Conflitti e Mediazione

Conflitti e mediazione
di Emanuele Arielli e Giovanni Scotto,
Milano, Bruno Mondadori 2003

Conflitti e mediazione è il frutto di una profonda revisione effettuata dagli autori sul loro testo del 1998 I conflitti. Introduzione a una teoria generale, anch’esso edito dalla casa editrice Bruno Mondadori. Quel testo costituiva la prima introduzione organica alle teorie dei conflitti apparsa nel panorama culturale italiano. copertina Conflitti e Mediazione

Nel 2003, alcune delle lezioni degli anni novanta sembrano essere metabolizzate, in particolare l’impossibilità di gestire il conflitto semplicemente attraverso un approccio “giudiziario” e affidandosi in ultima istanza a misure coercitive. A ben vedere, gli stessi drammatici eventi internazionali di questi ultimi anni – dalla risposta bellica degli USA al terrorismo internazionale, alla nuova escalation di violenza tra Israele e Palestina – mostrano le difficoltà insormontabili di questa strada. La storia del sistema internazionale degli anni novanta è costellata di esempi che mostrano le possibilità di approcci alternativi di gestione e trasformazione dei conflitti: si pensi per tutti al caso sudafricano.

Una introduzione alle teorie dei conflitti nel 2003 non è più neppure in Italia un’opera pionieristica. Ne fanno fede la molteplicità di studi scientifici sul tema dei conflitti e della loro gestione costruttiva apparsi in italia negli ultimi anni, e l’avvio di corsi di studio e di formazione, dentro e fuori l’università, su questi temi. Di tutte queste novità il testo cerca di dare conto.

Nello specifico, il testo mantiene l’architettura di fondo del libro del 1998. La prima parte raccoglie strumenti di analisi generali, descrivendo gli elementi comuni ad ogni conflitto, presentando la categoria dei conflitti sociali latenti, e proponendo successivamente una tipologia delle modalità di azione. Capitoli di approfondimento sono dedicati al concetto di strategia e alle dinamiche dell’escalation. Chiude la prima parte un capitolo che descrive il fenomeno della fiducia.

Nella parte centrale del libro vengono approfondite le caratteristiche peculiari dei conflitti in diversi ambiti sociali nei quali essi si manifestano: a livello interpersonale, nella dimensione comunicativa (con un approfondimento sulle relazioni tra conflitto e segno); a livello sociale, come conflitti di classe e dei movimenti sociali; a livello internazionale, con il fenomeno della guerra; infine, nella dimensione del conflitto tra culture.

Gli ultimi capitoli sono dedicati ad approfondire le modalità di gestione costruttiva dei conflitti, dalla mediazione in ambito “micro” alle forme di prevenzione, gestione delle crisi, peacekeeping e peacebuilding in campo internazionale, chiudendo con un esame delle teorie e delle pratiche della nonviolenza.

Tra gli aspetti maggiormente approfonditi nel volume del 2003 rispetto all’edizione originaria vanno citati i seguenti:

– La fenomenologia della violenza nei grandi conflitti collettivi: è a partire dalla nuova natura della violenza che si possono capire i fenomeni conflittuali apparsi in diverse parti del mondo negli anni novanta, e che sfuggono a una concezione classica, “clausewitziana”, della guerra. In tali contesti il fenomeno bellico si rende autonomo, trasformandosi in un sistema sociale di tipo patologico, ma relativamente stabile (i cd. “mercati della violenza”).
– L’analisi del fenomeno conflittuale utilizzando gli strumenti della semiotica, mettendo quindi in luce i rapporti molteplici tra conflitto e segno.
– L’analisi della natura del peacekeeping e dei cosiddetti interventi militari umanitari, in particolare la guerra del Kosovo (a cui i due autori hanno dedicato nel 1999 uno studio a parte).
– La natura e le finalità del terrorismo, che viene interpretato come una particolare forma di azione più che come un fenomeno a sé stante.
– Nel campo della gestione costruttiva dei conflitti, vengono discussi approfonditamente diversi approcci della mediazione. Particolarmente interessante è la metafora dell’iceberg proposta da Diana Francis: alla base di una soluzione vantaggiosa per tutti, e non immediatamente visibili, sono la necessità di affermazione (rispetto di sé) e riconoscimento dell’altro; a partire da tali presupposti è possibile successivamente migliorare le dinamiche comunicative e innescare un processo di cooperazione.

Il libro approfondisce infine il tema della mediazione e, più in generale, della gestione costruttiva dei conflitti. Aderendo a uno dei filoni di dibattito più recenti sul tema, si adotta il punto di vista che la figura del mediatore non deve inseguire una astratta neutralità, ma deve piuttosto porsi in concreto il problema del potere e degli eventuali squilibri di potere tra le parti. Ogni processo di mediazione può soltanto innestarsi sul fondamento del reciproco riconoscimento delle esigenze profonde e della dignità di ciascuna parte coinvolta.

Il filo rosso del libro è il riconoscimento che si può pensare il conflitto soltanto se si tiene conto del suo opposto, la cooperazione. Scoprire il nucleo (potenziale) di cooperazione nelle relazioni conflittuali, disvelare che non può esserci una cooperazione “perfetta”, che cancelli ogni possibilità di conflitto, mostrare come l’intreccio tra relazioni cooperative e conflittuali possa condurrre a una varietà di possibili modi di regolazione, soluzione e trasformazione del conflitto stesso: questi alcuni degli spunti forse più interessanti del testo.

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