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Convegni e seminari


Report del seminario del 30-31 gennaio 2004 organizzato da "Aprile" di Roma su "L’Europa tra guerra e pace" alla Casa delle Culture a Roma.

di Andrea Scognamillo

Partecipanti: Silvana Pisa, Toni Fontana, Famiano Crucianelli, Saverio Vertone, Francesco Vertone, Pierluigi Sullo, Vittorio Agnoletto, Elettra Deiana, Gianfranco Benzi, Gino Barsella, Walter Tocci, Karl Giacinti, Lalla Cappelli, Luisa Morgantini, Fabiana Bruschi, Fabio Alberti, Riccardo Troisi, Giulio Marcon.

Quale strategia può darsi il movimento per riguadagnare spazio politico in un contesto che va in tutt’altra direzione, come sta dimostrando l’andamento del voto parlamentare sulle missioni internazionali tra cui quella in Iraq;

dagli interventi dei parlamentari si è potuto ricavare solo preoccupazione per una politica istituzionale, sia italiana che europea, che va ormai speditamente nella direzione di una nuova corsa al riarmo, sul presupposto dell’acquisizione di un concetto di sicurezza basato sullo strumento e la sopraffazione militare e un modello di relazioni internazionali che ha abbandonato il multilateralismo incentrato sulla competizione sfrenata e la conflittualità; pace, giustizia, uno sviluppo che non sia oppressivo dei diritti di milioni di persone, non sembrano più bandiere e valori del centrosinistra, e nemmeno di tutta la sinistra, ma solo di una sua parte nettamente minoritaria.

La questione è come ricavare forza e spazio politico per controbattere ad un nuovo modello culturale che, incentrato sugli scivolamenti di senso dei concetti di "sicurezza" e "terrorismo", legittima e riabilita la guerra, e a un modello di relazioni fra stati incentrato sulla competizione sfrenata, la prevaricazione e la corsa agli armamenti elementi che già hanno influenzato negativamente la bozza di Costituzione Europea.

Punto di partenza è l’analisi sul mutamento della funzione degli Stati, che appaiono oggi non più soggetti regolatori degli interessi presenti nelle società, non più garanzia di un patto sociale, ma semplici agenti economici che non possono materialmente prescindere dalla corsa alle risorse naturali ed energetiche del pianeta.

Di positivo sembra diffondersi la consapevolezza che sia necessario un approccio multidimensionale che consideri la cooperazione allo sviluppo, la lotta alla povertà e lo sviluppo sostenibile come parte integrante di una complessiva politica europea di prevenzione dei conflitti, consapevolezza che può preparare e facilitare l’auspicato salto culturale e la discontinuità che, portati anche dal movimento, possono contribuire a mettere in discussione il pensiero unico del neoliberismo.

Una crisi dell’attuale modello di sviluppo, della quale la guerra è uno dei sintomi, insieme all’emergere di importanti fattori nuovi quali l’ unificazione progressiva dell’Europa, i forum di Parigi e Bombay, e di soggetti nuovi come l’Unione Africana e la Cina favoriranno uno scontro e un dibattito tra modelli culturali nel quale è necessario essere pronti a inserirsi con proposte solide.

Associazioni e ong passata la sbornia "da seconda potenza mondiale" devono recuperare una capacità politica di azione e elaborazione che partendo da obiettivi concreti e imprescindibili, come il disarmo e la diffusione di una cultura di pace, sappia anche farsi proposta politica completa. La difficoltà è esprimere questa proposta politica evitando le compromissioni e i tempi lunghi della politica, mantenendo cioè intatta la radicalità e la nettezza caratteristiche del movimento e riprendendo anche come chiave essenziale per la questione sociale nella sua interezza.

La teoria e la pratica della nonviolenza costituiscono ormai un patrimonio culturale ricchissimo di spunti e articolazioni; questa ricchezza è essenziale per il ripensamento teorico e strategico che auspichiamo; politica e istituzioni sono state spesso sorde alla ricezione di impulsi e valori, come dimostra la vicenda dei Corpi Civili di Pace, a proposito dei quali dovrebbe partire a brevissimo un progetto pilota, ma bisogna continuare a reiterare la proposta: fare un salto di qualità nell’iniziativa quotidiana, costante e permanente per introdurre quegli elementi sani, positivi di proposta politica che il pacifismo propone per un mondo diverso.