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Contributi teorici - Editoriale Gennaio 2004 - 2° parte

  

Prevenzione dei conflitti violenti: quale contributo italiano ai grandi appuntamenti europei di fine marzo?

Quando Kofi Annan, nel Giugno 2001, pubblicò il suo rapporto sulla prevenzione dei conflitti armati, in pochi pensavano che la sua raccomandazione n.27 - organizzare una conferenza mondiale che chiarisse il contributo che le organizzazioni della società civile possono dare in partenariato con l'ONU in questo campo - avesse un tale seguito, specialmente in Europa.

Delle conferenze diverse conferenze regionali che in questo 2004 prepareranno l'agenda della grande conferenza del 2005, quella europea, che si svolgerà a Dublino a fine marzo, ha assunto un rilievo particolare.

La Presidenza di turno dell'Unione Europea ha, infatti, deciso di farne il luogo dove la UE si confronterà con la società civile per decidere il futuro piano d'azione europeo per la prevenzione dei conflitti violenti, che dovrà poi essere approvato dagli altri stati membri.

Anche in vista di questo appuntamento strategico, la rete europea dei corpi civili di pace (European Network of Civil Peace Services) e quella aderente alla forza nonviolenta di pace mondiale (Nonviolent Peaceforce) si incontreranno in Scozia dal 26 al 30 marzo per costruire un proprio piano d'azione che valorizzi le esperienze di "servizio civile di pace" delle diverse realtà nazionali e internazionali.

L'Associazione per la Pace e il CSDC saranno presenti, per portare a livello europeo, e in prospettiva mondiale, l'esperienza e la ricerca che il movimento italiano per la pace ha saputo produrre in questi anni sulle possibilità di costruire nuovi strumenti non armati per la gestione delle crisi, come i corpi civili di pace (CCP).

Scrivendo agli indirizzi roma@pacedifesa.org  e arossi@nonviolentpeaceforce .org le associazioni e gli individui italiani impegnati per la pace possono contribuire alle proposte che CSDC e Associazione per la Pace porteranno in Scozia e a Dublino.

Per saperne di più: www.pacedifesa.org , www.nonviolentpeaceforce.org , www.encps.org , www.confict-prevention.net .

 

Gli ultimi sviluppi del dibattito in Europa sulla costruzione dei processi di pace in aree di conflitto.

Il 21 gennaio scorso il Parlamento Europeo ha ospitato il Forum Interagenzie sulla prevenzione dei conflitti:

 

Il Forum Interagenzie (IAF) è un iniziativa dell’ONG Search For Common Ground (SFCG www.sfcg.org ), realizzata per la prima volta nel 2000, con lo scopo di mettere assieme i principali decisori e opinion makers delle istituzioni Europee, la comunità delle Ong, accademici e esponenti delle Organizzazioni internazionali al fine di promuovere metodi innovativi e costruttivi per la prevenzione e risoluzione dei conflitti internazionali. All’inizio di ogni presidenza di turno dell’Ue (ogni sei mesi) viene così organizzata insieme ad EPLO una riunione aperta sulla politica dell’Unione europea riguardo ai conflitti internazionali.

All’ultimo incontro, svoltosi il 21 gennaio scorso presso il Parlamento europeo, erano presenti una cinquantina di persone, la stragrande maggioranza esponenti di Ong ma anche funzionari della commissione, del consiglio, di governi degli stati membri e delle Nazioni Unite.

Si è trattato di una riunione non verbalizzata, il che ha permesso uno scambio di opinioni aperto fra i partecipanti.

La riunione è stata presieduta da Barbara Seiller di EPLO e Laura Devis di SFCG, sono interveuti Joost Lagendijk, deputato al Parlamento europeo e padrone di casa e Sonia McGuiness, rappresentante irlandese nel CiviCom (Comitato del Consiglio dell’Ue sugli aspetti civili delle crisi).

Dopo gli interventi introduttivi è seguita la presentazione dell’ultimo policy paper di Saferworld e International Alert dedicato alle priorità per le prossime presidenze di turno dell’UE (irlandese e olandese).

Qui di seguito il resoconto complessivo degli interventi, seguito dal dibattito aperto del quale riportiamo gli aspetti più significativi.

