Il difficile cammino della Colombia verso la pace

Claudia Pacileo, membro del gruppo Giovani, Pace e Sicurezza del Centro Studi Difesa Civile, ha partecipato alla tavola rotonda “What peace for Colombia?”, organizzata dall’istituto Friedrich-Ebert-Stiftung nella sua sede di Bruxelles. Alla conferenza sono intervenuti Alvaro Sierra, giornalista de “El Tiempo” e advisor del Centro Nacional de Memoria e della missione delle Nazioni Unite in Colombia; José Antequera Guzmán, avvocato e attivista dei diritti umani; Rodolfo Arango, avvocato e professore di filosofia presso l’Universidad de los Andes a Bogotá.

L’accordo di pace firmato lo scorso novembre, che ha posto la parola “fine” a un conflitto durato più di 50 anni (con un bilancio di 220 000 morti, 60 000 desaparecidos e 2400 massacri), è un accordo epocale e molto ambizioso, la cui implementazione richiederà tempo e risorse. Fino a questo momento sono state consegnate 140 delle 1700 armi detenute dalle FARC e sono state portate alla luce 900 caletas (i nascondigli dell’artiglieria della guerrilla), ma la strada è ancora lunga e tortuosa. Nei prossimi 6 mesi, le FARC dovranno trasformarsi in un partito di opposizione politica e il governo dovrà approntare la riforma costituzionale, per la quale si stima siano necessari all’incirca 80-90 decreti presidenziali. L’implementazione legislativa è fondamentale per passare dal papel alla realizzazione pratica dell’accordo, ma è attualmente rallentata da alcune difficoltà strutturali dello stato colombiano. Dal successo dell’implementazione dipenderà, inoltre, il risultato delle elezioni presidenziali del prossimo anno. In un momento così cruciale per la storia colombiana, un maggiore coinvolgimento da parte della comunità internazionale (in particolar modo dell’Unione europea), soprattutto in termini di assistenza tecnica alle istituzioni del Paese, è fondamentale.

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