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Contributi teorici - Editoriale Gennaio 2004

  
Di Matteo Menin

Europa in cerca di sicurezza…

Gli ingranaggi europei girano per la pace?
Nonostante il 12 e 13 dicembre scorso la Conferenza intergovernativa (CIG) si sia conclusa con la mancata approvazione del trattato costituzionale, sono stati compiuti significativi passi avanti nella creazione di una Politica di sicurezza e di difesa.
Nonostante questo fallimento annunciato,
il lavoro delle Istituzioni europee è andato comunque avanti perché ingranaggi così grandi e complicati, una volta messi in moto, difficilmente si fermano.
Anche il mondo della
società civile, però, che è sempre più diverso, ricco, visibile e fremente non si è fermato. Questo mondo, che qui a Bruxelles è sempre meglio organizzato, prosegue per la propria strada di ricerca, riflessione, proposta, azione parallela e complementare a quella della politica ufficiale. Ed anche questi ingranaggi, spinti da forti passioni ideali, difficilmente si fermano.
Di tanto in tanto, però, i due meccanismi paiono fondersi, le due strade incontrarsi, in convegni, riunioni di esperti, incontri in campo neutro, progetti e azioni sul terreno; ma mai, o quasi, la strada percorsa alla fine è la stessa.
Di rado questi due ingranaggi della sessa grande costruzione sociale che è l’Europa, le istituzioni e la società civile, girano nello stesso senso, nella stessa direzione.
E’ anche questo, forse, il senso del fallimento della CIG. Si è voluto dar vita ad un meccanismo nuovo di revisione dei trattati che coinvolgesse l’opinione pubblica – la Convenzione ed un forum virtuale - ma non lo si è potuto o voluto sfruttare sino in fondo, così la decisione finale è tornata ai governanti scontrandosi con logiche di separazione e non di comunanza di destini. Tradendo, a mio avviso, lo spirito originario del progetto di pace europeo.

