IL FRONTE INVISIBILE
L’uccisione di Nicola Calipari sulla
frontiera invisibile e di Luis Eduardo Guerra in Colombia.
Editoriale di Francesco Tullio
Giuliana Sgrena ha riferito che i suoi
sequestratori le avrebbero detto che gli americani non volevano
farla uscire viva dall’Iraq e che forse era lei l’obiettivo
del presunto agguato.
Nelle condizioni di terrore in cui si trovano i
soldati americani in Iraq anche gli errori sono possibili, le
imprecisioni nel trasmettere gli ordini, l’irritabilità, la
paura, la perdita del controllo.
Oltre alle ipotesi dell’obiettivo Sgrena o
dell’errore ci sono alcune articolazioni complesse.
Esiste un fronte non geografico fra chi vuole
lo scontro ripromettendosi grandi vantaggi a rischio di qualche
sacrificio e chi invece ritiene che l’arroganza ed il terrore
vadano fermati. Con la forza ( che ha una valenza morale diversa
dalla violenza), con la dialettica o con entrambe, ma fermati.
Esiste una differenza impalpabile fra chi esegue la violenza e
magari la amplifica e chi invece non è felice - per valori
diversi, per scelte tattiche o per resistenza morale - di
allinearsi alla danza macabra. Esiste una linea invisibile
"fra chi vuole lo scontro fino a che non vengono stabilite le
mie regole" e "chi preferisce nell’ombra anche una
strada di mediazione e di dialogo". Le stesse persone possono
rappresentare in momenti diversi istanze diverse. Questo dilemma
può esistere all’interno degli stessi individui ed esiste anche
nelle istituzioni italiane e, seppure più schiacciata esiste
anche all’interno delle istituzioni americane. Nicola Calipari
probabilmente apparteneva a chi riconosce la necessità della
forza ma preferisce la trattativa.
Per questa comunque ha operato.
Le parti che già sono convinte della
necessità dello scontro finale tendono ad tirare in ballo i
tiepidi e i neutrali, anche con la minaccia. Anche i sequestri di
Baldoni, delle due Simone e di Giuliana Sgrena vanno lette come
mosse della partita per chiedere il coinvolgimento e/o il ritiro
dall’una o dall’altra parte.
Gli integralisti non amano la trattativa e
nemmeno quelli che mediano con gli amici della controparte per
ottenere la liberazione di un giornalista o di un operatore
sociale. Essi desiderano abbattere quella frontiera invisibile fra
chi ancora spera di arginare la violenza e chi, invece, ritiene di
averne estremo bisogno per affermarsi.
Ma la lotta per la quale la Sgrena si è
sentita presa di mira era una lotta che riguarda in modo più
recondito ma non meno pericoloso quelli che secondo gli
integralisti dovrebbero stare dalla loro parte senza discussioni.
I servizi italiani hanno operato lealmente ed
unitariamente secondo la volontà del governo e del popolo
italiano per evitare una frattura interna, per liberare Giuliana
Sgrena e quindi indirettamente, secondo lo spirito del buonsenso
italiano, per poter dire no ai bombardamenti su Falluja ed alle
torture tipo Abu Graib.
Ecco perché, se di segnale si è trattato, è
un segnale che rende onore a Nicola Calipari caduto sul fronte
segreto ed a tutti quelli che intendono mantenere la sua coerenza.
Forse l’auto con la prigioniera liberata va a
100 all’ora o forse a 50 all’ora. Comunque si muove … si…
eppur si muove. Grazie dunque. E’ il momento della cautela ma
anche della determinazione.
Onore a chi si muove per la dignità umana sia
che appartenga alle forze armate, alle forze dell’ordine o alle
forze di pace, ovverosia anche ai nostri ragazzi e membri della
società civile che non meno dei servizi e dei militari si trovano
sul fronte.
Commozione quindi anche per Luis Eduardo ed
alla sua famiglia massacrata da ignoti, forse da militari
colombiani fuorilegge, nella comunità di pace di S. Josè de
Apartadò.
Vogliamo i nomi degli assassini in entrambi i
casi ma siamo disposti a riconoscere l’integrità delle
istituzioni di appartenenza se li processeranno. Siamo disposti a
riconoscere il valore della democrazia USA se saprà fermare e non
alimentare i fondamentalisti.
Dato che le istituzioni americane hanno
ripercussioni anche per la nostra vita noi abbiamo diritto e il
dovere di chiedere una correzione di rotta.
Le istituzioni anche quelle americane e
colombiane non potranno essere viste allora come nemiche che
coprono gli integralisti ma come strutture sociali dove gli
equilibri vanno trasformati con la intelligenza e con il cuore.