 

Da più parti si è sottolineato come i progressi che ci si aspettava dall’Ue nella prevenzione dei conflitti violenti non sono stati realizzati che parzialmente e quanto resta da fare procede con troppa lentezza, tanto che la proposta degli CCP, oggetto di un recente studio di fattibilità del PE, è percepita quasi come troppo avanzata, nonostante sia sul tavolo delle istituzioni oramai da quasi 10 anni.

I rappresentanti delle istituzioni hanno comunque ribadito l’utilità di un confronto con la società civile e appare oramai quasi unanimemente condivisa (almeno fra i rappresentanti istituzionali che si sono espressi) la necessità di un approccio olistico alla prevenzione dei conflitti violenti nel senso che essa deve includere fattori "…militari, politici, economici, umanitari e di tutela dei diritti umani", ancora una volta però non si è andati oltre l’analisi, proponendo, ad esempio, una partnership multifunzionale con le Ong.

Le priorità per la presidenza irlandese saranno soprattutto l’early warning e l’azione rapida oltre che la ricerca della necessaria volontà politica per, mentre si è rinviata alla Conferenza di Dublino - organizzata dalla Presidenza di turno e le Ong irlandesi nella capitale d’Irlanda per il 31 marzo – 2 aprile prossimi - il primo confronto fra CivCom e esperti della cooperazione allo sviluppo.

Fra gli elementi più interessanti del policy paper presentato da Linsday Alexander di International Alert, vi è il rilievo dell’accesso troppo limitato e difficile ai fondi per le organizzazioni di cooperazione allo sviluppo che si occupano di prevenzione dei conflitti violenti e le conseguenti raccomandazioni di creare dei coordinatori della società civile nelle Delegazioni della Commissione (responsabili della facilitazione del dialogo tra società civile, UE e governi degli stati membri), di sviluppare una mappatura delle organizzazioni della società civile nei paesi in conflitto sotto la guida delle delegazioni, di riconoscere il ruolo della società civile nel dialogo politico formale e, infine, di garantire un meccanismo di finanziamento più flessibile, chiaro e trasparente al fine di rimuovere gli ostacoli esistenti all’uso dell’aiuto allo sviluppo per le attività di prevenzione dei conflitti della società civile. Il documento sottolinea poi lo sbilanciamento fra gestione militare e civile delle crisi dell’UE, la mancanza di un approccio multilivello (multitrack approach) che oltre all’intervento militare garantisca un pari impegno a sostegno dei processi politici e civili locali di costruzione della pace, lo sviluppo di programmi di formazione per lo staff delle Delegazioni e della Commissione per assicurare che l’analisi dei conflitti sia realizzata sia prima che durante il processo di pianificazione politica.

 

Le principali questioni emerse dalla discussione sono state:

· Il non adempimento degli stati membri all’impegno preso al Consiglio Europeo di Gotheborg di sviluppare dei piani d’azione nazionali per la prevenzione dei conflitti violenti e la conseguente necessità che la prevenzione dei conflitti rimanga un tema sull’agenda della politica estera dell’Ue;

· La necessità di andare oltre le dichiarazioni di principio e definire strumenti concreti per inserire la prevenzione dei conflitti violenti, come questione trasversale, in tutte le politiche dell’Unione Europea, esplorando le eventuali difficoltà tecniche che la traduzione concreta di queste politiche potrebbero presentare (come ad es. l’inserimento degli strumenti già esistenti, come gli interventi di riforma del settore della sicurezza in paesi post-conflitto o gli interventi di smobilitazione, disarmo e reintegro dei combattenti nei parametri di misurazione ODA dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico);

· Data la mancata approvazione del trattato costituzionale resta attuale il bisogno di un coordinamento inter-istituzionale più efficace, ed efficiente fra politiche, organismi e comitati interni dell’Ue. In particolare, il processo decisionale a 15 si complicherà ancor di più quando il numero di paesi membri salirà a 25 in maggio;

 

· L’Alto rappresentante per la politica estera (J. Solana) starebbe inoltre lavorando al progetto di una Cellula di pianificazione per le operazioni PESD, che pone dei seri problemi in quanto entrambe le opzioni sul suo tavolo, affidare le operazioni civili di gestione delle crisi agli organismi militari oppure affidarle ad una cellula congiunta civile-militare, prevedono un diretto coinvolgimento dei militari anche nelle operazioni di gestione civile delle crisi come i programmi di ricostruzione dell’amministrazione statuale o dei sistemi giudiziari o ancora di supporto alle società civili in zone di conflitto, per i quali una gestione militare non sembra assolutamente necessaria.