Se ad esempio consideriamo la Strategia Europea per la Sicurezza, che i Capi di Stato e di Governo hanno invece approvato il 12 e 13 dicembre scorso, vediamo che sebbene vi sia un’analisi chiara e completa delle principali fonti di insicurezza, che fa propria almeno in parte l’idea di una sicurezza multidimensionale - si afferma ad esempio che "il terrorismo nasce da cause complesse…pressione della modernizzazione, crisi sociali, culturali e politiche, alienazione dei giovani…", che è "necessario pensare globalmente ed agire localmente", che "nessuna delle nuove minacce alla sicurezza è puramente militare né può essere affrontata esclusivamente con mezzi militari", che fra le nuove minacce che incombono su di noi vi sono povertà, malattie, fallimenti dell’economia e di apparati di governo, indipendentemente dalla distanza geografica che ci separa da essi; per fare solo alcuni esempi. Le risposte date, però, non appaiono sufficientemente coerenti con quest’analisi.
Si afferma, infatti, che è necessario sviluppare operazioni che coinvolgano capacità militari e civili, ma le capacità civili di intervento nelle crisi vengono identificate esclusivamente con quelle di tipo istituzionale (governative e intergovernative); si ribadisce la necessità di un’Agenzia europea degli armamenti, ma non si dice nulla riguardo ad una possibile Agenzia europea per il peacebuilding ed al progetto dei Corpi civili di pace europei (progetto più volte sostenuto dallo stesso PE). Nonostante si affermi che il conflitto Arabo/Israeliano è una priorità e che è necessario continuare a cooperare con i paesi del Mediterraneo ed in generale con il mondo arabo, nessuno strumento operativo viene indicato. E poiché in quest’area del mondo l’uso di strumenti militari è, per ora, bandito; è evidente che - al di la delle enunciazioni di principio - non vi è una presa in considerazione seria del possibile uso di strumenti civili come principale mezzo per il perseguimento di una politica di sicurezza condivisa nell’area.
Se si dice che la sicurezza può essere potenziata attraverso regimi di controllo delle armi e di confidence building e subito dopo si afferma che la qualità della società internazionale dipende dalla qualità dei governi che ne sono il fondamento, si dimentica che la costruzione della fiducia non passa solo per i rapporti fra governi ma deve coinvolgere tutta la società ai diversi livelli di aggregazione sociale e quindi il lavoro che molte Ong fanno per ricostruire la fiducia dal basso. In fine, si prende seriamente in considerazione la minaccia del terrorismo, riconoscendo ad Al Qaeda un ruolo distruttivo in questa società internazionale "di governi", ma non si riconosce però un ruolo costruttivo alle organizzazioni di una società civile che è oramai organizzata ed opera a livello mondiale.
Tuttavia, dopo avere letto l’intervento di Catriona Gourlai di ISIS e di Paul Eavis di International Alert - apparsi sul numero del 4 dicembre del settimanale European-Voice – dove si spiega ancora una volta come sia più che mai necessario un maggiore investimento nella creazione di capacità civili di intervento nei conflitti e che il mezzo più efficace per la selezione, la formazione ed il potenziamento di queste è senz’altro la creazione di un’Agenzia Europea per il Peacebuilding (EPA). Che permetterebbe, fra l’altro, di sfruttare efficacemente l’esperienza delle numerosissime organizzazioni non governative europee che già operano nelle zone di crisi e conflitto. E poi l’intervento di Robert Cooper (Direttore Generale per gli affari esteri del Segretarito del Consiglio dell’UE) - apparso sul numero dell’11 dicembre dello stesso settimanale – in cui si afferma che il miglior modo per combattere il terrorismo non è la guerra ma la pace, che l’eliminazione della povertà e dell’ingiustizia se non eliminerà il terrorismo rimuoverà un po’ del terreno in cui esso fiorisce, che i conflitti irrisolti sono fonte di insicurezza per tutti noi, indipendentemente da dove viviamo e che la forza è efficace nel sbarazzarsi del vecchio ma non può costruire il nuovo. Mi sorge spontaneo l’interrogativo: ma questi due mondi si incontreranno mai? Questi ingranaggi distinti del progetto europeo si muoveranno mai in sincronia? A Ben leggere i due interventi ed i presupposti da cui parte la Strategia Europea, parrebbe che le condizioni oggettive ci siano, e che quindi a mancare siano il coraggio e la volontà politica dei nostri governanti.
Se però l’azione e le iniziative che molte organizzazioni stanno realizzando per influenzare l’approvazione del trattato costituzionale - come fa EPLO nel promuovere gli ECPC e l’EPA, o la stessa
Conferenza di Dublino - porteranno ai risultati sperati. Se cioè verrà riconosciuto nella futura Costituzione - con pari dignità e risorse proporzionali rispetto al militare - il ruolo che le centinaia di organismi civili non governativi svolgono nel garantire la nostra sicurezza promovendo anche quella altrui; vorrà dire che un cammino comune è forse cominciato e che gli ingranaggi che iniziano a muoversi in sincronia, potranno forse ridare speranza ad un’Europa che ha bisogno di nuove idee, capacità e soprattutto coraggio per realizzarle insieme.

