non è in grado di catalizzare un movimento più solido? Perché l’area nonviolenta non applica l’indispensabile funzione della delega ? Non penso che noi nonviolenti possedessimo allora e possediamo ora la soluzione, ma possiamo dare un contributo positivo solo se ci organizziamo seriamente e diventiamo pragmatici. Questo ha cercato di fare il Centro Studi Difesa Civile in questi anni. E ci ha provato, insieme ai Berretti Bianchi, uno dei miei compagni di allora a Bagdad, Angelo Gandolfi, che ha continuato "imperterrito" a tenere i contatti con la società civile irachena ed è stato a luglio 2004 di nuovo a Bagdad. Due esponenti di un comitato di quartiere di Bagdad verranno ad ottobre in Italia, se non vengono messi bastoni fra le ruote. Tuttavia egli non è stato in grado di rintracciare tutti i nostri contatti, né di confermare se è vero che la signora Mahreb, che era la segretaria baathista, dell’organizzazione del dialogo fra i popoli e per la pace sia detenuta veramente nel carcere dell’aereoporto, come gli è stato riferito.

Per conto mio dopo alcuni anni di intervento sulla ed in ex Jugoslavia ho poi curato per il Centro Militare di Studi Strategici la ricerca "La difesa civile ed il progetto Caschi bianchi; peacekeepers civili disarmati" e poi per l’ufficio Onu del Ministero Affari Esteri la ricerca " Le ONG e la trasformazione dei conflitti".

Nella primavera 2003 mi sono ripetutamente candidato alla Presidenza del Consiglio ed al Ministero degli Esteri di partire per l’Iraq come operatore per il dialogo con le altre parti del conflitto, ma pare che tale figura professionale non fosse prevista.

Quindi questo è il mio "mancato" punto di osservazione. Mi ero offerto di intessere in loco rapporti con esponenti della controparte, ( con almeno alcuni esponenti di alcune delle controparti). Credo che la società civile italiana, insieme agli islamici italiani debba insistere su questa strada.

Ma sono stati i baathisti a sequestrare le due Simone ? O bande di predoni magari facilitati da chissà quali servizi segreti ? già, ma facilitati da chi, come e perché ? e poi facilitati per quali fini ? E poi se vi fosse una regia straniera il sequestro delle ragazze va considerato un effetto collaterale indesiderato dovuto alla difficoltà di controllo di queste bande ? Ma è poi vero che l’ordine ed i privilegi in Occidente, in questa fase storica, si possono mantenere solo se c’è un nemico così crudele, così insensibile che non rispetta nemmeno le donne che fanno soccorso umanitario?

Di sicuro è che le due Simone sono state sequestrate da chi opera sulla traccia di una logica del terrore. Ma la strategia del terrore è speculare, non la fanno solo gli estremisti islamici. Questo è il vero grosso problema, questa è la terrifica verità che si fa fatica a riconoscere. Paradossalmente il sequestro delle Simone potrebbe essere letto come atto estremo di richiesta di trattativa e magari di disattivare la logica del terrore. Questa che affermo è una speranza ma è anche una chiave di lettura che non dovrebbe essere trascurata. Magari improbabile eppure operativamente perseguibile. Magari se la figura professionale di operatore per il dialogo con la controparte non esiste si potrebbe attivarla. E siamo lieti che il ministro Pisanu stia attivando strutture interne al paese nella traccia che da anni noi del CSDC promoviamo. Trattare in questo caso significa innanzitutto non vendere promesse ma dare credito a chi è disposto a non scadere nella barbarie, dare ascolto e dignità agli islamici, trovare soluzioni creative, valide per tutte le parti in causa e seguire le indicazioni del nostro presidente Ciampi di istituire seggi permanenti regionali al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, magari con pari diritti e doveri degli altri. Con buona pace del verde Fisher che vuole un seggio tedesco in una logica corporativa e così ostacola un percorso di giustizia internazionale.

E intanto il governo italiano potrebbe aiutarci a consolidare i contatti con le diverse componenti della società irakena. E potrebbe aiutarci a ristabilire i contatti con la signora Mahreb, impegnandosi, se fosse incarcerata, a farla liberare.

Aspettiamo notizie, prove certe, contatti concreti. Chiediamo a "un ponte per Bagdad" che ha avuto quella forza che noi non abbiamo avuto, di dare una continuità al proprio lavoro in Irak ed ora possiede anche una grande autorevolezza presso il governo italiano, di considerare i nostri piccoli contributi e di inserirli nei propri programmi.

Francesco Tullio