 

· Sul parternariato con le Nazioni Unite è stata sottolineata la necessità per l’Ue di trarre pieno insegnamento dall’esperienza, dagli studi e dalle indicazioni dell’Onu e delle sue diverse agenzie per concentrare così le risorse sull’azione concreta, politica e sul terreno.

 

· Quanto alla necessità di rafforzare gli strumenti di gestione civile delle crisi - sul piano delle dichiarazioni condivisa da tutti - pare che il prossimo passo istituzionale sarà limitato alla fusione delle quattro aree individuate dal Consiglio europeo di Feira (nel settore della polizia, dell’amministrazione civile, della protezione civile e dello stato di diritto) in un unico pacchetto. In fine, ha suscitato l’interesse di tutti, la proposta di EPLO per la creazione di un’Agenzia Europea per il Peacebuilding, alla cui preparazione il CSDC ha partecipato attivamente, che verrà ufficializzata e presentata a Bruxelles presso il Parlamento Europeo il 2 marzo prossimo.

 

 

Alla luce di tutto questo appare sempre più urgente la necessità, per le organizzazioni che si occupano della ricerca di alternative nonviolente alla gestione dei conflitti, di lavorare per far comprendere alla politica, alle istituzioni ma anche al resto del mondo nongovernativo la necessità di integrare il punto di vista focalizzato sulla prevenzione attuata attraverso gli strumenti tradizionali della cooperazione, aiuto umanitario e promozione dei diritti umani e della democrazia, con uno che includa anche il settore specifico del "lavoro per la costruzione dei processi di pace" attraverso la diffusione di una cultura della trasformazione nonviolenta dei conflitti.

Considerando infine la previsione costituzionale di un’Agenzia per gli armamenti, non contemperata da un’Agenzia sul Peacebuilding e la costruzione della pace, la scarsa considerazione in cui è stata tenuta fin’ora la proposta dei CCP, tanto che anche chi nel PE la ha tradizionalmente sostenuta sembra oggi dovere cedere alla disillusione e accettare l’idea che è troppo avanzata per l’attuale agenda politica, sono tutti segnali che l’idea di uno spazio legittimo per un intervento civile nella gestione dei conflitti con pari dignità rispetto al militare, non è ancora matura nelle istituzioni europee, almeno di quelle dotate di sufficiente potere decisionale per realizzarla. Ma ancor meno sembra esserlo nelle istituzioni nazionali, il cui peso è determinante per le decisioni prese anche a livello europeo dato l’attuale sbilanciamento di potere verso gli organismi intergovernativi come il Consiglio.

La lezione che possiamo trarre è allora ancora una volta quella della necessità di fare rete, in Italia ed in Europa, e di coordinarsi al meglio per non sprecare risorse ed occasioni e continuare a fare pressione per promuovere nonviolento "pragmatico" che sappia elaborare proposte alternative concrete in grado di raccogliere consenso anche all’esterno della nostra rete. Il progetto dell’Agenzia Europea per il Peacebuilding, del quale vi daremo conto nel prossimo numero di Pacedifesa, la partecipazione alle Conferenze di Dunblane (Scozia) e Dublino nel marzo ed aprile prossimi, vanno proprio in questa direzione.

 

 

Il 26 e 27 gennaio scorso il Consiglio dei ministri degli affari esteri si è riunito a Brussels. Queste le decisioni più significative:

 

Adozione delle:

Conclusioni sulla prevenzione dei conflitti

Conclusioni sulla implementazione della Strategia Europea di Sicurezza

Conclusioni sulla prevenzione, gestione e risoluzione dei conflitti in Africa.

 

Scaricabili alla pagina web:

http://ue.eu.int/newsroom/newmain.asp?LANG=1 

 

Altre notizie in breve:

 

A Marzo verranno indicati i nomi dei dieci Commissari dei nuovi paesi membri che dovranno dividere il portafoglio con quello dei Commissari attuali, dal 13 al 16 aprile verranno ascoltati dal Parlamento Europeo. Dal primo maggio inizieranno a lavorare per un periodo transitorio di sei mesi, fino all’incarico della nuova Commissione, che avverrà il primo novembre, dopo le elezioni del PE di giugno.

 

per informazioni scrivete a Matteo Menin: matt@gmx.it  o a roma@pacedifesa.org