Campagne di sostegno a Nonviolent Peaceforce (2006-2015)

Nonviolent Peaceforce (NP) nasce nel dicembre 2002 a Surajkund, a sud di Nuova Delhi, in India, dove centinaia di delegati di organizzazioni della società civile di tutti i continenti si sono riuniti in una conferenza internazionale che ha portato alla fondazione ufficiale dell’organizzazione nongovernativa ed al lancio del primo progetto in Sri Lanka. Il CSDC è stato fra le organizzazioni fondatrici e membro fra i più attivi in Italia ed in Europa.

Lo scopo principale di NP è la creazione e l’invio di forze di pace internazionali di civili (costituite da gruppi di operatori di pace professionisti) nelle zone di conflitto per cooperare con le organizzazioni locali e rafforzare la loro azione di prevenzione e trasformazione della violenza.

Come opera
Gli uomini e donne di Nonviolent Peaceforce agiscono per proteggere i diritti umani, prevenire il ritorno alla violenza, favorire il dialogo e la ricerca di soluzioni pacifiche, dando così l’opportunità alle organizzazioni e alle comunità locali di operare attraverso vari approcci nonviolenti. Innanzitutto la capacitazione (empowerment), che consiste nel processo attraverso cui persone e gruppi che si trovano in una situazione di impotenza o di disparità di risorse e/o potere apprendono le modalità per mettere in discussione con metodi costruttivi, equilibri di potere sentiti come ingiusti o oppressivi. Poi attraverso la costruzione della fiducia (confidence building), che punta a creare le condizioni per la mediazione e la negoziazione e si articola, in genere, in due momenti: in una prima fase, la terza parte che media il conflitto cerca di conquistarsi “disgiuntamente” la fiducia delle parti coinvolte; in una seconda fase cercherà di ristabilire la fiducia e instaurare dialogo direttamente fra le parti. Infine, il lavoro per la trasformazione o risoluzione del conflitto (conflict transformation o resolution), modalità di gestione del conflitto (comportamenti, atteggiamenti, strategie, tattiche, ecc.) che non mirano a distruggere o ledere l’avversario, ma che al contrario cercano di soddisfare i bisogni fondamentali di tutte le parti coinvolte in maniera sostenibile nel tempo.

Ma funziona?
Il dislocamento di un gruppo di operatori di pace internazionali permette il monitoraggio del rispetto dei diritti umani da parte delle fazioni in conflitto; l’accompagnamento delle persone minacciate e la presenza internazionale in luoghi di tensione, scongiurano il pericolo di aggressioni e lo scoppio di conflitti; l’avvio di contatti fra le parti in conflitto, facilitato dagli operatori di NP, permette l’instaurarsi di un clima di fiducia e di dialogo e spesso l’inizio di un circolo virtuoso in cui sempre più soggetti vengono coinvolti nella ricerca di soluzioni negoziate e non violente.
In molti casi, poi, è stato dimostrato che la sola presenza di cittadini stranieri organizzati può attirare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, dei mass media e anche dei governi. Dimostrando che il mondo intero sta osservando, Np fa così da deterrente rendendo gli atti di violenza politicamente inaccettabili. Gli operatori di pace monitorano il corso degli eventi e disseminano le informazioni ai contatti internazionali, reti di sostenitori, mass media, personalità politiche e diplomatici e in generale all’opinione pubblica. Tutte queste azioni realizzate in loco dagli operatori di Np, dalla diplomazia internazionale e locale, oltre all’aiuto dei sostenitori, permettono, se attuate in sinergia, di portare trasformare i conflitti in modo nonviolento.

Gli operatori di NP, infine, oltre ad essere professionisti con solida esperienza rispondono ad un chiaro codice di condotta il cui rispetto permette di ridurre al minimo i rischi per il personale, evitare rischi inutili per la popolazione e rendere più efficace l’intervento.

Dove opera NP?
All’inizio del 2003 è stato avviato il primo progetto sul campo in Sri Lanka, ormai concluso. Negli ultimi anni sono stati avviati, dopo dettagliate missioni esplorative, progetti nelle Filippine, in Sud Sudan, nel Caucaso meridionale e in Myanmar.

Qual è il ruolo del CSDC in NP?
Il CSDC è stato, in quanto organizzazione membro, parte integrante di Nonviolent Peaceforce ed fra quelle più attive fin dalla fondazione di NP stessa. Il CSDC sostiene l’azione di NP in diversi modi:
– Realizzando in Italia  attività di studio e supporto all’organizzazione (analisi, diffusione dellel attività, raccolta fondi, sensibilizzazione, formazione)
– Partecipando ai principali momenti decisionali (meeting di coordinamento, assemblee internazionali)
– Contribuendo alla promozione degli strumenti di prevenzione e gestione civile dei conflitti presso le maggiori istituzioni nazionali ed internazionali (come l’Unione Europea e le Nazioni Unite).

Dal 2014, NP si è data una governance più snella che aumenta le possibilità di impatto e la rapidità delle risposte sul campo, un organo direttivo selezionato in base alle competenze (e non semplicemente dall’appartenenza alle organizzazioni membro) e una base più ampia, variegata e autonoma denominata Nonviolent Peaceforce Alliance in grado di diffondere e contribuire allo sviluppo del peacekeeping civile disarmato. Questa la scelta fatta da NP nel modificare i propri statuti.
Il nuovo Board (il consiglio di amministrazione) ora con un mandato più strategico, è composto da nomi di alto livello quale quello di Mukesh Kapila. Kapila balzò agli onori della cronaca per essere tra i primi funzionari internazionali a denunciare le violenze in Darfur quando era rappresentante Onu in Sudan (si veda il suo libro “Against a Tide of Evil“). Ma il suo percorso è molto più ricco: direttore di dipartimento “Azioni di Crisi” nell’Organizzazione Mondiale per la Sanità, Vice-Segretario Generale della Federazione delle Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, premiato dalla Regina Elisabetta per il suo lavoro internazionale.

D’altro canto, le organizzazioni della società civile di tutto il mondo, tra cui il  CSDC, non solo continuano a essere rappresentate da alcuni membri nel board di NP (di cui fa parte Alessandro Rossi, un membro storico del CSDC) e potranno proporre futuri rappresentanti, ma hanno ora l’occasione attraverso la Nonviolent Peaceforce Alliance di organizzarsi agevolmente per diffondere il peacekeeping civile presso l’opinione pubblica e le istituzioni, appoggiandosi sugli esempi delle operazioni di NP sul terreno.

Il CSDC ha contribuito attivamente alla nascita della Nonviolent Peaceforce Alliance: dalla redazione dei documenti chiave durante la recente International Assembly fino alla partecipazione ai lavori dello “Start-up team”, il primo nucleo internazionale che la facilitato la convergenza delle organizzazioni membro e la transizione verso la nuova Alleanza.
La prima riunione programmatica della Nonviolent Peaceforce Alliance si è svolta a Sarajevo il 9 giugno, durante la quale si sono gettati le basi di questo nuovo percorso. Il CSDC era rappresentato da Graziano Tullio (referente italiano NP), il quale ha portato il suo contributo di idee e proposte, anche facendo tesoro del dibattito e delle esperienze italiane.

Un momento della riunione programmatica della nuova Nonviolent Peaceforce Alliance, Sarajevo, 9 giugno 2014
Un momento della riunione programmatica della nuova Nonviolent Peaceforce Alliance, Sarajevo, 9 giugno 2014