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Contributi teorici - editoriale marzo 2005 

  

IL FRONTE INVISIBILE

L’uccisione di Nicola Calipari sulla frontiera invisibile e di Luis Eduardo Guerra in Colombia.

Editoriale di Francesco Tullio

 

Giuliana Sgrena ha riferito che i suoi sequestratori le avrebbero detto che gli americani non volevano farla uscire viva dall’Iraq e che forse era lei l’obiettivo del presunto agguato.

Nelle condizioni di terrore in cui si trovano i soldati americani in Iraq anche gli errori sono possibili, le imprecisioni nel trasmettere gli ordini, l’irritabilità, la paura, la perdita del controllo.

Oltre alle ipotesi dell’obiettivo Sgrena o dell’errore ci sono alcune articolazioni complesse.

Esiste un fronte non geografico fra chi vuole lo scontro ripromettendosi grandi vantaggi a rischio di qualche sacrificio e chi invece ritiene che l’arroganza ed il terrore vadano fermati. Con la forza ( che ha una valenza morale diversa dalla violenza), con la dialettica o con entrambe, ma fermati. Esiste una differenza impalpabile fra chi esegue la violenza e magari la amplifica e chi invece non è felice - per valori diversi, per scelte tattiche o per resistenza morale - di allinearsi alla danza macabra. Esiste una linea invisibile "fra chi vuole lo scontro fino a che non vengono stabilite le mie regole" e "chi preferisce nell’ombra anche una strada di mediazione e di dialogo". Le stesse persone possono rappresentare in momenti diversi istanze diverse. Questo dilemma può esistere all’interno degli stessi individui ed esiste anche nelle istituzioni italiane e, seppure più schiacciata esiste anche all’interno delle istituzioni americane. Nicola Calipari probabilmente apparteneva a chi riconosce la necessità della forza ma preferisce la trattativa.

Per questa comunque ha operato.

Le parti che già sono convinte della necessità dello scontro finale tendono ad tirare in ballo i tiepidi e i neutrali, anche con la minaccia. Anche i sequestri di Baldoni, delle due Simone e di Giuliana Sgrena vanno lette come mosse della partita per chiedere il coinvolgimento e/o il ritiro dall’una o dall’altra parte.

Gli integralisti non amano la trattativa e nemmeno quelli che mediano con gli amici della controparte per ottenere la liberazione di un giornalista o di un operatore sociale. Essi desiderano abbattere quella frontiera invisibile fra chi ancora spera di arginare la violenza e chi, invece, ritiene di averne estremo bisogno per affermarsi.

Ma la lotta per la quale la Sgrena si è sentita presa di mira era una lotta che riguarda in modo più recondito ma non meno pericoloso quelli che secondo gli integralisti dovrebbero stare dalla loro parte senza discussioni.

I servizi italiani hanno operato lealmente ed unitariamente secondo la volontà del governo e del popolo italiano per evitare una frattura interna, per liberare Giuliana Sgrena e quindi indirettamente, secondo lo spirito del buonsenso italiano, per poter dire no ai bombardamenti su Falluja ed alle torture tipo Abu Graib.

Ecco perché, se di segnale si è trattato, è un segnale che rende onore a Nicola Calipari caduto sul fronte segreto ed a tutti quelli che intendono mantenere la sua coerenza.

Forse l’auto con la prigioniera liberata va a 100 all’ora o forse a 50 all’ora. Comunque si muove … si… eppur si muove. Grazie dunque. E’ il momento della cautela ma anche della determinazione.

Onore a chi si muove per la dignità umana sia che appartenga alle forze armate, alle forze dell’ordine o alle forze di pace, ovverosia anche ai nostri ragazzi e membri della società civile che non meno dei servizi e dei militari si trovano sul fronte.

Commozione quindi anche per Luis Eduardo ed alla sua famiglia massacrata da ignoti, forse da militari colombiani fuorilegge, nella comunità di pace di S. Josè de Apartadò.

Vogliamo i nomi degli assassini in entrambi i casi ma siamo disposti a riconoscere l’integrità delle istituzioni di appartenenza se li processeranno. Siamo disposti a riconoscere il valore della democrazia USA se saprà fermare e non alimentare i fondamentalisti.

Dato che le istituzioni americane hanno ripercussioni anche per la nostra vita noi abbiamo diritto e il dovere di chiedere una correzione di rotta.

Le istituzioni anche quelle americane e colombiane non potranno essere viste allora come nemiche che coprono gli integralisti ma come strutture sociali dove gli equilibri vanno trasformati con la intelligenza e con il cuore.