L’Azione Istituzionale…

Le ultime decisioni dei ministri europei: "Verso una Politica Europea di Sicurezza molto militare e poco civile?"
Il Consiglio dei Ministri degli Affari Esteri che si è riunito l’8 e 9 dicembre a Bruxelles ha riaffermato l’impegno dell’UE a fare del multilateralismo un elemento centrale dell’azione esterna. Centrale dovrebbe essere il ruolo delle Nazioni Unite, alla cui riforma i Ministri hanno affermato di volere contribuire attivamente… a nome dell’Unione.
Qualche giorno dopo, il 12 e 13 dicembre, i Capi di Stato e di Governo riuniti in sede di Consiglio Europeo, non hanno raggiunto alcun accordo sulla futura Costituzione. Sarà ora la nuova presidenza irlandese a vagliare quali progressi sono possibili e a riferire a marzo, non è sicuro che si arriverà ad un accordo entro giugno e, per ora, non è in programma una nuova Conferenza Intergovernativa.
I rappresentanti dei governi hanno poi approvato una nuova versione della Strategia Europea di Sicurezza - documento che illustra la visione della sicurezza dell’Unione e detta le linee guida della relativa politica per i prossimi anni. La priorità sarà accordata alla lotta al terrorismo, al Medio Oriente, alla Bosnia-Erzegovina e al sostegno delle Nazioni Unite; nei prossimi mesi J. Solana (Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza) e la Commissione dovranno tradurre questi impegni in proposte concrete da presentare alla prossima riunione del Consiglio Europeo.
Nella stessa occasione è stata approvata la strategia dell’Unione Europea contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa e si è decisa la creazione di due nuovi organismi dell’UE. Una cellula composta da un numero ridotto di esperti verrà distaccata presso il quartier generale della NATO – dovrebbe assicurare il collegamento e la conclusione dei necessari accordi fra lo staff militare dell’Unione e quello Nato per futuri interventi dell’UE con l’utilizzo degli strumenti e strutture della Nato; una seconda cellula composta da esperti civili e militari dovrebbe invece contribuire alla pianificazione ed al coordinamento delle operazioni anche civili e gestire l’interconnessione fra civile e militare. Anche queste decisioni dovranno essere tradotte in proposte pratiche dall’Alto Rappresentante al più presto possibile nell’arco del 2004.

Il Fondo Europeo di Sviluppo per l’Africa finanzierà un’operazione militare di peace keeping in Burundi.
Il 4 dicembre scorso gli stati membri dell’Ue hanno deciso di approvare la proposta della Commissione per uno stanziamento di 25 milioni di € a favore delle operazioni di peace keeping dell’Unione Africana in Burundi. I fondi, provenienti da Fondo Europeo per lo Sviluppo serviranno per sostenere i costi operativi dell’operazione militare - carburanti, trasporti, formazione, spese mediche, paghe – condotta dalle forze militari di Sud Africa, Etiopia e Monzambico. 2.900 militari di cui 120 osservatori, dovrebbero vigilare sul cessate il fuoco, il disarmo, la smobilitazione e la reintegrazione civile di migliaia di combattenti per conto dell’Unione Africana. L’utilizzo di uno strumento come il Fondo per lo sviluppo - destinato normalmente alle iniziative di cooperazione civile e nongovernativa - per il finanziamento di operazioni militari, seppure di peace keeping, solleva però molti dubbi e perplessità, e pone ancora una volta la questione del come assicurare la complementarietà, ma anche la necessaria indipendenza, fra militare e civile. I ministri hanno assicurato che il denaro non potrà essere utilizzato per l’acquisto di armi e che si tratta di una misura temporanea in vista dell’individuazione di altri strumenti di bilancio. C’è da chiedersi se a questi "altri strumenti di bilancio" corrisponderanno altri, nuovi, fondi o saranno stornati da quelli già insufficienti per gli interventi delle Ong in Africa.

Cambiano il mandato e i compiti delle forze europee presenti nella repubblica di Macedonia.

I compiti delle forze europee passeranno dall’intervento militare (Operazione Concordia) teso a evitare un conflitto armato, ad una missione di polizia (Operazione Proxima) in supporto al rafforzamento ed alla riforma delle strutture di polizia. Questa nuova missione (200 esperti in materia di polizia) si colloca nel contesto più ampio del Processo di stabilizzazione e associazione che, secondo la strategia europea, dovrebbe rafforzare lo stato di diritto nella repubblica ex jugoslava di Macedonia e rendere quindi più vicine le sue possibilità di entrare a far parte, in futuro, dell’UE.

… E la società civile non sta a guardare

L’Iniziativa Pro-UNCOPAC.
Si terrà il 12 e 13 febbraio prossimi, a Berlino, un incontro sul tema "Prevenzione delle crisi e trasformazione dei conflitti – meccanismi di dialogo tra società civile, Unione Europea e Nazioni Unite" organizzato dal gruppo d’azione austro-tedesco a favore della creazione di una Commissione delle Nazioni Unite sulla Pace e la Prevenzione delle Crisi (UNCOPAC).
La Commissione Onu, che dovrebbe essere composta da esponenti di rilievo della società civile con una significativa esperienza, dovrebbe assicurare l’analisi dei conflitti potenzialmente violenti, congiuntamente con i circa 25 sistemi di allerta rapida esistenti, e fornire delle raccomandazioni sull’opportunità di intraprendere delle azioni rapide che prevedano esclusivamente delle azioni non militari. Ulteriori informazioni sono reperibili nel sito web:
www.pro-uncopac.info

