In ricordo di Alberto L’Abate

Alberto era uno dei “Padri della Nonviolenza” nel nostro Paese.
Aveva collaborato con Capitini e Danilo Dolci, ed stato un valente “ricercatore” e studioso, Docente universitario, e anche e soprattutto un “militante”, impegnato attivamente in tante Iniziative Nonviolente in Italia e all’estero.
Ha avuto anche un ruolo importante nella promozione di molte Iniziative per la Formazione alla Nonviolenza.

Tra le sue ultime attività, la diffusione del libro di Carlo Cassola “La rivoluzione disarmista” sul disarmo nucleare, per il quale aveva preparato lo scorso anno una lunga “Riflessione” e il sostegno alla realizzazione di un Centro di documentazione sul Disarmo nella Verde Vigna di Comiso (progetto nel quale il CSDC è impegnato insieme al Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale, di Casalecchio di Reno – Bologna- promosso da Vittorio Pallotti).

Alberto ha lasciato un’Agenda piena di impegni assunti in varie parti del Paese, che insieme ai suoi preziosi insegnamenti saranno guida ai suoi discepoli e ai tanti attivisti e organizzazioni che hanno condiviso con lui un lungo percorso. Lo ricordiamo anche per la sua grande umanità e disponibilità, che lo facevano “ben volere” da chiunque lo incontrava.

Roma 21 ottobre 2017

1 Commento

  1. Il fisico pedalare di Romano Prodi è quello che forse mancava a Pietro Pinna e ad Alberto L’Abate: per aumentare la rispettiva lunghezza della rispettiva eternità. Dopo la marcia dell’81 da Copenhagen a Parigi nel mio solito raglio pur capivo che Pietro si era mosso poco arrivando a Parigi con il treno, credo. Certo, come nei miei ragli seguenti, pensavo per fortuna che ci sono le marce vere, scarpinate con più tappe e la salubrità dei pellegrinaggi di Turi, ma non dove Turi lascia pendagli nella tuta che al cospetto degli ingranaggi della catena di montaggio possono renderlo monco o dove sale su fondo scivoloso ove c’è l’alea della pioggia: senza imbrago, senza cordino di collegamento e senza moschettoni di cui un moschettone sempre agganciato: se no è bene solo il non salire. Con il medico (senza frontiere) Francesco Tullio verso Gibraltare da La Linea: il cimentarsi nel più salubre degli sport, il nuoto. Fece una nuotata di almeno un chilometro (per essere subito espulso in Marocco o in Gran Bretagna: data assenza allora di rapporti con la Spagna). Io allora non sapevo ancora nuotare (e avevo vissuto il terrore di essere ormai vicino alla morte a Ponza dato nuotavo male e solo con le pinne ed ebbi un crampo: sino alla salvezza grazie a una Signora tedesca che permise ancora vivessi). Con il Cai e con decine di corsi di nuoto cessò il mio terrore con cui i ferrovieri su un nevaio mi insegnarono storpiandomi l’alea della caduta dirompente con rottura d’ossa irreversibile: per cui nel raglio indico il non volere bere acqua di piscio e il non volermi muovere recalcitrando fino a quando non sia certo delle procedure rispettate per potermi trovare sempre in sicurezza. Così alla Ronda de la Frontiera una bambina di un membro di War Resister insegnò in questura come ogni manifestazione vada segnalata al prefetto: lo dicevano le schiene di sangue dei primi arrivati (io stavo male con diarrea e non venni manganellato a sangue). La bambina sgridò ciascuno di noi perché lo scontro con la polizia lascia anche danni irreversibili: per evitarli, in democrazia dove il monopolio di dare le botte è solo delle forze dell’ordine, ogni manifestazione va responsabilmente annunciata. Ieri ragliai ad Anna Luisa per telefono di come il sindacato stesso a parole volle non far ritrovare i lavoratori con irreversibili danni ai polmoni da polveri dando, con sacrosanti corsi obbligatori, comprendonio a ciascuno di quanto INAIL e Medicina del lavoro impongono: solo lavori con efficaci maschere con filtro costoso sempre rinnovato salvifico rispetto alla presenza di polveri: incluso quelle respirabili da mio nipote Alessio quando or ora al Liceo artistico internazionale di Carrara dovesse scalpellare il marmo. La santoreggia endemica locale, presente sul caldo sentierone esposto sopra Massa verso il mare dell’Orto botanino “Pietro Pellegrini” di Pian de la Fioba, lenisce balsamica momentaneamente la tosse con catarro ai bronchi da imporre invece con la sola prevenzione è la maschera affinchè siano sempre puliti: rifiutandosi di respirare polveri sottili se non attraverso il filtro rinnovato costosamente di adeguata certificata maschera. E così a Taranto le annuali inchieste nell’inferno degli altoforni con eternità (speranze di vita) ridottissime per chi accettava di morire prima di fatto in certi appalti umanamente mai da proporre (pessima la Chiesa che come per i lavoratori del lapideo impone pietre dei cimiteri scolpite senza maschera) che il generale partigiano Italo Pietra imponeva come descrizione dei “morituri di vite più corte” dirigendo “il giorno” letto anche dalla scuola di Barbiana di don Milani. Ogni manifestazione richiede governo. Si afferma attenzione a una politica che parte dal basso: allora abbia i piedi per terra e non lo scontro impari. Il governo deve partire eseguendo il suo programma politico avendo soppesato i dati forniti dall’Istituto nazionale di statistica, ente pubblico di ricerca che è il principale produttore di statistica ufficiale per l’Italia. Incluso l’aver sempre presente l’indice di disuguaglianza sociale formulato da chi creò l’Istat: Corrado Gini. Ricordo quando Adriana Chemello al Centro Sereno Regis andava prendendo accordi con una Banca per avere il finanziamento per stampare la traduzione dei tre volumi di Gene Sharp conosciuto per i suoi studi sulla nonviolenza e sulla disobbedienza civile “il Clausewitz della guerra nonviolenta”. Penso che in quella raccolta andrebbe come nei libri di botanica sistematica di individuazione delle piante alimurgiche, cioè edibili fatta attenzione a quelle piante che assomigliano: ma sono molto velenose. Così molti dei comportamenti collettivi di sciopero schedati da Sharp non sono affatto umanamente usabili. Per cui sarebbe stato meglio da parte di Adriana Chemello e dei traduttori evidenziarne le perplessità sino alla certa disumanità con dei simboli buoni per chi come me raglia ancora. Ciao Concetto Valente

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