Un dibattito interdisciplinare organizzato dall’Università delle Nazioni Unite
Il Wider (World Insitute for development economics research, UN university) organizzerà il 4 e 5 giugno prossimi ad Helsinki, una conferenza per ricercatori provenienti dal mondo accademico, governativo e della vasta comunità che si occupa dei temi dello sviluppo. Lo scopo dell’incontro dal titolo "Making peace work", ha lo scopo di facilitare l’interazione e lo scambio di esperienze fra economisti e altri ricercatori nell’ambito delle scienze sociali, che si occupano del problema dei conflitti e della ricostruzione post-conflitto. La scadenza per la presentazione della domanda di partecipazione è il 29 febbraio, per ulteriori dettagli si può visitare il sito:
www.wider.unu.edu 

Ed un Forum di discussione sulla prevenzione dei conflitti
Il Forum Interagenzie sulla prevenzione dei conflitti si è tenuto lo scorso 21 gennaio presso il Parlamento Europeo. Si tratta di un’iniziativa organizzata periodicamente da EPLO e ECCG con lo scopo di confrontare - anche attraverso un dibattito aperto ed informale - le priorità dei governi che si accingono a presiedere l’Unione con le idee e proposte di esponenti delle altre istituzioni europee, delle organizzazioni internazionali e delle organizzazioni non governative.
Il titolo di quest’incontro, preceduto dalla presentazione delle priorità della Presidenza Irlandese sulla prevenzione dei conflitti e da un policy paper di safer-world ed international-alert è "Linking the EU’s evolving crisis management response with longer-term conflict prevention". Il lavoro si è concentrato sul rafforzamento degli strumenti civili di gestione delle crisi e sull’impegno dell’UE nell’affrontare le cause che stanno alla radice dei conflitti.
Il Forum è stato la prima occasione per fare il punto sugli sviluppi della Politica europea di sicurezza dopo il fallimento della CIG ed una delle molte iniziative che le diverse organizzazioni realizzeranno nei prossimi mesi in tutta Europa. Una delle più significative sarà la Conferenza di Dublino del 31 marzo/2 aprile 2004. Nella capitale irlandese si sono dati appuntamento Politici, funzionari, personalità, rappresentanti di Ong, associazioni, network da tutta Europa per discutere del ruolo della società civile nella prevenzione dei conflitti armati. L’iniziativa è parte di un’azione che si realizzerà attraverso un programma integrato di due anni di ricerche dibattiti e creazione di reti che coinvolgerà il mondo intero. Il programma sarà guidato dalla "Global partnership for prevention of armed conflicts" coordinata da ECCG e nata in risposta al rapporto 2001 del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla Prevenzione dei conflitti armati (maggiori dettagli sul prossimo numero di pacedifesa).

Per informazioni sul Forum Interagenzie: anne-catherine.brassine@eccg.be  e www.eccg.be 

Ma per non fermasi solo a discutere…
E’ anche possibile agire; lo sanno bene i molti volontari e professionisti delle varie organizzazioni ed associazioni dai mille "colori" che operano in tutto il mondo. Come gli accompagnatori ecumenici inviati in Israele e Palestina dal World Council of Churches per monitorare il rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario, fare azione di dissuasione nonviolenta attraverso la loro presenza e avviare iniziative di diplomazia intermedia ed advocacy. Per far conoscere ai partecipanti le loro esperienze sul campo e discutere delle possibili implicazioni politiche per l’Unione Europea, il Quaker Council for European Affairs, ha organizzato il 6 gennaio scorso presso la Quaker House di Bruxelles un incontro dal titolo "Israel and Palesatine – ways forward for the EU".
www.quaker.org/qcea 

Per informazioni, commenti ed approfondimenti sull’azione del CSDC in Europa, potete scrivere a Matteo Menin: matt@gmx.it